Il mio viaggio è iniziato a San José de Maipo, a 30 km dalle Ande che sovrastano Santiago del Cile, con direzione Bahía Inglesa, una città costiera della regione di Atacama.

Dopo essermi fermato per la notte, ho continuato il mio viaggio alla volta di Antofagasta, una città sulla costa cilena famosa per il suo monumento naturale noto con il nome “La Portada”, un suggestivo arco di roccia a pochi metri dalla riva.

Il giorno successivo il mio itinerario mi ha portato a San Pedro de Atacama, una delle principali attrazioni turistiche del deserto di Atacama che, nonostante sia considerato il più arido del mondo, mi ha accolto con una fitta pioggerellina. Qui ho trascorso il resto della giornata a esplorare alcuni piccoli paesi e meraviglie naturali nelle vicinanze, come l’incantevole “Valle della luna”.

Il mattino successivo, in sella alla mia moto, mi sono diretto a est per raggiungere il valico di Jama che, con i suoi 4800 metri sul livello del mare, è il più alto tra Cile, Argentina e Bolivia. La pioggia del giorno precedente era caduta sotto forma di neve sulla Cordigliera, ghiacciando le immense distese di sale lungo la mia strada e rendendo lo scenario ancora più spettacolare.

Una volta sbrigate le procedure doganali e i normali controlli immigrazione, ho continuato il mio percorso fino alla città di Susques, dove il mio GPS indicava la prima stazione di servizio in territorio argentino. La sfortuna ha voluto che fosse chiusa e ho avuto l’impressione che lo sarebbe rimasta a lungo, ma nonostante questo imprevisto ne ho approfittato per visitare la piccola chiesa di creta e paglia della cittadina, addobbata per le celebrazioni della Settimana Santa.

Sicuro che la benzina mi sarebbe bastata fino alla mia prossima tappa, ho proseguito fino a San Salvador de Jujuy passando per la seconda area salina più vasta dell’America Latina, quella delle “Salinas Grandes”. Purtroppo sono stato sorpreso dal maltempo e non ho potuto fermarmi a immortalare con la mia macchina fotografica questo luogo incredibile. Poco dopo, un punto sulla mappa ha attirato la mia attenzione: si trattava dei famosi pendii di Jujuy, meglio noti con il nome di “Cuesta de Lipán”. Ho quindi deciso di avventurarmi in quella zona a un’altitudine di 4170 metri, dove la pioggia ha lasciato ben presto spazio alla neve.

Ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire l’opportunità di girare un video e scattare qualche foto al paesaggio innevato, ma quando sono tornato alla mia moto ho trovato una brutta sorpresa: il cavo della frizione era tranciato. Non poteva accadere in una situazione peggiore, a 4170 metri di altezza e nel bel mezzo di una nevicata!

Sono riuscito a riprendere il viaggio solo dopo un’ora abbondante. Ho dovuto attendere che la moto si raffreddasse e le mie mani fredde e bagnate non hanno di certo contribuito a velocizzare le operazioni di sostituzione del cavo (per fortuna avevo con me il cavo del kit di emergenza).
Ormai era buio e la pioggia continuava incessantemente. Non potevo far altro che contare sulle mie forze per arrivare a destinazione, dove sono giunto stanco e fradicio a tarda ora.

San Salvador è davvero bella. Ho trascorso la notte in un ostello a qualche chilometro dalla città, in prossimità del “Parque de Reyes”. Qui le montagne offrono sentieri suggestivi che passano attraverso la foresta di Jujuy per condurti verso incantevoli lagune e un hotel dall’atmosfera cinematografica con annesse le terme. Visto che mancavano ancora alcuni giorni alle gare, ho deciso di prendere un sentiero a nord, diretto verso la città di Humahuaca, dove il paesaggio cambia drasticamente e la giungla di Jujuy lascia improvvisamente spazio al deserto.
In pochi chilometri la vegetazione scompare e si apre uno scenario da cartolina, scaldato dal rosso e dalle altre sfumature delle colline. Le cime più famose di questa zona sono quelle di Purmamarca, di Pucará de Tilcara, e di Hornocal, dove sorge la montagna dei 14 colori. Per raggiungerla è necessario percorrere una strada che ti conduce fino a un punto panoramico, a 4300 metri, dove manovrare la propria moto è davvero una sfida.
Dopo aver visto le bellezze di Jujuy, ho proseguito per Salta, capoluogo dell’omonima provincia. Ho scelto di attraversare una vecchia strada chiamata “strada panoramica”, uno stretto sentiero immerso nella giungla, con innumerevoli curve che si snodano tra una montagna e l’altra. Sicuramente un percorso avvincente per gli amanti della moto.

Salta è una città interessante, dal sapore coloniale e ricca di storia. Salendo sulla funivia è possibile raggiungere la cima di una montagna dalla quale si gode una vista spettacolare.
A Salta mi sono concesso un po’ di riposo e ho deciso di abbandonare la moto per un giorno. Ne avevo proprio bisogno.
Il giorno successivo mi sono preparato per l’ultima tratta fino a Termas de Río Hondo.

Le strade che da Salta vanno a Cafayate sono costeggiate da canyon e da luoghi incantevoli e meritevoli di essere immortalati in qualche scatto, ad esempio il Pueblito de Alemania (dove c’è ancora una vecchia stazione anche se il treno non passa più), la Quebrada de las Conchas, il Puente Morales (quello del film “Storie Pazzesche”), la Garganta del Diablo e l’Anfiteatro. Una volta arrivato a Cafayate mi sono fermato per un meritato caffè, sgranchirmi le gambe e fare il pieno alla moto. Ero ormai a metà strada!

Ho deciso quindi di imboccare la Ruta Nacional 40, la famosa strada che attraversa l’Argentina da Nord a Sud, che avevo già percorso a tratti negli anni precedenti e che percorrerò in quelli a venire. La zona di Cafayate è ricca di vigneti, per questo la valle è particolarmente verde. Qui ho optato per una deviazione che mi ha portato a Tafi del Valle, una città sulle montagne con una splendida vista sulla valle sottostante. La strada per raggiungerla è piacevole, con molte curve che costeggiano il fiume e le sue rive lussureggianti.

Una volta sceso da Tafi del Valle, mi sono ritrovato nella provincia di Tucumán, a pochi chilometri dalla provincia di Santiago del Estero dove si trova Termas de Río Hondo, la città che ospita il MotoGP di Argentina. Era mercoledì e la stanchezza iniziava a farsi sentire, per questo una volta arrivato a Termas sono andato a comprare i biglietti per la gara prima di cenare e andare subito a dormire. Il giorno successivo avrei dovuto camminare molto: era il giorno della conferenza stampa, così ho deciso di recarmi presso l’hotel in cui soggiornavano i piloti e, come un vero paparazzo, mi sono appostato per riuscire a scattare qualche foto.

I giorni successivi, da venerdì a domenica, sono stati interamente dedicati agli eventi del MotoGp, dalle gare alla festa a cui hanno partecipato ospiti provenienti da tutto il Sud America. Inoltre, grazie alle foto del mio viaggio, sono stato sorteggiato per recarmi sulla griglia di partenza. Un’esperienza incredibile che non scorderò mai!

Ormai era lunedì e dovevo tornare a casa. Ho caricato la mia moto e mi sono diretto a Córdoba, una delle mie città preferite di tutta l’Argentina. Sono rimasto lì due giorni per visitarla, scattare qualche fotografia, bere una buona dose di Fernet e Coca e togliermi la voglia di carne alla griglia.

Già il mercoledì successivo mi sono lasciato Córdoba alle spalle alla volta di Mendoza, la mia ultima tappa prima di varcare di nuovo il confine cileno. Mendoza è come la mia seconda casa in Argentina, la conosco molto bene, e sapevo che le altre bellezze del posto come la Valle de Uco, la sua strada del vino e la montagna di Tupungato non mi avrebbero deluso. Inoltre, qui la buona cucina e il buon vino sono assicurati.
Quando è arrivato il sabato mancavo da casa da ormai 21 giorni, solo con la mia fedele Transalp e il piacere di aver incontrato persone adorabili durante il mio viaggio.

Il contachilometri della mia moto segnava 4825 chilometri in più; era giunto il momento di riposare.

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