Il passaggio dalla Nigeria al Camerun è stato, attualmente, il più duro dell’intero viaggio.
Da Yola ho raggiunto Gurin dove ho ottenuto il timbro di uscita del passaporto e del carnet, ma questo è stato un evento eccezionale per gli addetti di frontiera, perché non timbravano un carnet de passage da prima del Covid! All’immigrazione di Beka non mi hanno timbrato l’ingresso in Camerun, ma mi hanno lasciato proseguire. Dopo 100 km ho raggiunto un ponte, a Djalingo, dove ho stampato il carnet de passage con il timbro di ingresso in Camerun. Con il permesso del doganiere ho potuto montare la tenda e dormire nel villaggio, e sono stato invitato a cena come un vero Camerunense. Per andare in Camerun ho pagato un locale che mi ha aiutato a trovare la direzione giusta. Qui infatti non c’è una strada ma solo un sentiero sabbioso molto complicato, soprattutto per moto sopra i 200 kg, che attraversa la Riserva di Farò.

Dopo il difficile attraversamento nella Riserva di Faro, mi sono fatto prendere da un momento di distrazione e, proprio quando avevo raggiunto l’asfalto, ho preso in pieno un buco molto profondo. Subito dopo il colpo sordo mi sono fermato ad ispezionare la moto e ho subito notato che il cerchio posteriore era danneggiato… la gomma perdeva pressione! Grazie ai miei compressori Bosh ho gonfiato più volte la gomma posteriore con il cerchio piegato e sono riuscito per un pelo a trovare e raggiungere un albergo a Ngaoundéré (dopo 150 km di strada). All’indomani sono andato in cerca di un gommista e dopo aver provveduto a dirigere e smontare personalmente la ruota, siamo riusciti con un fabbro a raddrizzare il cerchio senza dover ricorrere alla camera d’aria.

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