Il mio ultimo giorno a Santiago, Cile è difficile. Non è difficile a causa del viaggio, ma perché devo lasciare Dato Rameez e sua moglie. Mi hanno trattata come un membro della famiglia e non dimenticherò mai la loro gentilezza nei miei confronti.

Lascio Malaysia House con le lacrime che mi scorrono sulle guance e continuo fino a raggiungere Paso De Los Libertadores, un passo di montagna con una trentina di tornanti veramente stretti. Devo concentrarmi sull’ascesa delle curve a gomito, ma ogni tanto mi godo la bellezza di Monte Aconcagua visibile dal passo.

Devo pagare il pedaggio 4 volte da Santiago al confine che si trova in cima al passo. Il mio tragitto è interrotto un paio di volte a causa delle frane. Il confine è una sorta di piazza con tanti caselli in cui entrambi i paesi hanno i loro sportelli uno a fianco all’altro. Impiego quasi un’ora per sistemare tutto in quanto la fila è molto lunga oggi. La cosa strana è che non mi è concesso il permesso dal lato argentino anche se ne ho fatto richiesta. Ho paura di essermi dimenticata qualcosa finché incontro un altro overlander e mi comunica che non l’ha ottenuto nemmeno lui.

Percorro la strada numero 7. L’Argentina è mooolto bella, laghi blu, meravigliosi canyon, ma la strada non è bella come in Chile. È abbastanza ventosa in certi tratti. Dopo aver percorso 385 km in 8 ore e mezzo da Santiago arrivo a Mendoza. Trovo un ostello e vado a cambiare un po’ di soldi.

Esco da Mendoza tramite Ruta 40 che è la strada più lunga in Argentina e una delle più lunghe al mondo. Si estende dal confine boliviano a nord fino a Rio Gallegos a sud, passando in parallelo alle Ande. La parte sud della strada, per la maggior parte non asfaltata e che attraversa territori scarsamente popolati, è diventata una nota tratta per viaggi avventurosi. Il mio viaggio sull’epica Ruta 40 parte da Mendoza fino a El Calafate. È di certo un viaggio impegnativo. Devo affrontare grandi sfide come un clima molto freddo, venti incredibilmente forti, pioggia, tempeste e fuoristrada (ghiaia densa e molle che mi fa battere denti e ossa ed anche sabbie soffici). Passo città come Malargue, Chos Malal, San Martin de Los Andes, San Carlos de Bariloche, Esquel, Perito Moreno, Gobernador Gregores e El Calafate. La distanza totale del mio percorso su Ruta 40 è di 3400 km che mi impegna per circa 10 giorni. Ogni giorno devo partire di prima mattina visto che il vento comincia a soffiare ferocemente dopo le 9.30 e diventa ancor più intenso verso metà giornata.

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Trasportare del carburante in più è essenziale qui in quanto la distanza tra le città è enorme e ci sono sempre casi di stazioni di rifornimento che finiscono la benzina. In molti casi ho dovuto attendere in fila almeno 30 minuti il mio turno per fare rifornimento. Anche se il viaggio su Ruta 40 è difficile, la vista è davvero mozzafiato. Verdi pampas, canyon bellissimi, il verde fiume Rio Grande, il blu Lago Nueva sulla via per Chos Malal. Ecco qualche foto…

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I famosi “Sette Laghi” da Villa La Angostura fino a San Carlos de Bariloche.

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I pini e alcune vedute desertiche per Esquel.

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Mentre sono a El Calafate organizzo una visita al ghiacciaio Perito Moreno. Questo è il quarto per me dopo Franz Josef (NZ), ghiacciaio Khumbu (Monte Everest) e ghiacciaio Bear (Canada-Alaska). L’entrata costa AP 260 e il tour AP 600. Decido di fare il tour visto che al momento ho la febbre e non ho proprio voglia di viaggiare 160 km per tornare in questo posto. Una decisione che sono contenta d’aver preso quando vedo quanto sta oscillando a causa del vento il bus su cui mi trovo.
Il ghiacciaio è decisamente il più bello e grande che abbia mai visto. Sono cooosì stupita dalla sua bellezza che non riesco a trovare la parola più adatta a descriverlo. Il ghiacciaio cambia colore in base alla quantità di luce che riceve. Mentre sono lì sta piovendo e c’è un luccichio che va e viene. Ogni tanto sento forti rumori che sembrano tuoni ma sono i pezzi di ghiacciaio che si spezzano e cadono nel lago. È veramente fantastico.

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Esco da El Calafate e mi avvio verso Rio Gallegos dopo essermi diretta verso sud su Ruta 3. Il mio primo vero problema inizia qui quando mi vedo negare l’uscita dagli ufficiali argentini a causa della mia mancata consegna del permesso, quello che non mi è stato concesso l’altro giorno a Mendoza mentre entravo in Argentina. L’ufficiale mi accusa di portare GD illegalmente nel paese e minaccia di confiscarmi la moto. Cerco di spiegare la mia situazione e fortunatamente mi manda dal suo capo, che però mi costringe ad andare in un altro ufficio della dogana ad 1 km da lì. Incontro la donna e anche a lei spiego di nuovo la mia situazione. Mi dice di attendere mentre controlla al computer. Più tardi mi riferisce che non esistono informazioni riguardo la mia moto nel sistema. Dice che tutto ciò è illegale e intende portarmi via la moto. Mi sto facendo prendere dal panico ma riesco a controllarmi ed apparire calma. So perfettamente che in una situazione del genere io sono nelle sue mani e che potrebbe rendermi le cose ancora più difficili. Le dico che deve esserci un errore in quanto conosco la procedura per portare una moto in un paese e che mi sono registrata in dogana. Non sono nuova a queste cose e questa è la diciassettesima frontiera per GDR. Lei non riesce a decidere così mi dice di aspettare mentre riferisce la questione al quartier generale. Fa qualche telefonata e spedisce qualche email. Non ho altra scelta che aspettare. Aspetto minuti e poi ore e inizio a diventare irrequieta. Quindi la mia ultima risorsa è di supplicarla e ovviamente ho dovuto recitare e spargere qualche lacrima per ottenere la sua solidarietà. Grazie al cielo ha funzionato. Finalmente dopo 3 ore e mezzo mi lascia andare senza darmi la multa.

Me ne vado in fretta e registro la mia moto al lato cileno, operazione che mi porta via solo 20 minuti. Poi corro fino al terminal del traghetto e compio la traversata fino a Tierra del Fuego. Poco dopo mi tocca fare un fuori strada per 110 km. È un tragitto spacca ossa, ma questa volta non posso più coccolare la mia moto dato che il sole sta scendendo. Devo andare tanto veloce quanto le mie capacità di guida fuori strada mi permettono. Dopo di che arrivo al secondo passaggio di frontiera. Prima il lato cileno, poi 12 km in terra di nessuno, quindi il lato argentino. Fortunatamente c’è vento di coda e arrivo a Rio Grande dopo aver percorso circa 400 km. Impiego un po’ di tempo a trovare una stanza che vada bene per il mio budget e posso entrarvi solo alle 21.30. Sono stanca morta.

Il 18 Febbraio arrivo a Ushuaia, Fin Del Mundo…

158 giorni…
Approssimativamente 32000 km…
2 continenti…
15 paesi…
Innumerevoli notti insonni a causa delle preoccupazioni…
Innumerevoli ricordi meravigliosi…

Tutto quel vento incredibilmente forte sulla strada…
Tutta la fame, sete, stanchezza, dolore, caldo, freddo, dita e labbra congelate…
Sono finalmente qui…
Alla fine della strada…
Alla fine del mondo…
1 motociclista solitaria
1 donna
1 sogno enorme
*L’IMPOSSIBILE NON ESISTE*

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Dopo aver raggiunto il primo grande obiettivo, il mio prossimo passo è di guidare fino a Buenos Aires, a 3100 km tramite Ruta 3 per preparare la moto per la spedizione a Londra. Percorro di nuovo i 230 km verso Rio Grande. La strada è bagnata a causa del ghiaccio in scioglimento. Il vento è forte…tra i più forti che ho sentito finora. Devo combattere venti di lato e di testa per gli ultimi 100 km. A peggiorare le cose, le previsioni dicono che le folate di vento raggiungeranno i 101 km all’ora nei prossimi giorni. Ed è vero. Il vento è assurdo. L’ululato del vento sembra un fantasma che cerca di inghiottire tutto ciò a cui passa attraverso. È troppo pericoloso per me guidare. Sono bloccata a Rio Grande per 3 notti.

Finalmente il vento cala ed io mi affretto a lasciare la città. È un viaggio da brivido, affronto il freddo dal momento che non c’è sole ma solo una spessa nuvola che staziona sopra la mia testa. Fa così freddo che tutte le mie dita sono congelate. Come fa la gente a pensare che sia facile guidare una moto piccola che non ha le manopole riscaldate per questo tipo di viaggio? Ripercorro gli stessi 110 km di ghiaia. Questa volta è più difficile a causa del vento e del terreno fresco messo sulla strada in costruzione. Ce la faccio ad arrivare a Rio Gallegos dopo aver fatto 400 km in 10 ore, con 2 passaggi di frontiera.

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Nemmeno i giorni seguenti sono facili. Come su Ruta 40, il vento nella parte sud di Ruta 3 è molto forte. Piove forte quando raggiungo Puerto San Julian. La strada che porta a casa della mia ospite è molto fangosa e scivolosa. Il vento è molto forte e la pioggia continua a scrosciare per tutta la notte. Quando mi sveglio la mattina ho dormito veramente poche ore e ha smesso di piovere ma la moto è a terra. Il vento deve averla fatta cadere e tutto intorno il terreno è diventato una risaia. Prego intensamente perché il sole esca e la terra assorba l’acqua. Il sole spunta intorno a mezzogiorno e miracolosamente l’acqua si asciuga velocemente.

Successivamente corro verso Comodoro Rivadavia. È un viaggio molto freddo in quanto piove saltuariamente e il vento è ancora forte. Devo guidare fuori strada, salire una collina ripida e scendere una discesa di ghiaia compatta per circa 5 km per arrivare a casa del mio ospite.

I giorni seguenti sono dedicati a raggiungere Buenos Aires il prima possibile. Faccio tappa a Puerto Madryn, Viedma, Bahia Blanca e Azul tramite Ruta 3. Ad Azul mi fermo in un bel posto fatto apposta per i motociclisti, La Posta. Finalmente il 2 Marzo 2016 arrivo a Buenos Aires e mi dirigo direttamente all’ambasciata malesiana. L’ambasciatore, Dato Ashiri Muda e il suo staff mi accoglie calorosamente. C’è anche la stampa. Dato mi ha addirittura invitata a stare alla Malaysia House fino al giorno della mia partenza per Londra. Alla residenza incontro Datin Rohayahti che mi tratta come una sorella. Rimango da loro per 8 giorni e mi portano a vedere la città. Riesco anche ad organizzare la spedizione della moto a Londra tramite il servizio di Dakar Motors. Pago 1850 dollari per il trasporto. Dato mi aiuta molto permettendo al suo staff di assistermi. Arriva l’ultimo giorno, Dato e Datin mi mandano all’aeroporto.
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FINE DEL MIO TOUR DELLE AMERICHE

L’EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO


PROSSIMA TAPPA:
REGNO UNITO

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