Il viaggio di 12 ore sul traghetto Jadrolinija da Ancona (Italia) a Split (Croazia) è andato bene. Il Mare Adriatico era calmo e la traversata è stata tranquilla. Il traghetto arriva al porto di Split alle 8 di mattina. Inforco la mia moto e mi dirigo verso l’immigrazione. Il passaggio del confine fila liscio e facile. La dogana mi chiede la carta verde croata, che non ho. Quella che ho non copre i paesi balcanici. Mento dicendo che si trova nella borsa legata al sellino posteriore e che sarebbe complicato da estrarre (un metodo insegnatomi da altri amici adventure rider…ehehe). Osservando la lunga fila di veicoli dietro di me, l’agente mi fa cenno di andare. Evviva, ha funzionato! 🙂

 

La città di Split è esattamente come la vidi nel 2010. Nulla è cambiato. Guido sulla costa verso il sud del paese. Peccato che sia una giornata nuvolosa, così non posso godermi il blu del Mare Adriatico. La strada è piuttosto stretta e tortuosa e si snoda in un continuo su e giù per tutto il tragitto. Alla mia sinistra c’è la montagna e alla mia destra il mare. Per la maggior parte del tempo guido su una strada più alta ed ho il mare in basso, sotto la scogliera. Sarebbe stato molto bello se il sole non si fosse nascosto dietro le nuvole.

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Siccome questa è la mia seconda volta in Croazia e ho già coperto la maggior parte del paese in precedenza, non intendo passare la notte qui ma voglio arrivare direttamente in Bosnia. Passo il confine a Metkovic. È un confine molto piccolo e l’ufficio è una specie di casello a pedaggio. Non devo nemmeno scendere dalla moto. Tutto viene sistemato allo sportello. Ho solo dovuto consegnare all’ufficiale il mio passaporto e il documento di registrazione di GD e in meno di 10 minuti ho finito.

 

Anche per la Bosnia è la mia seconda visita. La Bosnia è un piccolo paese nei Balcani che fu governato dall’impero Ottomano dal 1463 al 1878. La mia intenzione era di attraversarlo direttamente, passando per la parte più piccola del paese e dopodiché passare il confine per il Montenegro. Cambio però idea a causa della richiesta di un viaggiatore malese che vuole incontrarmi a Mostar. Il viaggio verso Mostar va bene anche se la strada è così così. Devo attraversare dei tunnel non illuminati. È molto buio. Avvicinandomi a Mostar inizio ad avvistare il verde del fiume Neretva. Trovo senza difficoltà l’ostello prenotato tramite Airbnb.

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Menk Mahawangsa, il viaggiatore malese, arriva più o meno dopo un’ora. Menk è un famoso escursionista in Malesia, un’icona. In così giovane età ha viaggiato verso molti paesi e sono sempre stati itinerari a lungo termine. Il suo epico viaggio in solitaria fu via terra dalla Malesia al Regno Unito, fino al luogo in cui visse da bambino. Riuscì a trovare la stessa casa. È interessante sentire la sua storia. Abbiamo pranzato insieme e dopodiché abbiamo passeggiato verso il Ponte Vecchio, Stari Most. Ci sono troppi turisti ed ovunque è molto affollato.

Noto molte differenze a Mostar a confronto con 6 anni fa. Era Dicembre 2010, inverno, quando venni qui per la prima volta. La città vecchia era deserta. Forse era bassa stagione, quindi c’erano molti meno turisti al tempo. Faceva molto freddo e delle stalattiti di ghiaccio si potevano vedere penzolare dai rami degli alberi. Una parte della superficie del fiume Neretva era ghiacciata e non c’erano molti negozi di souvenir, solo alcuni lungo il quartiere del vecchio bazar, Kujundziluk.

A quel tempo sentì molto gli effetti di una città post-bellica a causa dell’immobilità e la quiete attorno a me, fui sopraffatta dalle emozioni mentre camminavo da tomba a tomba nei molti cimiteri, rattristandomi per tutti i giovani abitanti che persero la vita durante la guerra. Ma ora, la città vecchia è così vivace e popolata. Molti cafè, bar, negozi, musica a tutto volume eccetera. È un bene per l’economia, ma sento in qualche modo che si sia perso quel fascino da città post-bellica. Il museo della guerra e le moschee che una volta erano ad ingresso gratuito ora non lo sono più. Tutto ha il suo prezzo. L’unica cosa rimasta uguale è il verdissimo fiume Neretva.

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Durante la mia permanenza, sia Menk che io riusciamo a visitare le vecchie moschee e a salire per il minareto per goderci la vista della città vecchia. Dall’alto vediamo che la parte destra della città vecchia appartiene alla comunità Cristiana Croata e la parte sinistra appartiene alla comunità Mussulmana Bosniaca. Alle loro spalle hanno una storia complicata ma ora vivono in pace. Hanno imparato bene dal loro spiacevole passato.

Camminiamo anche di cimitero in cimitero. I campisanti sono la norma qui. Le conseguenze della guerra posso essere viste ovunque. Gli abitanti preservano la prova del passaggio della guerra per non dimenticare cosa accadde qui nel 1993, e durante le guerre precedenti. La Bosnia ha attraversato tre grandi guerre negli ultimi cento anni. La Prima Guerra Mondiale ai primi del ‘900, la Seconda Guerra Mondiale a metà del ‘900, e la Guerra in Bosnia ed Erzegovina nel 1993.

Dopo cinque ore di chiacchiere e passeggiate è tempo per Menk di tornare a Sarajevo. Abbiamo perso la cognizione del tempo per quanto ci siamo divertiti a parlare come se ci conoscessimo da sempre. Mi sento a mio agio con questo giovane uomo, divertente e tuttavia maturo e saggio a dispetto della sua giovane età. Immagino che il viaggiare l’abbia reso l’uomo che è, come viaggiare ha modellato me per farmi diventate quella che sono oggi. Arrivederci Menk. Buona fortuna per tutti i tuoi futuri programmi di lavoro e viaggio. Spero di rivederti un giorno.

Il giorno seguente lascio Mostar e guido verso il confine tra la Bosnia e il Montenegro. Il tragitto è divertente, con una vista piacevole, il verde fiume Neretva, pecore, qualche curva e qualche rettilineo.

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