Superati i Balcani siamo entrati in Turchia e l’abbiamo affrontata subito di petto, prima trascorrendo una notte in free-camping vicino a Edirne e poi buttandoci nel folle traffico di Istanbul.
Nella capitale turca abbiamo trascorso due giorni molto intensi, non privi di qualche momento di nervosismo. Fuori dal caos metropolitano è bastato poco per riprenderci: guidando verso sud abbiamo raggiunto Bergama.
Con l’Odissea nello zaino, pieni di curiosità, abbiamo visitato il sito archeologico di Pergamon per poi tornare in sella e scoprirne uno ancora più maestoso: Efeso.
Lì ci siamo aggirati fra le rovine della città con la meraviglia negli occhi: le moto erano rimaste fuori dal recinto del sito ma era straordinario il fatto che ci avessero fatti arrivare così vicini al cuore della storia.
Soltanto 200 km ci separavano dalla meta successiva. A Pamukkale siamo arrivati piuttosto presto… ma non è bastato: il noto sito era già stato preso d’assalto da orde di turisti arrivati su enormi pullman. Seduti all’ombra abbiamo aspettato che il tempo passasse, mentre ci godevamo i colori che si riflettevano sulle travertine. Al tramonto, con le vasche finalmente vuote e con l’acqua tinta d’oro, abbiamo trascorso lunghi momenti di relax, completamente estranei alla calca e al rumore di poche ore prima.
A Fethiye ci siamo rifugiati in una piccola guest-house a pochi passi dal mare, pregustando l’avventura che ci aspettava per il giorno dopo: a metà mattina, salpati dal porto, abbiamo trascorso la giornata a bordo di una barca a vela all’interno dell’arcipelago delle “Dodici isole”.
Con il fresco ricordo delle belle emozioni provate a cavallo delle onde, a pochi chilometri dall’isola di Rodi, il giorno successivo abbiamo ripreso la strada raggiungendo in poche ore la Butterfly Valley: alla base di un ripido sentiero, immerse in una conca lussureggiante, la spiaggia e la vallata appaiono come un gioiello naturale che merita assolutamente una visita.
L’arrivo in Cappadocia è stato il coronamento di questa seconda, straordinaria tappa del nostro viaggio verso Est; nella regione abbiamo esplorato le vallate che circondano Göreme e siamo stati svegliati dal rumore di una mongolfiera che “transitava” a pochi passi dalla nostra tenda. L’alba, nel cuore della Cappadocia più autentica, è uno spettacolo che lascia senza parole: siamo rimasti seduti a osservare i colorati “palloni” fino a che il sole non si è fatto alto e questo rituale si è riproposto fino al giorno in cui abbiamo smontato il nostro campo base per tornare a guidare.
Dalla cima del Nemrut Dagi, in linea d’aria di fronte alla Siria, e nei verdi spazi dell’antica città di Ani, abbiamo salutato la Turchia con il potere dei ricordi accumulati nei venti giorni precedenti.

Il nostro viaggio continua verso il Caucaso: la Georgia è dietro l’angolo, appena dopo quella frontiera.

 

 

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