Attraversato il confine sono già stanca. Il sole sta tramontando e devo raggiungere casa di chi mi ospita al più presto. Ma il mio GPS decide di farmi degli scherzi e mi fa fare un giro nel bazar di Osh! Sono arrabbiatissima. Immaginatevi a dover girare in moto per le strade strette con tutta la gente che cammina. Due poliziotti mi fermano. Non sono sorpresa, dato che l’accesso al bazar è vietato alle moto. Al solito la polizia mi chiede i documenti e cerca di trovare qualcosa che non va. Sono stanca e irrequieta e il sole sta tramontando, ma devo mantenere il mio charme, sorridere e chiedere che mi lascino andare. Arrivo a destinazione alle 9 di sera dopo aver fatto 455 km. Sono esausta.

La signora che mi ospita, Firuza, non parla inglese. Il contatto mi è stato dato da sua figlia, Nura, che ho conosciuto tramite Madam Nurliza, che mi ha ospitata ad Almaty. Il figlio di Nura, Iskander, sta con sua nonna e parla inglese. Mi danno tanto cibo per cena: frutta, noci, datteri, zuppa e plov (riso tradizionale). Il plov è buonissimo.

 

Anche oggi è una giornata pesante. Vorrei andare in Tagikistan, ma non ho il visto. Tento la sorte. Sono già stata in Tagikistan, facendo la autostrada M41 Pamir fino a Dushanbe. Questa volta, senza visto se arrivo fino al passo Ak Baital andrebbe benissimo. Parto presto e faccio l’M41 via Gulcha. La strada è per il 70% ok, per il 30% non proprio. Ma la vista è mozzafiato. Quanto amo il Kirghizistan. Sono stata in più di 80 paesi, ho visto le bellezze della Patagonia, dell’Argentina, ho visto i paesaggi spettacolari della Nuova Zelanda, quelli della Turchia, ma devo dire che il Kirghizistan è il paese più bello del mondo.

 

Si fa nuvolo mentre salgo verso due passi montani, Cigircik (2389m) e Taldyk (3615m). La strada per arrivare ai passi, costruita nel 2013, ha iniziato a deteriorarsi ed è danneggiata in alcune parti a causa di frane. Devo guidare facendo molta attenzione fino al paesino di Sary Tash.

Per arrivare al confine devo fare una brutta strada più dello sterrato per circa 23 km. La vista delle verdi praterie, la cima innevata del monte Pamir, cavalli, capre e yurte mi rallegrano nonostante si stia facendo freddo.

 

Arrivata al confine, devo aspettare circa un’ora prima di uscire dal Kirghizistan. Questa è la mia seconda volta sulla strada che porta in Tagikistan. Non sono in tanti ad aver la possibilità di fare questa strada, e io l’ho fatta due volte. Sono molto emozionata. Però i 20 km di strada assurda passando per il passo Kyzyl Art (4280m) per il Tagikistan è più difficile che nel 2013. Devo passare tre guadi e c’è un vento molto forte. È dura, dato che non ho ruote da fuoristrada. Faccio quasi cadere la moto un paio di volte, ma per fortuna non cado. Che peccato che nessuno mi possa fotografare mentre compio quest’impresa. Le montagne iniziano a diventare di un colore arancio-bruno, che significa che mi sto avvicinando al confine. È bellissimo.

 

Non riesco a trattenere la gioia quando vedo il monumento alle pecore marco polo che segna il confine Kirghiso-Tagico. Sono così felice. Incredibile che sia la mia seconda volta.

Non mi fermo a lungo dato che le nuvole non promettono bene. Dopo un paio di foto, faccio di fretta gli ultimi 5 km verso ufficio immigrazione e dogana. Sembra tutto uguale a tre anni fa. Saluto i funzionari come sempre, sfoderando il mio charme. Ma sfortunatamente questa volta non mi va bene perché non ho visto e permesso. Li imploro, faccio di tutto per conquistarli. Ha sempre funzionato in passato, ma non questa volta. Mi vietano l’accesso nonostante provi a sedurli e pure a corromperli. Fa strano veder rifiutare soldi in un posto dove il denaro la fa da padrone. Deve essere successo qualcosa di recente che ha stretto la sorveglianza. Dopo aver perso mezz’ora, devo tornare indietro. Sono riuscita a fare solo 10 km in territorio Tagico questa volta. Il mio obiettivo di rifare il passo Ak Baital è fallito. Sono un po’ triste, ma va bene così. Mi ero già preparata mentalmente e psicologicamente alle conseguenze di un rifiuto.

Il ritorno è più difficile dato che inizia a piovigginare e lo sterrato si trasforma in fanghiglia in poco tempo. Dato che sto andando in discesa le ruote della GD scivolano e quasi cado. Per fortuna riesco ad arrivare a Bor Dobo sana e salva. Solo a quel punto la pioggia diventa battente e devo ripararmi al posto di frontiera per un po’.

Quando la pioggia diminuisce continuo per la mia strada e decido di arrivare fino a Osh. Mi sorprende vedere la strada asfaltata che ho fatto la mattina rotta in quattro parti a causa dell’esondazione del fiume Gulcha, causata dalla pioggia battente. C’è molto fango e ghiaia sulla strada. Non faccio foto perché sono molto stanca. Di nuovo, raggiungo Osh alle 9 di sera, totalmente esausta dopo 13 ore sulla strada coprendo quasi 500 km.

Prima di partire da Osh, Firuza e la sua amica Lilia mi portano alla montagna sacra Sulaiman-Too. Una visita a Osh non è completa senza aver visto questo sito patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO. Volevo visitare questo posto nel 2013 ma non avevo avuto tempo. È una bella scarpinata stancante dato che ci sono 42°C. Dall’alto si può vedere la città di Osh. Ci sono dei vecchi luoghi di culto e visito anche un museo in una grotta con reperti zoroastriani, appartenenti alla religione praticata prima dell’arrivo dell’Islam. E io pensavo che solo gli iraniani fossero zoroastriani.

 

Dato che si sta facendo tardi parto in fretta da Osh per andare a Arslanbob che dista 150 km. Arslanbob è famosa per la sua riserva naturale di alberi di noce. Faccio la M41 sotto il sole estivo e con una vista molto noiosa, fino a che non giro in una strada senza numero, a tratti asfaltata per circa 50 km fino alla mia destinazione. La vista è abbastanza interessante, ma devo fare dei pezzi di sterrato lungo il fiume Karaunkur. L’ultimo tratto prima del paese è abbastanza ripido.

La mattina faccio qualche km a piedi per vedere al foresta di noci. All’inizio è interessante, ma dopo un po’ mi annoio e torno indietro.

 

Mi dirigo a Karakol sulla M41. È un tragitto di 275 km su una strada dissestata ma la vista è incredibile. È molto verde e ci sono tanti dirupi e montagne grigie. Il fiume Naryn scorre velocemente lungo la strada. Vedo anche innumerevoli cascate lungo la via.

 

All’inizio decido di fare campeggio selvaggio vicino alla riserva del lago Toktogul. Ma la strada è sempre più alta del lago. Trovo una strada sterrata verso la riva ma diventa presto troppo difficile per le mie abilità off-road e per le ruote da strada della mia GD. Per di più il lago sembra vicino alla strada, ma non lo è. Trovo un’altra strada sterrata, ma mi porta a un cancello, quindi torno indietro e lascio perdere l’idea del campeggio. Trovo un motel economico fronte lago e decido di fermarmi. Per fortuna, dato che dopo un’ora che sono arrivata inizia a piovere e arriva un temporale. La pioggia prosegue tutta la notte. Non riesco a immaginarmi quanto sarebbe stato stressante se avessi scelto di campeggiare.

Andando verso Bishkek la mattina, faccio due passi montani, Ala Bell (3184m) e Too Ashu (3180m). La vista per strada è bellissima. Mi fermo un sacco di volte a fare foto. La salita per Ala Bell è facile dato che la strada è buona e la salita graduale. Purtroppo piove mentre salgo il passo e fa davvero freddo. La temperatura è di -5°. Mi fermo per fare delle foto e un video del bellissimo paesaggio. All’improvviso sento gocce di ‘sabbia’ che mi cadono in testa. Cavoli, è pioggia ghiacciata!

Appena finisco il freddo già mi sta bruciando le dita e non riesco neanche a piegarle più. Sono congelate. Fa veramente male quando devo sforzarle per dare gas. Velocemente scendo il passo verso la bellissima valle Suusamyr che è un po’ meno fredda.

 

La salita verso il passo Too Ashu, letteralmente ‘passo del cammello’, è più difficile. Questo passo fa parte della catena kirghisa Alatau dei monti Tien Shan. Sta per piovere mentre faccio il passo. La strada è dissestata e piena di buche. Il peggio sono i tornanti dove c’è molto fango secco, rocce e detriti trasportati dall’acqua portata dalla pioggia incessante di ieri. Qui in Kirghizistan frane e esondazioni di fiumi causate dalla pioggia battente capitano spesso, causando spesso la chiusura di strade. Sono fortunata che non ci sia pioggia mentre faccio il passo dato che ci sono volte in cui i camion si fermano del tutto sui tornanti quando solo una corsia è abbastanza buona per passare. Devo guidare con molta attenzione.

 

A Biskek mi ospita Nura, figlia di Firuza, che mi ha ospitato a Osh. Nura mi chiede dei miei piani in Kirghizistan e sorprendentemente si offre di accompagnarmi dato che non ha visto alcuni dei posti che intendo visitare, camminare e scalare. Il primo posto in cui andiamo è il parco nazionale Ala Archa, a circa 30km sud di Bishkek. Questo parco è molto frequentato dalla gente del posto e la vista dei fiori selvatici e pini è molto graziosa.

 

Riesco anche ad andare nella valle del Karkara, che è dal 2013 che voglio vedere. Al tempo il piano era di guidare da Almaty e entrare in Kirghizistan da questa valle. Ma allora il confine era chiuso (resta aperto pochi mesi l’anno), quindi avevo dovuto abbandonare l’idea. Sono felice di esserci riuscita questa volta. Sì, è bellissima e molto verde. È uno sterrato con alveari e gente che vende miele puro lungo la strada.

Ho intenzione di fare del trekking per vedere Ala-Kul, un lago chiuso da delle rocce nella catena montuosa Terskey Alatau. Mi sono innamorata di questo lago dopo averne vista una foto postata dal mio idolo, Zahariz. Questo lago sta ad un’altezza di circa 3560 metri. Per arrivarci, prima devo arrivare al pese di Ak-Suu e poi ad Altyn Arashan. La distanza tra questi due posti è di 14 km. Si può scegliere di prendere una Jeep (la strada è molto brutta) o un cavallo o camminare.

Nura ed io decidiamo di camminare. Passiamo un fiume molto bello e delle foreste di conifere. La camminata è facile all’inizio con delle colline dolci, ma poi il sentiero diventa roccioso. Facciamo un buon tempo, coprendo 9km in due ore e mezza. Poi inizia a piovere forte.

Il sentiero, già fangoso a causa della pioggia dei giorni precedenti, rende difficile camminare. Le nostre scarpe sono ricoperte di fango e non è facile camminare con gli zaini in questa condizione. Siamo fortunate (o forse io no) che una coppia a cavallo passando ci offre uno dei loro cavalli a pochi soldi. Sfortunatamente io e Nura dobbiamo condividere un cavallo e io devo stare dietro, senza sella. È una tortura e fa male non solo perché non sono abituata ad andare a cavallo, ma anche perché devo stare seduta sull’osso posteriore del cavallo senza nessuna imbottitura protettiva. E il sentiero è molto accidentato e ripido. A momenti piango per il dolore a cosce e sedere. Spero che il tragitto finisca presto, ma arriviamo a Altyn Arashan dopo un’ora. Cado da cavallo cercando di scendere per il dolore alle gambe e non riesco neanche a stare in piedi.

 

Fa molto freddo a Altyn Arashan ma dobbiamo partire presto dato che oggi facciamo trekking per andare a vedere il lago. Le previsioni meteo dicono che pioverà ancora nel pomeriggio e non ho idea se riusciremo a vedere il lago o meno. Essendo stata troppo a lungo sulla moto (circa 10 mesi adesso), non ho fatto nessun allenamento fisico, anzi, è da che ho iniziato GDR che non vado a correre. La camminata più lunga che ho fatto sono stati i 10 km da Station Hidroelectrica fino ad Aguas Calientes (a Machu Picchu) gennaio scorso. Apparentemente, la mancanza di forma fisica, l’età e il dolore causato dalla passeggiata a cavallo ieri mi rendono la salita molto difficile

 

È una giornata stupenda quando iniziamo a camminare. Il sentiero per il lago Ala Kol però non è molto bello. È spesso fangoso a tratti e ripido e pieno di ghiaia in altri. Ma ci sono anche colline e prati. La vista è bellissima, con conifere, cavalli, pecore e mucche. Il sentiero non è segnalato affatto e molte volte sparisce. È molto facile perdersi da queste parti. Fortunatamente incontriamo una coppia con una guida quindi li seguiamo.

La guida ci conduce per una scorciatoia dove dobbiamo attraversare un fiume tre volte. Due volte su di un tronco caduto (di sicuro non adatto se si ha paura dei ponti) e una volta dobbiamo attraversare la corrente gelata a piedi con l’acqua che ci arriva alle ginocchia. Appena immergo i piedi in acqua perdo la sensibilità per il freddo. È una vera sfida. Non molto dopo la terza attraversata il tempo da bello si fa brutto. Nuvole fitte coprono il cielo e ci inerpichiamo sotto una pioggia gelata.

 

Dopo 6 ore e mezza di salita constante sotto la pioggia gelata arriviamo a 3700m. Mancano solo 100m di salita molto ripida, circa un’ora, per raggiungere il passo montano che ci avrebbe permesso di vedere la gemma nascosta sotto, il lago Ala-Kol. Ma il tempo peggiora, con nebbia e una tormenta. In pochi secondi non mi sento più le dita. Si gela. Riparo non c’è, solo montagne, rocce, ghiaccio. Dobbiamo prendere una decisione veloce, dato che non siamo equipaggiate per queste condizioni meteo. Dobbiamo ritornare velocemente prima di congelarci. Siamo arrivate fino a qui… ma che ci possiamo fare?

Davvero tutto succede per un motivo. La coppia e la guida che stavamo seguendo sono spariti. Nura e io dobbiamo sopravvivere da sole. Rifacciamo il sentiero al contrario. Appena scendiamo di quota rispunta il sole. È sempre così, no? Appena il sangue torna a scorrere nelle dita delle mani, le punte iniziano a farmi male e a gonfiarsi come se stessero per esplodere. Sono stanca morta ma non c’è altra alternativa se non tornare a piedi ad Arashan.

 

Cerchiamo di trovare la scorciatoia che ci ha fatto fare prima la guida ma non la troviamo. Camminiamo e camminiamo e camminiamo finché non ci rendiamo conto che ci siamo perse. Pini tutto intorno, sembra tutto uguale. Sappiamo che dobbiamo attraversare più volte il fiume, ma dove sono i tre ponti? Camminiamo lungo il fiume per tanto tempo, cercando un punto per attraversarlo. I ponti fatti di alberi caduti che troviamo (non gli stessi dell’andata) sono troppo instabili e pericolosi e fa paura pensare cosa potrebbe succedere se cadessimo nel fiume. Abbiamo camminato troppo e siamo stanche. Nessun residente nelle vicinanze. Seguiamo ancora il fiume e dopo molto incontriamo un ragazzo che ci mostra un ponte “sicuro” da attraversare. È un po’ instabile, ma grazie a dio ce la facciamo entrambe dall’altra parte.

 

Poi dobbiamo fare alcuni km fino alla yurta sul sentiero ancora più fangoso per la pioggia. Dio sa come faccio a trascinare le mie gambe doloranti e il mio corpo stanco. Devo motivarmi e mi dico: “cammina, prima o poi devi arrivare.” Riusciamo a tornare alla yurta appena prima del tramonto. In tutto abbiamo fatto 20 km in 12 ore oggi (ed è una salita ripida). Nel nostro caso, il detto ‘no pain no gain’ (non c’è beneficio senza dolore) non vale per noi perché non abbiamo avuto nessun beneficio e abbiamo provato parecchio dolore.

Sotto la foto del lago Ala-Kul, che non siamo riuscite a vedere (Foto dall’archivio di Zahariz)

È frustrante non poter vedere il lago dopo tutti questi sforzi, ma è stata anche una fortuna. Se fossimo riuscite a vedere il lago, saremmo rimaste ancora più a lungo e di sicuro non saremmo riuscite a tornare a Arashan, perse nel bosco. Mi fa paura pensare a come avremmo dovuto cercare di sopravvivere di notte in montagna senza una tenda e vestiario adatto, se non avessimo raggiunto la yurta prima del buio. Avremmo potuto morire di ipotermia.

La mattina mi sveglio con dolori in tutto il corpo. Nura ed io torniamo giù ad Ak-Suu dove suo cugino Damir ci passa a prendere in machina. Facciamo la strada meridionale del lago Issyk Kul e ci accampiamo sulla riva per la notte. Di notte un temporale e il forte vento quasi ribaltano la tenda.

Al risveglio continuiamo verso Kyzyl Oi, un paese sperduto nella catena Suusamyr-Too. Ci voglio andare perché mi hanno detto che ci sarà un festival. Facciamo la A367, facendo il passo Kyz-Art (2664m). La strada in parte è cattivo asfalto, in parte sterrata. La vista lungo la strada è mozzafiato. Mi incanta il rapido fiume verde Kyz-Art.

 

Il paese di Kyzyk Oi e davvero calmo e sereno. È circondato da montagne arancio ricoperte di un’erba verde e come velluto. Si sta davvero in pace qui.

 

Il festival consiste in una serie di giochi e routine tradizionali. Io voglio vedere un gioco in particolare, chiamato Ulak Tartysh, un gioco nomade di polo con le pecore, dove una pecora morta intorno ai 25 chili viene passata da un giocatore all’altro finché non viene lanciata nella porta avversaria per fare punto. È molto emozionante vedere questo gioco dal vivo!

Dopo la partita andiamo verso il lago Song Kul, un lago alpino nel nord della provincia Naryn che sta a quota 3016m. La strada per il lago è molto brutta ma la vista spettacolare. Arriviamo dopo il tramonto e passiamo la notte in una yurta. Fa troppo freddo per campeggiare qui. Il cielo notturno è pieno di milioni di stelle. Che bella vista!

Oggi visitiamo Tash Rabat, un caravanserraglio ben conservato del 15° secolo nel distretto At Bashy. Dista 275 km e dobbiamo fare il passo Dolon (3035m). Nel 2013 la strada tra Sary Bulak e Kochkor era ancora in costruzione, ma adesso è già asfaltata. La vista è meravigliosa. Ci sono più visitatori a Tash Rabat rispetto all’ultima volta e la vista è un po’ rovinata dalla spazzatura gettata da gente irresponsabile. Ci accampiamo lungo un ruscello e ci godiamo la via lattea per un’altra notte.

 

Prima di partire per Bishkek la mattina mi metto a cercare Elizet, la signora che mi aveva ospitato nella sua yurta nel 2013. Si ricorda ancora di me. È bello incontrarla di nuovo.

 

Anche se questa è la mia seconda visita, questo paese è ancora in cima alla classifica di posti più belli che abbia mai visto. Sono felice di avere più tempo questa volta per visitare posti più remoti, esplorando nuovi posti ma anche rivisitando posti già visti. È bello ricordarsi di certi paesaggi, e urlo di gioia quando vedo dove nel 2013 avevo posato per foto durante il mio DREAM ride del 2013.

Il paesaggio non è molto cambiato rispetto al 2013. È ancora molto verde, pulito e bello. Le strade invece sono cambiate. La strada asfaltata che avevo fatto nel 2013 adesso è rotta. Quella in costruzione nel 2013 è quasi finita. Parti che erano sterrate la scorsa volta adesso stanno venendo asfaltate. Altre parti invece non sono cambiate affatto e sono ancora sterrate.

Il periodo migliore per visitare questo paese è dalla fine di maggio a metà settembre. Il meteo ha un ruolo fondamentale. Se avete fortuna e trovate sole e poche nuvole vedrete laghi blu, fiumi verdi e la via lattea (di notte). Se non siete così fortunati troverete piogge torrenziali che causeranno distruzione di strade a causa di valanghe e alluvioni. Credetemi, ho visto con i miei occhi come in poco tempo la pioggia battente faccia straripare un fiume di montagna, riversando fango e pietre in strada. Che peccato che lo stato non abbia abbastanza soldi per costruire barriere contro le valanghe né per monitorare i tratti più ripidi per prevenirle, dato che il Kirghizistan è un paese pieno di montagne.

Di ritorno a Bishkek riesco a incontrare Zahariz, la persona che mi ispirato a diventare un adv rider. Cinque anni fa è stato lui a darmi l’idea di viaggiare in moto, e il resto della mia vita è storia. Zahariz è sposato a Merim, una donna Kirghisa. Riesce a fare delle riprese di me per un breve videoclip.

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