TURCHIA (21 MAGGIO – 16 GIUGNO 2016)

Di mattina mi dirigo verso il confine Grecia-Turchia a Kipoi. Avvicinandomi al confine vedo tanti camion mettersi in fila a lato della strada e la fila è intorno al chilometro. Penso “Oddio, perché una fila così lunga?”, la corsia per macchine e moto pure ha una lunga fila. Mi ci vogliono 30 minuti per ottenere il mio timbro di uscita. Poi vado allo sportello successivo che è la dogana. Ma è chiuso. Ci sono 2 macchine di fronte a me, anche loro bloccate perché il cancello è chiuso. Vedo il guidatore della prima macchina parlare a un ufficiale (prima calmo, poi discutendo), ma non capisco cosa sta succedendo. Dopo 15 minuti, la coda è diventata lunga e si inizia a radunare un gruppo di gente irrequieta. A questo punto scopro che la dogana greca è in sciopero. Ops…

Aspetto pazientemente. Che altro posso fare? Per fortuna dopo un’ora la dogana Apre il cancello ma l’ufficiale non registra l’uscita della mia moto (immagino perché oggi non hanno voglia di lavorare!), anche dopo che lo richiedo. Sicuramente la mia GD finirà nella black list e non sarà mai in grado di uscire dal paese. Attraverso il fiume che separa i due paesi. Prima devo registrarmi sul lato turco al check point della polizia. Uno di loro mi chiede i documenti della moto. Poi devo andare all’ufficio immigrazione per il timbro di entrata. La terza fermata è in dogana. Chiedono di fargli vedere l’assicurazione turca per la mia moto, che non ho. Devo andare al negozio duty free lì vicino per comprarne una, che mi costa €78 per un mese. Questa è la tariffa minima. Poi mi dirigo al quarto sportello, che è un altro check point della polizia. In totale impiego 40 minuti sul lato turco.

 

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Dopo guido fino a Istanbul facendo la E84. È una giornata parecchio ventosa e stressante, dato che ho vento laterale e di testa per tutta la strada e ci sono un sacco di colline da salire e scendere. La mia piccola GD fatica a fronteggiare il vento in testa mentre salgo per le colline. Per i primi 100 km la strada non è buona, con tanti lavori in corso e molti camion sulla strada. Poi c’è un pezzo buono a due corsie ma 40km prima di Istanbul mi trovo in mezzo a traffico molto pesante. Mi muovo a zig zag tra le macchine, ma alla velocità di una lumaca. I guidatori qui non hanno nessun rispetto per i motociclisti, quindi non mi lasciano passare. È molto stancante. A 300 metri da casa di chi mi ospita la strada è chiusa dato che ci sarà una riunione delle Nazioni Unite al Grand Hyatt Hotel (che è accanto a casa loro). La riunione è il prossimo lunedì, ma la strada è chiusa da giovedì. Mi domando il perché. Vago in tondo per trovare un’altra strada ma è tutto chiuso. Come ultimo tentativo chiedo aiuto alla polizia e finalmente riesco a raggiungere la casa che mi ospiterà.

A Istanbul vengo ospitata da una bellissima coppia, Avram e Fanny. Avram è un uomo di affari turco di successo, che ha vissuto a Singapore e in Malesia negli anni 70. Fanny è indonesiana/cinese di Singapore. Mi hanno invitata a stare nell’appartamento di loro figlia che è via in vacanza. Non riesco a credere che dopo una serie di notti scomode in dormitori pieni di zanzare e pioggia mentre campeggio, entro in un appartamento elegante con pavimenti e muri in marmo, bellissimi lampadari, un bagno con doccia tipo hotel 5 stelle, una cucina equipaggiata di tutto punto e che Fanny mi ha riempito di cibo. Non solo, mi invita a mangiare tutti i giorni, e mi porta fuori in ristoranti costosi a pranzo. Sono veramente fortunata. Dopo 4 notti ad Istanbul mi sento perfettamente ricaricata.

Mentre sono ad Istanbul incontro altri Malesi gentili: Pk e suo marito. Sono amici di Avram e Fanny. Mi vengono a trovare quando scoprono che sono arrivata a Istanbul. Entrambi sono lì da più di 20 anni. Sono orgogliosi di quello che sto facendo. PK mi porta a visitare la città e mi regala dei souvenir. Dato che è la seconda volta che visito Istanbul, visitiamo solo le attrazioni gratuite e beviamo qualcosa in un ristorante nel Graand Bazaar. Voglio ringraziarli tutti per la loro ospitalità.

La voce di me e del mio viaggio in solitaria si diffonde velocemente. Vengo contattata da TRT World TV che mi dice che sono interessati in un’intervista per il notiziario nazionale. Dico di sì e passiamo 3 ore a fare le riprese.

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Mentre sono in Turchia, riesco a fare alcune cose da turista come vedere il travertino di Pamukkale. Era da tempo che volevo visitare questo posto. Sfortunatamente, quando arrivo, alcuni dei bacini sono asciutti. Solo poca acqua per rifarmi gli occhi. Comunque, rimane una vista spettacolare. Le cose bianche sul travertino sono carbonato di calcio solidificato. Per motivi di conservazione, bisogna camminare a piedi nudi sul travertino. Il biglietto di ingresso è di YTL35. Vicino ci sono pure delle rovine da esplorare.

La mia destinazione successiva in Turchia è Ankara. È venerdì e Fanny mi aveva avvertito che il tempo sarebbe stato brutto, consigliandomi di fermarmi qualche giorno in più, ma sfortunatamente ho una tabella di marcia da rispettare. Fanny aveva ragione. Piove di continuo per 4 ore e sono fradicia dato che non mi sono messa la tuta antipioggia Givi. Così imparo. Però la vista lungo la via è spettacolare.

Raggiungo Ankara dopo aver percorso 500km in 8 ore. La cosa buona è che al mio arrivo, al contrario di Istanbul, non trovo code entrando nella capitale. La cosa non così buona è che, prima di arrivare alla casa di chi mi ospiterà, devo fare un pezzo di strada tutta tornanti estremamente stretti. Non uno o due, ma tanti tornanti per 4 chilometri. Un paio di volte nel prendere queste curve assurdamente strette faccio quasi cadere GD perché gli angoli sono troppo stretti e la strada troppo in salita. GD non riesce a salire neanche in prima. L’impazienza dei guidatori turchi non aiuta. Si arrabbiano con me. Fortunatamente trovo la casa, ma sono distrutta. Almeno mi fermo qui qualche giorno, dato che devo sbrigare le pratiche per i visti turkmeno e uzbeko.

Durante il mio GDR, sono stata benedetta nel trovare ospiti molto gentili per tutto il tragitto. Ad Ankara, vengo ospitata dal Colonnello Zakaria (funzionario della difesa malese di stanza in Turchia) e sua moglie, Fida. Sono veramente gentili con me. Mi portano ovunque vanno loro, incluso il mercato ortofrutta a Ulus per la spesa settimanale. La cosa che cattura la mia attenzione è che vendono zampe di pecora. Chiedo a Fida se sono buone, ma mi dice che non le ha ancora provate. I funghi sono economici, solo TL5 al chilo.

Poi vogliamo andare a vedere il castello di Ankara, una cittadella medioevale su una collina, costruita più di mille anni fa. Sfortunatamente la strada per il castello è chiusa. Quindi visitiamo la moschea aperta Haci Bayram. Haci Bayram era un uomo pio vissuto nel 14° secolo e la sua tomba è vicino alla moschea.

Ci sono molti visitatori in questo posto e ne approfitto per parlare con alcuni di loro. È una bella esperienza. Secondo me, i turchi sono gente amichevole e non gli dispiace essere fotografati (al contrario di gente di altri posti), ma alcuni mi chiedono di non postare le loro foto su FB, cosa che rispetto totalmente. Dopo Ulus mi portano in un centro commerciale per godermi il fine settimana.

Amo Ankara. Nonostante sia piena di colline, è una città molto pulita e organizzata con traffico non così male, senza ingorghi come in altre città capitali. Prima di andare a casa, ci fermiamo in un posto dove il colonnello Zakaria da’ da mangiare tutti i giorni a dei gatti randagi. È affascinante vedere come i gatti corrono appena vedono la macchina del colonnello, come se sapessero che è ora della pappa. I randagi qui sono stupendi e mi piacerebbe portarmene uno per il mio GDR, ma chiaramente non posso.

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Di lunedì mi portano a fare rapporto all’ambasciatore presso l’ambasciata malese ad Ankara. Chiacchiero con l’ambasciatore per un po’ poi porgo le mie scuse e vado a risolvere il problema dei visti.

Ottenere un visto è una delle parti più difficili di qualsiasi viaggio. Vari paesi hanno differenti procedure che a volte cambiano da un giorno all’altro. Per il mio GDR, ho bisogno di visti per gli USA, Canada, Bolivia, Iran (VOA: visto all’arrivo), Turkmenistan, Uzbekistan e Russia. Ho problemi quando faccio domanda per i primi tre visti, e mi sono rassegnata che sarà stata dura anche per i rimanenti.

Fida ed io andiamo all’ambasciata turkmena per fare domanda per il visto. Sapendo che è sempre difficile trattare con i turkmeni, ho con me una lettera di accompagnamento dell’ambasciata malese ad Ankara. Sorprendentemente il bel giovane ufficiale mi dice che ci vorranno 5 giorni lavorativi per il visto (al posto delle due settimane che mi avevano detto per telefono). Sto facendo domanda per un visto di transito e per questo bisogna già avere i visti per entrambi i paesi sul passaporto, poi è possibile fare domanda per il visto turkmeno. Forse a causa della confusione dell’ufficiale nel vedere tutti i timbri e i visti sul mio passaporto, e a causa della lettera di accompagnamento che ho con me, non vogliono vedere i visti per Iran e Uzbekistan (prima e dopo il Turkmenistan, e che ancora non ho). L’ufficiale non vuole neppure prendere i 10 dollari USA di tassa per il visto (la tassa ufficiale è di USD35). Non chiede nessuna prenotazione di alberghi, e il modulo è estremamente semplice. Per il visto uzbeko, l’ambasciata se ne occupa solo di mercoledì, quindi devo aspettare altri due giorni prima di fare domanda.

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Aspettando che venga pronto il mio visto, Fida mi porta a molti eventi. Essendo la moglie di un funzionario della difesa, l’agenda di Fida è sempre piena di attività formali e informali con le donne dell’AMAC (un’organizzazione per le mogli dei funzionari della difesa esteri ad Ankara). Mi portano a un evento mattutino di caffè per il Ramadan, tenuto dalla signora Mayada, moglie del funzionario della difesa egiziano. Questo evento mi dà l’opportunità di socializzare con donne di classe provenienti da tutto il mondo. C’è pure la moglie dell’ambasciatore sudanese. Alcune delle ospiti sono bellissime. Riesco anche ad assaggiare prelibatezze egiziane e turche servite durante l’evento.

Mi colpisce il portamento di Fida e ancora di più mi meraviglia il rispetto che le riservano le altre donne dell’AMAC. È la fonte di consigli e approvazione quando discutono dei loro programmi. Rappresenta se stessa (e la Malesia) molto bene e sono veramente orgogliosa di lei.

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Tutti i giorni ad Ankara sono impegnati per Fida, e anche per me. In un certo senso rende l‘attesa per il visto meno stressante. Fida mi porta a un picnic informale organizzato al parco Lozan. Alcune delle sue amiche dell’AMAC sono presenti. Ci divertiamo parecchio. Mangiando, giocando, chiacchierando e ridendo. Oltre a noi ci sono tante persone del posto che fanno picnic. Il parco è molto animato. Ognuno di noi ha portato un piatto del proprio paese. Assaggio una varietà di cibi, tutti deliziosi.

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Fida mi porta anche a vedere Anitkabir, un grande museo da vedere assolutamente dedicato a Mustafa Kamal Ataturk ad Ankara. Il museo non solo raccoglie oggetti appartenuti al primo presidente turco, ma anche la sua tomba. Ci sono molte mostre dedicate alla storia della sua vita, incluso il suo coinvolgimento con i militari e i suoi contributi al paese. È veramente ovvio che i turchi lo amano. Il suo corpo è conservato in un sarcofago, non interrato ma posizionato in una camera sotterranea del museo.

L’ultimo giorno prima del Ramadan, i miei ospiti mi portano ad un picnic AMAC tenuto presso un centro ricreativo militare. È un bell’evento, dove incontro gente da tutto il mondo. Alcuni sono centauri come me e abbiamo delle conversazioni interessanti. Il cibo è veramente buono, un vero e proprio banchetto.

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Il primo giorno di Ramadan i miei ospiti mi portano a un Iftar, tenuto dal sindaco. È un Iftar in stile turco. L’antipasto è pane con zuppa di lenticchie. Il secondo riso con carne. Il meglio è il dessert, una baklava con gelato al latte di capra. È assolutamente delizioso.

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Il terzo giorno di Ramadan, i miei ospiti organizzano un iftar per gli studenti malesiani ad Ankara. Si presentano una ventina di studenti e vengono serviti tanti piatti. Fida è un’ottima cuoca. Qualsiasi cosa cucini è deliziosa. Sto mettendo su peso da che sono arrivata e so che la sua cucina mi mancherà parecchio.

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Sono ad Ankara da 15 giorni. Ho ricevuto il mio visto uzbeko, ma quello turkmeno si fa attendere. Mi avevano promesso di metterci 5 giorni ma non ho ancora ricevuto la lettera di convocazione. Sono già in ritardo sulla tabella di marcia. Il 17° giorno non posso più aspettare. Mi muovo dopo che l’ambasciata turkmena mi assicura che riceverò la lettera di invito via email, per poi recuperare il visto all’ambasciata di Teheran. È davvero dura salutare Fida dopo essere stata a casa sua per più di 2 settimane. Siamo ormai migliori amiche e Fida mi chiede di fermarmi più a lungo, ma il viaggio deve proseguire. Mi si spezza il cuore mentre la saluto e la vedo per l’ultima volta nel mio specchietto retrovisore. Senza che me ne renda conto lacrime iniziano a solcarmi le guance. Grazie mille Fida e colonnello Zek per la magnifica ospitalità durante il mio soggiorno ad Ankara. È un dolce ricordo che porterò con me per sempre.

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Il vento è abbastanza forte mentre mi dirigo a Goreme via D260 – D765. Il tempo è buono e la vista spettacolare con campi di grano verdi e oro e montagne rocciose. La strada a tratti è buona, a tratti no. Mi ci vogliono 4,15 ore e 320km per arrivare al paesino di Goreme. La vista spoglia e rocciosa è un chiaro segnale che sono arrivata in questo posto famoso per le sue case/grotta e per i viaggi in pallone aerostatico.

Non è difficile trovare l’ufficio del Red River Tours, luogo d’incontro con il mio ospite via Air BnB, Cave. Mi porta al mio ostello-grotta e ho la mia prima esperienza in una grotta adibita a casa. Dentro fa fresco. Prima dell’iftar, Cave mi porta a visitare la valle dell’Amore, dove vediamo il tramonto. Questo posto si chiama così a causa delle molte strutture falliche rocciose presenti nella zona. È veramente particolare.

La mattina mi sveglio presto per l’esperienza sul pallone aerostatico. È da sempre che voglio farla e ottengo un buon prezzo da Cave dato che sto da lui. L’esperienza e l’emozione sono difficili da descrivere. È così bello vedere le formazioni rocciose e le case nella roccia da sopra. Mi fa sentire piccola in confronto alla potenza di dio. L’alba aggiunge colori alla vista magica sottostante e mi fa sentire in una terra di fate.

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Finito il tour, faccio il check out e mi muovo verso Erzincan. È un tragitto lungo di 545km che faccio in 7,15 ore, senza pausa eccetto brevi soste per fare foto. La prima metà del viaggio è ok, con buone strade, ma le seconda parte è difficile dato che la strada dopo Sivas non è buona, ma dissestata e piena di buche. Devo lottare pure contro il vento laterale. Ho le labbra screpolate a causa della secchezza e del vento. Ma la vista è spettacolare. Adoro il paesaggio turco, è così bello.

La mia ultima destinazione in Turchia è Dogubeyazit, una città non distante dal confine turco-iraniano. Prendo la D100/E80 passando da Erzuzum e Agri. Il tempo è bello e meno ventoso oggi. Devo dire che la tratta tra Erzincan e Agri è una delle più belle del GDR. Anche se faccio 500km in 7,30 ore a digiuno, la spettacolare vista a tappeto di fiori rossi, rosa, bianchi, viola e gialli mi fa dimenticare la sete e la fame.

 

IRAN (16 – 24 GIUGNO 2016)

Prima di andare al confine, mi fermo in un posto che voglio vedere da tanto tempo, che è ‘l’atterraggio dell’arca di Noè’. Sono 5 chilometri di sterrato poi 4km di asfalto rotto con una salita ripida stretta e tutta curve per raggiungere il centro visitatori di quest’attrazione. L’arca nella roccia è in cima alla collina (a sinistra nella foto sottostante). Devo camminare per arrivare all’arca per dare un’occhiata da vicino. Non c’è nessuno eccetto io e un ragazzino che bada alle sue capre.

Non sto molto dato che inizia a piovigginare. La strada in pendenza con la ghiaia rischia di diventare scivolosa da bagnata quindi me ne vado di fretta. Grazie a dio riesco a scendere senza problemi. Lascio Dogubeyazit e vado al confine. Ci sono troppe persone all’immigrazione turca. Gente che urla e la polizia che cerca di tenere la situazione sotto controllo. Non so cosa sta succedendo. Dei venditori ambulanti si avvicinano ma gli dico che non ho bisogno di niente, e mi metto in coda. Un ragazzo simpatico mi dice di seguirlo se non voglio aspettare 4 ore per il timbro di uscita. Mi assicura di non essere un venditore ambulante. Mi porta diretto allo sportello e dice qualcosa all’ufficiale doganale. Per fortuna l’ufficiale si occupa subito di me. Dice qualcosa in turco, il tipo traduce che vuole il mio visto per l’Iran. Gli dico che i malesi possono prendere un visto all’arrivo in Iran. Il tipo chiede se sono sicura. Dico che è ciò che mi hanno detto all’ambasciata iraniana ad Ankara. Dice ok allora, ma se ho problemi, dice che lo posso contattare qui. Lo ringrazio e registro l’uscita della GD in dogana. È molto semplice, trenta minuti e ho finito dal lato turco.

Poi guido verso il lato iraniano. Devo aspettare 10 minuti perché la guardia apra il cancello. E poi inizia l’ospitalità iraniana. La guardia mi porta diretto all’ufficio immigrazione. Mi chiedono il visto e ripeto la stessa cosa. L’ufficiale fa una telefonata e dopo 2 minuti mi timbra il passaporto. Poi la guardia mi porta alla dogana. Il mio carnet viene stampato per la prima volta. Poi un altro ufficiale ispeziona la mia GD e mi dice che sono libera di andare. Wow… velocissimi! In 30 minuti ho fatto tutto. Non ci posso credere. Mi ero preparata mentalmente ad aspettare 2-3 ore, perché così avevo sentito dire dai miei amici overlander. Non ci sono tasse o assicurazione da pagare. Quanto sto amando l’Iran!

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Però gli iraniani guidano come matti. Passano da una corsia all’altra come gli pare e non seguono nessun codice della strada. Devo mostrare il mio dito medio (scusate) a uno in macchina che quasi mi investe. A peggiorare la situazione inizia a piovere appena entro nel paese. Mentre attraverso il deserto arrivano una tempesta e forte vento. Una tortura di viaggio. Comunque riesco a vedere dei paesaggi unici lungo la strada. In fine arrivo nella caotica Tabriz dopo aver fatto circa 350km in 8,30 ore.

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Il giorno dopo vado a Zanjan via la strada 32. Di mattina piove un poco e la strada è tranquilla. Dopo un po’, mi rendo conto che è venerdì, che è giorno di riposo per gli iraniani. Ecco perché la strada è deserta. La strada a volte è a due corsie, a volte tre, ma la superficie non è molto regolare. C’è vento forte ma la vista delle colline di sabbia e roccia è spettacolare. Arrivo a Zanjan in 5 ore.

Dopo essere tornata in strada gli ultimi 6 giorni, a circa 2300km da Ankara, sono esausta. Guidare, digiunare e lottare contro il vento mi toglie tanta energia. Entrare a Teheran, la capitale, dove vivono 13 milioni di persone, è caotico. Di nuovo vento forte per tutta la strada da Zanjan a Qazvin, e la presenza di turbine eoliche è un indicatore. Non c’è niente da vedere se non deserto vuoto.

Una cosa divertente ma anche irritante è l’atteggiamento amichevole degli iraniani. Mi salutano, mi fanno foto e provano pure ad avere delle conversazioni su strade trafficate con me dai loro veicoli in movimento! Questo non mi dà fastidio, mi dà fastidio invece quando facendo fatica a tenere dritta la mia moto in corsia, spinta dal vento laterale, devo gestire le macchine che mi guidano a fianco, molto vicine. Esattamente nella direzione in cui mi sta spingendo il vento, solo per chiedermi da dove vengo, dove sto andando, e benvenuta in Iran. Matti. So che non sono consapevoli che possono mettermi in pericolo facendo così. Se ci sono degli iraniani che leggono queste parole, per favore, dite alla vostra gente di non fare così. So che siete le persone più amichevoli del mondo ma questo atteggiamento è molto pericoloso.

Mi dirigo verso casa di Sarah. Sarah è una cara amica che conosco dal 2008. Avevamo perso i contatti dopo che il governo iraniano aveva bandito FB, ma riesco a trovarla tramite internet un paio di mesi prima di arrivare a Teheran. Che bello che è rivederla. Aveva solo 18 anni quando l’ho conosciuta la prima volta, ed è così carina adesso. Ci abbracciamo a lungo ma non posso rimanere tanto perché devo portare la mia moto a far controllare. Contatto Mr Varziri che una volta lavorava per Yamaha Iran (l’azienda ha chiuso 10 anni fa a causa di vari problemi). Arrivato Mr Varziri lo seguo fino a TVS Motor. Cambio olio motore e filtri, cambiate le pastiglie dei freni, filtro dell’aria e candela puliti, catena stretta e lubrificata, controllo radiatore e batteria, viti strette, pressione alle gomme, liquidi rabboccati, riparato lo specchietto. I meccanici la lavano pure. Quando chiedo a Mr Varziri quanto gli devo, mi dice: “è molto costoso. Devi rapinare una banca per pagarmi”. Rimango interdetta. Con una pacca sulla spalla continua “è un omaggio. Sei nostra ospite”. Mio dio. L’ospitalità iraniana. Grazie mille signore…

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Mi fermo 3 notti a casa di Sarah a Teheran e riesco a ottenere il visto per il Turkmenistan (finalmente). Mi costa USD55 e circa 1 ora e mezza di attesa in ambasciata. Poi Sarah mi porta all’ambasciata malese a Teheran e faccio rapporto a sua eccellenza Raja Nurshirwan Zainal Abidin.

Vengo anche intervistata dal giornale Jamejam e dalla rivista CHAMEDAN l’ultimo giorno a Teheran. Non vado a visitare nessun posto a Teheran dato che è mese di digiuno e fa davvero caldo durante il giorno. Poi ho già visto Teheran e ho visto tutte le attrazioni principali.

Dopo 3 giorni parto da Teheran con una sensazione triste. Sarah e i suoi genitori sono come una famiglia per me. È difficile partire, ma il viaggio deve proseguire. Per 2 giorni, faccio 1000km lungo la E44 Imam Reza Expressway e raggiungo Mashhad, la città sacra sciita. Il tragitto è difficile, con temperature di 40°C, specialmente attraversando il deserto Dasht-e-Kavir, un altopiano deserto di sabbia roccia e sale, che nel caldo dell’estate è considerato uno dei posti più caldi al mondo. Anche il vento è forte, dato che il vasto deserto gli consente di soffiare senza ostacoli. In lontananza vedo tempeste di sabbia e tornado di sabbia spiraleggianti nell’aria. Devo lottare contro il vento in testa e laterale, che a volte fa muovere la mia moto al massimo a 50km/h. Mi fanno male braccia e collo ma continuo il mio digiuno. Nel deserto non c’è niente al di fuori della sabbia. Noto anche che la mia GD consuma di più a causa di ciò. Di solito un pieno di 12 litri mi dura 400km, ma in questi due giorni non faccio neanche 300km a pieno. Per fortuna qui la benzina costa IRR10000 (USD0.35) al litro.

Resto due giorni a Mashhad e riesco a visitare il santuario di Imam Reza. È imponente e fantastico.

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