Dopo aver viaggiato in 6 stati degli USA, oggi saluto e mi dirigo verso il confine USA-Messico, Tijuana. Parlando francamente, ho paura. I miei amici motociclisti, Andrea e Ashlee, assieme a Liviu, mi accompagnano. Viaggiamo lungo la I-5-S dato che la I-5-N, l’autostrada, è piena di camion enormi e veloci. Faccio il visto turistico all’ufficio immigrazione messicano (USD23) e poi per la prima volta, GD muove le sue ruote su terra messicana – Baja California. Sono molto emozionata.

MESSICO BAJA CALIFORNIA - Givi Explorer
La strada panoramica da Tijuana segue la costa fino a Ensenada. La strada è buona ma devo passare tre pedaggi (USD 1 ognuno). È difficile trovare casa di chi mi ospita a Ensenada dato che le indicazioni che ho sono sbagliate. Alla ricerca della casa, salgo lungo una ripida strada asfaltata, che finisce bruscamente in un piccolo cantiere. Freno all’istante e le ruote slittano. A causa del carico che sta trasportando GD inizia a andare in retromarcia anche se ho tirato il freno a mano. Quasi faccio cadere la moto. Lentamente, faccio inversione e torno giù.

Dopo alcune difficoltà e chiedendo ad alcune persone del posto, trovo la casa di chi mi ospita. Un’altra sfida mi si presenta nel cercare di entrare nel cortile della casa, dato che i lati della strada sono rialzati. Grazie a dio ce la faccio. Chi mi ospita, Reuben e Clara, parlano inglese abbastanza bene. Nel tardo pomeriggio Clara mi porta a casa di sua madre. Andiamo con un autobus locale. È una bella esperienza per me viaggiare su un bus messicano per la prima volta in vita mia.

Il giorno successivo viaggio lungo la Pan-Am 1 Highway verso El Rosario. Non è difficile orientarsi dato che la Pan-Am 1 Highway è l’unica autostrada principale in Baja California. Ci son due occasioni in cui quasi mi scontro con un altro veicolo, non conoscendo le regole di guida qui. È buffo come ogni volta che raggiungo un incrocio, pur essendo su una strada principale sono io che mi devo fermare per far passare prima gli altri dai lati. Il secondo incidente mancato è a causa di un semaforo sfocato che non noto. C’è un’enorme differenza tra le strade e gli atteggiamenti di guida negli Stati Uniti e in Baja California. Non solo le strade qui sono strette, ma anche piene di buche in alcune parti. A volte, devo inerpicarmi su delle colline, da cui ho una vista stupenda. Dopo aver viaggiato per 250km, arrivo a El Rosario, nota anche come Baja Cactus. Questa piccola cittadina non ha ostelli economici quindi finisco a dormire al Baja Cactus Motel (USD23).

Mentre mi dirigo fori dalla città verso sud, la vista è dominata da giganteschi alberi di cactus. Non sorprende che El Rosario si chiami Baja Cactus, perché scopro dopo che da qui uno può vedere i cactus giganti fino a La Paz. È incredibile vedere quanto sono grandi i cactus lungo la strada lunga e tortuosa. Non ci sono molti veicoli lungo la strada, ma devo passare alcuni checkpoint militari. Ho sentito le storie dell’orrore delle perquisizioni e richieste di denaro a altri ‘overlander’. A essere onesta, la vista dei militari mi spaventa, specialmente quelli che mi passano sui pick-up. Mi immagino che mi fermino e chiedano soldi. Per fortuna non succede nulla.

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Mentre proseguo, la strada attraversa un vasto deserto. Il vento soffia feroce, a volte da destra e a volte da sinistra. Mi fa male il collo a forza di lottare contro il vento. Vedo la carcassa di una mucca a lato della strada. Dei gabbiani banchettano mangiando la carcassa. Scommetto che la povera bestia si è allontanata dal suo gruppo per sbaglio e non ha trovato la via di casa. È morta a causa della mancanza di acqua nel deserto. Raggiungo Guerrero Negro dopo 374km di strada, sentendomi completamente esausta. Trovo un posto dove montare la mia tenda. È difficile montarla a causa del vento ma dopo un po’ di fatica ce la faccio. Di notte, il vento diventa ancora più forte, e devo ammettere di essere spaventata. La mia tenda viene quasi spazzata via dal vento. Scommetto che il vento forte è il margine di un tornado che si sta dirigendo verso il Messico continentale in questo momento. È solo alle 2 del mattino che il vento si affievolisce e riesco a dormire.

Mi sveglio tardi il giorno dopo. Riesco a partire solo alle 11.30, direzione sud. Il mio obiettivo è Mulege, una bella cittadina costiera. Il vento è ancora forte in certi punti. A volte il vento è laterale, altre volte è in coda, che è positivo. Trovo forte lento laterale nei pressi di Santa Rosalia. La mia povera GD è spinta dal lato al centro della strada. Per fortuna la strada è deserta. Comunque la vista dei crepacci, canyon e dell’oceano pacifico è incredibile.

Arrivando a Mulege decido di trovare un altro posto in cui fermarmi. Continuo a viaggiare fino a Conception Bay. Trovo Playa Santispac, dove il mio amico Andrea mi ha detto che posso campeggiare, ma non c’è acqua fresca qui e ho davvero bisogno di una doccia. Lascio la bellissima spiaggia e cerco alloggio. Trovo Posada Concepcion, di cui mi aveva parlato un altro amico overlander, Alex Wong. Questo posto si trova in una bellissima baia e mi innamoro a prima vista, così decido di fermarmi per due notti. L’acqua verde turchese è poco profonda e cristallina. Che meraviglia!

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Dopo due giorni di riposo a Conception Bay, mi dirigo verso l’ultima città di Baja del mio viaggio – La Paz. Parto presto, dato che la distanza è tanta, 516km. È un viaggio facile, anche se la strada è tutta curve, perché la mattina non c’è vento. Viaggio veloce verso La Paz e riesco a arrivare alle 15.30. Mi dirigo subito all’ufficio della dogana per prendere il mio Permesso Temporaneo di Importazione del Veicolo (TVIP). Non ho preso questo permesso al confine di Tijuana perché non è obbligatorio viaggiando in Baja, ma lo è se si vuole guidare il proprio veicolo nel Messico continentale. L’indirizzo che mi è stato dato è sbagliato. Trovo il posto, ma non c’è l’ufficio della dogana.

A peggiorare le cose, devo attraversare 3km di spessa sabbia leggera per arrivare all’indirizzo, e atri 3km per uscire. Fa molto caldo e dover viaggiare su sabbia soffice non è affatto divertente. La difficoltà nella comunicazione è davvero frustrante. Una persona del posto mi parla in spagnolo, dicendomi di andare alla farmacia lì vicino, dove forse c’è qualcuno che parla inglese. Trovo la farmacia ma il personale non parla inglese. Comunque riusciamo a conversare usando il traduttore del telefonino. Il tipo mi aiuta a chiamare l’ufficio della dogana. Solo adesso scopro che Pichilingue (dove si trova l’ufficio doganale) non è in Pichilingue Street come mi era stato detto ma al molo. Non è più orario d’ufficio quindi non posso fare più niente. Chiedo alla gente del posto se c’è un albergo economico e mi dicono di andare al Bahia Dorada Hotel, dove spendo 400 pesos (US$26). È già buio e non ho le forze per trovare un altro posto più economico.

L’ansia per ciò che mi aspetta nel Messico continentale, e la preoccupazione di non aver ancora ottenuto il mio permesso e il biglietto del traghetto non mi fanno dormire bene. Credo di pensare troppo. Alle 10 vado in banca a ritirare dei soldi. Al contrario di Baja dove accettano dollari negli alberghi, stazioni di benzina e negozi, nel Messico continentale accettano solo pesos. Ritiro 5500 Pesos, ma il bancomat mi da solo 5300 Pesos. Controllando il mio conto in seguito, vedo che ho perso 100 RM per quest’operazione. Non capisco perché, se è il costo dell’operazione o altro, ma una tassa di 100 RM per una transazione è troppo. Per le 12 sono a Pichilingue, più o meno a 25km da La Paz. Avvicinandomi al molo, noto che il mio GPS sta traballando. Improvvisamente il porta-navigatore si rompe.

Grazie a dio riesco ad afferrarlo prima che cada. Fiuuuuu… Arrivo al molo e trovo il Banjercito (ufficio doganale). L’ufficiale doganale non parla inglese. Il permesso mi costa 60 dollari USA e devo pagare un deposito cauzionale di 400 dollari USA per la mia motocicletta. Poi mi dirigo all’edificio del traghetto per comprare il biglietto. Costa 2200 Pesos (US$147) per me e la mia moto, senza cabina. Poi faccio ispezionare la moto e devo pagare altri 77 Pesos (US$5.50) di tassa portuale. Oggi è tutto soldi, soldi, soldi. In attesa di salire sul traghetto, parlo con un tizio messicano molto simpatico. Si chiama Mario. Parla inglese molto bene. Mi offre gratis la sua cabina, dato che ha 4 cuccette e solo lui e l’assistente 18enne la occupano. Accetto la sua proposta con enorme gratitudine, dato che il mare è abbastanza mosso.

L’EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO

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