Oggi è stata dura. Oggi è stata veramente veramente dura. È stata una delle giornate più dure per me nel mio GDR. Sono partita addirittura alle 5 di mattina e ho fatto 200km sulla strada 22 fino a Sarakhs, il confine tra Iran e Turkmenistan. All’inizio è molto divertente e la vista davvero incredibile. Sono quasi scivolata un paio di volte perché mi concentro troppo sulla vista piuttosto che sulla strada collinare, stretta e tutta curve. Ci sono tante gole incredibili sulla collina che formano dirupi (guardandole da sotto). Il mio GPS mi fa’ vedere solo la linea color magenta con la direzione per circa 35km fino al confine, dopo che aveva iniziato a funzionare male da quando ero a Teheran. Questo prova la mia teoria che il governo ha bloccato il satellite, quindi certi tipi di navigatori ne sono influenzati e disturbati.

Al contrario della mia entrata in Iran l’altro giorno, ci metto un po’ a uscire da questo paese dato che ci sono un sacco di controlli e pratiche da sbrigare. Due funzionari (uno dopo l’altro) mi chiedono di controllare tutte le mie valige (non ho capito perché devono essere controllate due volte). È davvero una perdita di tempo, poi devo aspettare all’interno dell’edificio prima di ottenere il mio timbro di uscita, il che è stata una benedizione dato che è un giorno molto caldo e sto digiunando. Poi un ultimo controllo ad un altro ufficio vicino al cancello e finalmente mi permettono di uscire. In tutto impiego un’ora per fare tutto, e grazie mille al tipo gentile che mi ha aiutata. Ci avrei messo di più altrimenti. Khoda Hafez Iran. Mi sono divertita qui, ho trovato una ‘famiglia’ e dei buoni amici. Non esiterei un secondo a tornarci per una terza volta.

Poi guido verso il Turkmenistan. Un soldato mi controlla il passaporto al ponte e poi mi indirizza verso l’ufficio immigrazione. Faccio circa 1km di sterrato verso l’ufficio immigrazione e dogana. Al contrario dei commenti negativi che avevo sentito riguardo questo paese, la mia esperienza è totalmente differente. Un militare mi da’ il benvenuto con un bel sorriso e mi chiede di sedermi dato che è pausa pranzo. Aspetto 30 minuti e poi un funzionario mi chiama per la registrazione. Poi mi dice, nella sua lingua, di fare delle cose, che capisco solo in parte. Con il mio poco russo gli chiedo di aiutarmi e lui acconsente. Mi porta in un’altra stanza. Un sacco di burocrazia da sbrigare, ma fila tutto liscio velocemente dato che ho il funzionario che felicemente mi aiuta. Devo pagare USD14 per la registrazione e USD63 per l’assicurazione. Poi devo presentare un altro modulo al funzionario doganale, vado in altro edificio per compilare altri documenti con un altro funzionario e in fine un gruppo di doganieri mi controlla velocemente i bagagli. Ridono tutto il tempo. Sono tutti molto gentili, continuano a dire “Benvenuta in Turkmenistan” e non solo, sono anche veramente dei bei uomini.

In tutto ci metto un’ora a sistemare tutto dal lato Turkmeno (meno il tempo d’attesa per la pausa pranzo). È veramente poco tempo, dato che ho sentito di ritardi di ore da altri miei amici overlander. Secondo me, a parte la mia fortuna, credo che abbia a che fare con come mi sono allenata a gestire i funzionari. È molto semplice. Prima, SORRIDI il più dolcemente che puoi quando stai trattando con loro. Non importa quanto tu sia stanca o stressata, sorridere è il primo tentativo per sciogliere il cuore della gente. Poi, prendi l’iniziativa e impara alcune semplici espressioni. Questo è un altro buon consiglio. Non importa se la tua pronuncia è sbagliata, potrebbe farli ridere parecchio e una volta che li fai ridere, li hai già conquistati.

Va tutto liscio fino a che esco dal cancello, ma ben presto inizia il viaggio infernale lungo la AH75. Da quello che avevo letto, sapevo che questo tratto della AH75 era brutto, ma ho fatto così tante strade brutte da che ho iniziato il mio GDR, quindi pensavo di aver già visto il peggio. Beh, questa è la strada peggiore che abbia mai fatto. Inizia con una strada molto dissestata che poi passa a ghiaia poi a terra con tante buche, veramente grosse e profonde, ci potrebbe fare colazione una famiglia di elefanti. Ci sono innumerevoli volte in cui non so che direzione seguire dato che tutta la strada è piena di buche, una dopo l’altra, a tratti mi muovo a 13km all’ora.

Dopo un po’, la situazione mi rende nervosa. Vado più veloce e la GD ‘vola’ sopra le buche molte volte. La GD atterra violentemente e l’impatto piega il Monorack della top case. Onestamente mi viene voglia di picchiare il bel Presidente per la sua non volontà di dare alla sua gente strade migliori, quando il paese è così ricco di petrolio e gas. È stato in grado di costruire la sua enorme statua d’oro ad Ashgabat (la capitale), ma non è in grado di dare migliori infrastrutture al suo paese!

La parte più ostica per me è la sabbia soffice che va avanti per chilometri. Non noto di preciso quanto, dato che sono disidratata a causa del digiuno. Mi sento di svenire. C’è del vento che non rinfresca dato che mi soffia semplicemente aria calda e polverosa in faccia e mi fanno male le labbra screpolate. Sono così disidratata che non ho neanche più saliva per almeno bagnarmi la gola secca. Non c’è alcun riparo. È un viaggio infernale per me. Riuscite a immaginarvi cosa sto passando? Viaggiare sotto il sole cocente dell’estate, attraversando il deserto con temperature di 50°C? Beh, questo è il deserto di Garagum, cosa ti aspetti, Anita?

Devo fermarmi parecchie volte per controllare la mia top case che si è piegata parecchio. Ogni volta la tiro su, ma dopo un po’ si piega di nuovo. Sono preoccupata che cada quindi continuo a guardarmi dietro le spalle mentre sto guidando per assicurarmi che sia ancora lì. Mi ci vogl0iono 4 ore per fare i 118km prima di arrivare alla strada asfaltata M37.

Riesco ad andare più veloce sulla M37, bypassando la bellissima città di Mary. Mi dovrei fermare per fare delle foto ma sono esausta e penso solo a raggiungere il prima possibile la casa di chi mi ospita. Finalmente, dopo aver fatto 440km in 13 ore, arrivo a destinazione, che sta tra Bayramaly e Mary. Vedo le mura vecchie della città ma sono troppo stanca per fare foto. Mi sento di morire. Begench, che mi ospita, mi dà il benvenuto e mi fa fare una doccia per rinfrescarmi. Poi faccio il mio iftar con piatti turkmeni, fatti dalla mamma di Begench dopo 17 ore di digiuno. Che fortuna…

Prima di partire, il giorno successivo, Begench mi aiuta a sistemare il Monorack piegato della top case. Spingiamo entrambi ma la staffa di metallo durissima della GIVI non si muove. Questo mi fa riflettere sull’impatto all’atterraggio della mia GD, che è stato in grado di piegare una staffa così dura. Allora proviamo a sollevare la piastra e riusciamo a spostarla di pochi millimetri. Mi devo accontentare e continuo verso Turkmenabat, che dista 260km. Sbaglio a non fare rifornimento dato che ho ancora mezzo pieno. Non sapevo che non ci sono stazioni di servizio fino a Turkmenabat. Deserto per tutto il tragitto. Devo andare molto piano e sono davvero sollevata quando riesco a raggiungere la città.


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