Anche se ho un visto di 5 giorni, la mia intenzione non è di rimanere a lungo in questo paese, dato che qui è tutto molto costoso. Mi dirigo verso il confine il terzo giorno. Non faccio fatica a orientarmi eccetto ad un certo punto in cui mi perdo perché la strada è chiusa per lavori. Dopo aver vagato in cerchio e chiesto a della gente del posto, riesco a trovare la strada giusta. Devo attraversare un ponte sopra il fiume Amu Darya e devo pagare USD18 per il pedaggio del ponte e dell’autostrada (non ho visto autostrade, solo strade, neanche molto buone). Uscire dal Turkmenistan è facile e mi ci vogliono solo 30 minuti. Invece ci metto molto ad entrare in Uzbekistan. La funzionaria, che parla un inglese discreto, mi fa portare TUTTE le mie cose nell’ufficio della dogana, invece di controllarle sulla moto. Fa caldo e sto digiunando ma devo fare una serie di viaggi per trasportare dentro tutte le cose perché siano controllate e scannerizzate. Ci metto circa un’ora e un quarto e poi posso ripartire.

Faccio la M37 verso la vecchia città di Bukhara. Ho il sorriso stampato in faccia mentre rifaccio la strada familiare per arrivare a Rustam Zuhra Guesthouse. Lo stesso posto dove ero stata durante il mio Stan’s Ride del 2013. Fa molto caldo quindi non vado da nessuna parte. Ho già visto le attrazioni principali quindi decido di riposare fino all’ora dell’iftar. I proprietari della guesthouse si ricordano ancora di me e mi chiedono di unirsi a loro per il Sahur domani mattina presto, gratis.

Prima di andare a letto, Michael e Sarah, due centauri svizzeri che ho incontrato oggi al confine, mi aiutano a riparare il Monorack piegato. La staffa è troppo dura e resistente per essere piegata a mano. Dopo aver discusso un po’, decidiamo di apportare delle modifiche. Rimpiazziamo con viti più lunghe quelle che collegano la piastra alla staffa e infiliamo sotto la piastra dei pezzi di metallo per sollevare la top case. Non arriva a livello, ma per ora va bene così. Grazie mille Michael e Sarah per il vostro aiuto.

 

La mattina seguente mi dirigo verso Samarcanda. In teoria dovrei fare la M37, la strada più breve, per tutto il tragitto, invece il mio GPS mi fa fare la strada lunga via A380 fino a Quarshi, poi M39 via Shahrisabz. Chiedo a uno del posto com’è la strada e mi dice che è buona. Beh, lo è solo per pochi chilometri, poi diventa così così. Non posso andare veloce dato che ci sono molte capre e pecore per strada. Almeno la vista dopo Qarshi è interessante con delle belle colline. Fa di nuovo molto caldo e sono stanchissima per i 430km fatti. In verità avevo intenzione di visitare il mausoleo dell’Imam Bukhari, che non ero riuscita a vedere nel 2013, ma sono troppo stanca per il digiuno. Vado dritta verso Bahodir Guesthouse dove ero stata nel 2013. Il proprietario si ricorda di me e ha ancora appeso il mio calendario del Stan’s Solo Ride.

 

Mi fermo al famoso Registan per fare delle foto la mattina successiva prima di dirigermi verso la capitale, Tashkent.

 

La M39 è ok eccetto alcuni tratti dissestati mentre salgo la collina a Jizzakh. Ci son dei bei panorami e vedo tanta gente vendere meloni e mele lungo la strada. Il mio GPS nuovamente perde il segnale 200km prima di Tashkent. Mi era già successo nel 2013 quindi non sono sorpresa quando succede di nuovo. C’è un po’ di vento per strada, ma al contrario del 2013 in cui avevo paura del vento, questa volta sorrido. Ho affrontato venti molto più forti, quindi ormai questo vento non mi fa effetto. Arrivo a Tashkent alle 12 e cerco di trovare l’ufficio del mio amico Dilshod, che ha un’agenzia viaggi qui. Le indicazioni che mi ha dato però non sono molto precise. Devo chiedere a un bellissimo receptionist ad un albergo di chiamarlo così mi può passare a prendere. Oltre all’agenzia viaggi uzbeca, Dilshod si occupa anche di tour su due ruote e aiuta stranieri ad ottenere il visto. Mi aveva aiutato nel 2013 quando avevo avuto problemi con il visto uzbeco dandomi una lettera d’invito (LOI). Allora non ero riuscita a incontrarlo. Questa volta mi aiuta di nuovo con il visto russo. Prepara tutti i documenti come la LOI e il voucher di viaggio russo.

 

Fatto tutto lascio l’ufficio di Dilshod e vado all’ambasciata malese. Hanno cambiato sede. È difficile da raggiungere dato che la strada è vietata alle moto. Giro in tondo e provo altre strade ma sono tutte vietate. Alla fine, vado comunque a dopo poco u poliziotto mi fischia di fermarmi. Con il mio poco russo gli spiego che voglio andare all’ambasciata malese e che tutte le strade sembrano vietate alle moto. Dopo aver controllato i miei documenti mi lascia andare senza multa. Per fortuna. Trovo facilmente l’ambasciata. È bello vedere tante face familiari come Mr Farhod, Mr Mahmud, Giulia, Naseeba e Kamola. L’ambasciatrice, sua eccellenza Dato Nor’Aini Abd. Hamid non c’è, quindi non riesco a incontrarla. Mr Farhod mi aiuta con il mio visto russo e promette di accompagnarmi all’ambasciata russa l’indomani.

Il giorno successivo faccio rapporto all’ambasciatrice, conosciuta anche come Dato Anne. Che persona dolce e disponibile. Mi invita a stare da lei mentre sistemo il visto. Anche Dato era una motociclista. Guidava una Harley Davidson Sportster 883 quando era negli Stati Uniti, quindi è molto interessata e solidale con me. Parlando con lei sento che abbiamo tante cose in comune, quindi leghiamo subito.

 

Più tardi l’autista, Mr Mahmud, porta Mr Farhod e me all’ambasciata russa. I controlli di sicurezza sono stretti. Tengo le dita incrociate dato che non sono sicura si possa fare il visto qui a Tashkent. Avevo chiesto di farlo in altri paesi e mi era stato detto che sarei dovuta tornare nel mio paese per farlo. Farhod mi aiuta, e ho una lettera dell’ambasciata malese. Sono davvero sollevata quando la signora mi dice che posso fare domanda per il visto e che sarà pronto in due giorni. Poi Mahmud mi porta all’ostello dove ho dormito la sera prima per prendere le mie cose e andare a stare nella bellissima casa di Dato Anne. Starò lì per qualche giorno fino all’Eid. Non riesco a credere alla mia fortuna. Alhamdulillah

Dopo due giorni vado all’ambasciata russa a ritirare il mio visto. Mi danno un visto di 30 giorni con ingresso singolo per USD100 (inclusa la LOI). Mi sento enormemente sollevata. Grazie a dio.

Siamo ormai alla fine del Ramadan e Dato Anne insiste perché mi fermi a celebrare con lei l’Eid. Dato che il mio visto uzbeco è in scadenza, Dato Anne si occupa di procurarmi un’estensione. Ciononostante devo uscire dall’Uzbekistan e prendere un nuovo visto ad Almaty (Kazakistan). Dato Anne si occupa di tutto per l’estensione del visto e mi paga pure il biglietto aereo di andata e ritorno per Almaty. Mi dà anche dei soldi per il rinnovo del visto. Davvero non so come ringraziare questa donna dal cuore d’oro. Non solo mi da una mano, mi mette pure in contatto con Madam Norliza, la direttrice di Tourism Malaysia ad Almaty. Sto a casa sua per tre notti. Madame Norliza mi porta allo stadio Medeu (il posto che non ero riuscita a vedere nel lontano 2013) e il centro artigianale di Arbak. Ad Almaty riesco anche ad avere un assaggio di Kentucky Fried Chicken per la prima volta da quasi un anno, Che buono!

 

Non è facile quanto pensavo ottenere l’estensione del visto Uzbeko, anche se Dato Anne è andata personalmente al Ministero degli Esteri Uzbeko a Tashkent e ha parlato con il funzionario responsabile. Mi è stato detto di prendere il visto all’ambasciata uzbeka ad Almaty oggi. Vado lì alle 10 e devo fare la fila per ore prima di entrare. Il console mi dice che la mia richiesta non è inserita nel loro sistema. Mi chiedono di ritornare alle 2. Quando torno succede la stessa cosa. Dopo due ore di fila, mi dicono che la mia richiesta ancora non è nel sistema. Informo Dato Anne che si dirige subito di nuovo al Ministero degli Esteri Uzbeko. Riesce a trovare un altro funzionario che risolve il problema (è il giorno libero del funzionario con cui aveva parlato il giorno prima). Dopo aver ricevuto la telefonata del funzionario di Tashkent, il console ad Almaty mi chiede di andare in banca per pagare il visto espresso (USD75) prima della chiusura della banca. Torno all’ambasciata e ancora non riesco ad ottenere il visto dato che ancora non sono inserita nel loro sistema. Sono tesa. In un modo o nell’altro devo riuscire a ottenere il visto oggi perché il mio volo di ritorno per Tashkent è per domani, il giorno dell’Eid per il Kazakistan (celebrano l’Eid un giorno prima della maggior parte degli altri paesi Musulmani). Sto iniziando a essere irrequieta e impaziente. È dalle 10 che aspetto! Infine il console mi chiama e alle 8 e un quarto ottengo il mio visto. Non so se piangere o arrabbiarmi. Davvero, non è facile trattare con i paesi del CSI. Di nuovo, sono in debito nei confronti di Dato Anne, il personale all’ambasciata malese a Tashkent, Madam Norliza, e i suoi dipendenti Aziza e Aibek per tutto il loro aiuto.

Dopo questo incubo, Madam Norliza ed io andiamo a fare le spese per preparare il cibo per il giorno dell’Eid. Altre due malesi, Chef Ina e Chef Yat si uniscono a noi. Cuciniamo piatti malesi come manzo rendang, pollo al pomodoro, riso pressato, sugo di noccioline e altre cose. Cuciniamo fin dopo mezzanotte. Siamo stanche ma felici. Lo spirito dell’Eid è nell’aria mentre Madam Norliza mette canzoni tipiche dal suo telefonino. La mattina celebriamo l’Eid. Anche se siamo solo in quattro ci sentiamo una famiglia. Devo salutarle nel pomeriggio per prendere il volo di ritorno a Tashkent.

Al contrario del Kazakistan, l’Uzbekistan festeggia l’Eid lo stesso giorno della Malesia. Questo significa che anziché non festeggiare (pensavo non avrei festeggiato l’Eid quest’anno essendo via da casa), ho la fortuna di festeggiare due volte. A casa di Dato Anne ci diamo da fare cucinando tanti buoni piatti, serviti la mattina dell’Eid. Così festeggio anche con la famiglia di Dato Anne e il personale dell’ambasciata malese a Tashkent. È davvero una celebrazione gioiosa, soprattutto per me. Mi ricordo le lacrime il giorno del Qurban, da sola nel freddo dell’Alaska, con tanto male per il mio problema a un nervo, ma qui sono circondata dalla mia gente. Certo mi mancano i miei figli a casa, ma allo stesso tempo mi piange il cuore per tutta la gentilezza che ricevo qui. Mi domando come sarei sopravvissuta a questo giorno se non avessi incontrato Dato Anne. Sarei stata in grado di tollerare la solitudine in questo giorno speciale da qualche parte nelle montagne, magari con dei cavalli selvatici o capre a farmi compagnia? Non ne ho idea. Non ne ho proprio idea…

Passo un altro paio di giorni a Tashkent e Dato Anne e la sua famiglia sono così gentili da portarmi a fare dei giri dentro e fuori Tashkent. Mi portano al monumento ai caduti, quello per il terremoto, piazza e monumento dell’indipendenza, il monumento Amir Temur, Kukeldash Medressa, Broadway e altri posti.

Il giorno dopo Dato Anne e su marito, Mr Hasdi mi portano a Chirchik e Chimgan. La vista lungo la strada è davvero meravigliosa. Fa molto caldo ma riusciamo a fare un po’ di trekking, arrampicata e passeggiata a cavallo. Dato Anne è molto attiva nonostante la sua età. Finalmente credo di aver trovato una buona compagna di viaggio, sfortunatamente è moto impegnata come ambasciatrice… Andiamo anche a Beldersay e prendiamo la seggiovia fino alla cima della montagna. La vista dall’alto è stupenda. Mi diverto tantissimo. Grazie a Dato Anne e Mr Hasdi per una bellissima giornata.

Infine, dopo aver trascorso 10 giorni in tutto a casa di Dato Anne, è ora di continuare il mio viaggio. Non è facile per me lasciare quest’anima dolce e premurosa. Dato Anne è stata veramente gentile con me. Mi ha trattato come una sorella. Mi ha coperta di affetto. Piango di fronte alla bandiera all’ambasciata! Ma il viaggio deve proseguire. Devo ancora fare 15000 km per raggiungere il mio obiettivo. Le ultime parole che mi rivolge Dato Anne sono: “devi essere forte. So che sei forte. Fai vedere al mondo che ce la puoi fare. Voglio che tu finisca questo viaggio.”

Grazie Dato Anne, Mr Hasdi e tutti voi altri. Grazie di tutto. Non mi dimenticherò mai dei bellissimi giorni trascorsi insieme.

Con un groppo al cuore, dò gas alla mia GD e parto. Vado verso il valico di confine Dostyk – Osh sulla A373 bypassando Angren, Fergana e Andijan. All’inizio il paesaggio è pieno di frutteti. Ci sono tante persone che vendono miele a lato della strada. È difficile fare rifornimento, dato che la maggior parte delle stazioni di servizio sono a secco. La GD finisce quasi senza benzina! Dopo Angren la vista si fa più interessante quando la strada corre parallela al parco di Akhangaran. Ci sono anche bellissimi dirupi.

Devo scendere dalla moto quattro volte ai posti di blocco lungo la strada per registrarmi. Il passaggio della frontiera dal lato Uzbeko è incredibilmente veloce, mi ci vogliono solo 20 minuti. In dogana non controllano neanche la mia moto – perché ho mostrato la lettera di accompagnamento dell’ambasciata malese. Invece per entrare in Kirghizistan ci metto quasi un’ora (nel 2013 ci avevo messo meno di 15 minuti), e non è più gratis come la scorsa volta. Devo pagare circa USD10 di tasse ecologiche.

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