La prima parte del viaggio è terminata in ottobre 2019, durata quasi un mese e mezzo durante il quale abbiamo attraversato l’isola di Sumatra, Giava e Bali, dove abbiamo lasciato la Vespa.
La seconda parte del viaggio, era stata programmata nel mese di Maggio 2020, il viaggio avrebbe dovuto iniziare a Bali, attraversando le isole della Sonda, Timor, Sulawesi, e il Borneo per poi ritornare a Bali per il Vespa World Days 2020 al termine del quale saremmo rientrati guidando in Italia…. Ma il Covid ha cancellato i nostri piani.


Ma adesso ritorniamo al viaggio portato a termine, che ci ha regalato tante emozioni e incontri lungo il cammino.
Dopo aver preparato la cassa per la spedizione e ottenuto il Carnet de Passage en Douane per la Vespa, l’abbiamo spedita via aerea a Jakarta nostro punto di partenza.
Siamo riusciti a trovare un volo a un ottimo prezzo ed al nostro arrivo abbiamo acquistato in aeroporto un visto valido un mese con la possibilità di essere rinnovato per un altro mese, non si sa mai, viaggiando in Vespa tutto può capitare.
Siamo rimasti tre giorni nella capitale ed abbiamo visitato la città e incontrato varie persone con cui siamo stati in contatto per anni, Dodit, Bagus, e assieme ai Vespa Club locali abbiamo girato la città di notte.
Si di notte, i Vespisti in Indonesia viaggiano prevalentemente la notte, perché di giorno il traffico è tale (si muovono milioni di moto, macchine, bus, camion) che per andare dalla parte Sud di Giacarta al Nord ci vogliono minimo due ore.
Finalmente arriva il giorno dello sdoganamento, siamo felici di rivedere la Vespa e iniziare questo viaggio, anche perché non abbiamo molto tempo a disposizione, poco più di un mese, ma non sappiamo ancora a cosa andremo incontro durante l’attraversamento dell’Isola di Sumatra. Le pratiche di sdoganamento sono state rapide e senza intoppi, grazie all’aiuto di Indra, un amico indonesiano con cui siamo in contatto da molto tempo che sa come muoversi nella terribile burocrazia locale.
Arrivati a casa di Abraham l’amico che ci ospita, facciamo una verifica che la Vespa non abbia subito danni poi, collegata la batteria e fatto il rabbocco dell’olio e della benzina, la accendiamo e andiamo a fare un giro intorno alla casa.


Il mattino dopo alle ore 8.00 inizia il viaggio, impieghiamo quasi due per uscire dalla città e raggiungere la periferia, dove prendiamo la strada in direzione di Sumatra e facciamo la prima sosta a Cikupa, dove ci aspettano nella fabbrica della GiVi Indonesia. L’incontro con il personale della reception è cordiale, ci ricevono offrendoci da mangiare e da bere, mettendoci subito a nostro agio. La loro curiosità è grande come la quantità di fotografie e selfie. Prima di ripartire ci regalano due tute da pioggia, due capellini e due magliette e ci dicono che avviseranno i bikers del nostro arrivo a Sumatra.
A mezzogiorno ci salutiamo e riprendiamo la strada che ci porterà al traghetto per Sumatra. Sono circa cento chilometri ma in Indonesia l’autostrada è interdetta alle due ruote e questo ci obbliga a rimanere su strade statali che attraversano zone densamente abitate e trafficate.
Alle tre del pomeriggio raggiungiamo Merek, la cittadina da dove partono i traghetti per l’isola di Sumatra, per fortuna troviamo un traghetto executive, che è più veloce dei soliti traghetti, ci imbarchiamo quasi subito e alle quattro inizia la traversata che durerà poco più di novanta minuti.
Sul traghetto abbiamo fatto amicizia con un gruppo di Bikers provenienti da Gorontalo in Sulawesi, che incuriositi dalla nostra Vespa si scattano una miriade di selfie assieme a noi ed alla nostra splendida Vespa e scopriamo che abbiamo una meta in comune: raggiungere il kilometro zero dell’Indonesia sulla isola di Weh.
Arriviamo alle 17.30 circa e dobbiamo subito affrontare uno dei problemi più importanti di Sumatra: alle sei del pomeriggio fa già buio e guidare su queste strade al buio è davvero pericoloso per la qualità delle strade, gli animali vaganti ed anche per fenomeni di delinquenza.
Questo fatto condizionerà molto il nostro modo di viaggiare, avevamo programmato di percorrere 250 – 300 chilometri al giorno, ma presto ci accorgiamo che qui a Sumatra le distanze vengono calcolate in ore e non in chilometri.
Infatti, a causa del traffico intensissimo di camion e automobili e della presenza di buche e strade dissestate, i nostri 300 Km diventano 12 ore di viaggio, le stesse ore che abbiamo a disposizione di luce.
Ci mettiamo in viaggio con l’intenzione di arrivare a Bandar Lampung ma ben presto fa buio e dobbiamo fermarci alla prima cittadina che incontriamo lungo la strada, Kalianda.
Guidare a Sumatra si dimostrerà molto impegnativo, impiegheremo sette giorni per percorrere 1.800 km ed arrivare a Medan, capitale dell’isola. Lungo questo percorso rischieremo tre volte di essere investiti da camion e bus che hanno invaso la nostra corsia senza rallentare passando a pochi centimetri da noi.
Se la guida nell’isola di Sumatra è stata davvero difficile e pericolosa, il calore e l’affetto delle persone incontrate nel cammino ci hanno ripagato della grande fatica e delle ore di viaggio passate spesso sotto un sole cocente e anche sotto una pioggia battente. Non sappiamo il numero esatto di Vespisti / Bikers incontrati lungo il cammino e in ogni città che abbiamo attraversato, ma possiamo dire senza tema di smentita che sono persone meravigliose, ti danno con il cuore tutto quello che hanno. Ci aspettavano lungo la via principale, magari solo per un saluto o fare qualche selfie assieme, per poi pubblicarlo subito in Instagram, quando siamo rimasti in città per la notte ci hanno portato a visitare i luoghi più belli e caratteristici come solo le due ruote consentono.
Abbiamo conosciuto tantissimi motociclisti e Vespa Club, a Jambi ci hanno addirittura invitato sul palco per parlare di noi a un loro importante raduno. Abbiamo fatto un numero esagerato di fotografie e di selfie, ci hanno intervistato, messo foto con articoli che parlano di noi sul giornale, insomma trattati come delle star, d’altra parte siamo i primi italiani a mettere piedi a Sumatra su una Vespa targata Italia.

Tra balli, selfie e racconti arriviamo finalmente al fulcro della nostra avventura e della meta che ci siamo prefissati, raggiungere il Km 0 nell’isola di Weh.
Il kilometro zero, è il punto più settentrionale e occidentale dell’Indonesia, per indicarlo è stata costruita una torre che è divenuta una delle mete più ambite dai bikers indonesiani e non. Lasciamo Medan, seguendo l’AH25 che porta al confine con la provincia di Aceh, per arrivare alla città di Langsa.
La strada è in condizioni buone, ci sono sempre le buche ma un po’ più rade. Impieghiamo due giorni per arrivare a Banda Aceh, la capitale della regione ma è una passeggiata se confrontata con i giorni passati. Dopo la devastazione causata dallo tsunami del 26 dicembre 2004 sono state ricostruite la maggior parte delle strade e poste limitazioni al traffico pesante, per noi una inaspettata fortuna.
A Banda Aceh, la città più occidentale dell’Indonesia ci aspettano per accompagnarci a visitare il museo dello tsunami e una nave che l’onda ha portato nel centro città. E’ un’esperienza interessante che solo vagamente ci fa capire l’entità del disastro e quello che questa popolazione ha dovuto subire.
Alle sette del mattino successivo ci imbarchiamo sul traghetto che ci porterà a Pulau Weh da dove procederemo fino al Km 0. Siamo emozionati perché è un nuovo punto estremo da aggiungere nella nostra agenda e questa volta siamo anche i primi italiani su un mezzo italiano a raggiungerlo.
La strada sull’isola è molto stretta, trenta chilometri di continui saliscendi tra curve e tornanti ma ne vale la pena. Arrivati sotto la grande torre, posteggio davanti alla grande scritta “Kilometer 0 Indonesia”. Rimaniamo solo un giorno a visitare l’isola e le sue spiagge, passiamo la notte in un albergo a Sabang, una cittadina di pescatori e centro amministrativo, ed alle sette del mattino successivo il traghetto per Sumatra lascia gli ormeggi.
Raggiunta nuovamente Banda Aceh ci mettiamo subito in viaggio. Dobbiamo percorrere la stessa strada dell’andata per tornare a Medan. Sulla via del ritorno facciamo una sosta a Langsa, una città di Aceh dove, sapendo del nostro arrivo, il sindaco ha voluto incontrarci per consegnarci ufficialmente una targa in ricordo del nostro passaggio. Rimaniamo stupiti ma abbiamo imparato che gli indonesiani sono persone estremamente ospitali ed affabili.
Il viaggio prosegue, rimaniamo due giorni a Medan per ritirare i nostri documenti poi prendiamo la via della montagna che ci porterà al Lago Toba e all’isola di Samosir, nel centro di Sumatra. Le strade sono sempre molto impegnative ma il traffico è diminuito, stiamo attraversando foreste e incontriamo solo piccoli centri abitati.
Il lago Toba è un posto di villeggiatura ma turisti ce ne sono pochissimi. Ci fermiamo nel villaggio di Tuk Tuk, un piccolo centro sulla punta di un promontorio dove c’è sempre un po’ di fresca brezza, l’acqua del lago rispecchia le montagne che lo circondano, per un attimo ci si dimentica di essere all’equatore. Anche oggi la giornata inizia con un traghetto, quello per raggiungere Parapat. Proseguiremo su una strada malmessa anche se poco trafficata che attraversando Sumatra ci porterà sulla costa occidentale. Le buche non si contano, ponti di emergenza coperti da tavole, tratti di sterrato e le repentine salite seguite da ripide discese che mettono a dura prova i freni della Vespa.
Per raggiungere Giacarta dobbiamo percorrere ancora molti km, attraversare per un lungo tratto la giungla con salite e discese continue, sembra di stare in un ottovolante. Lungo il percorso visiteremo le città di Paramian, Padang, Bengkulu e Bandar Lampug, in tutte queste località ci aspettano decine di ragazzi Andi, Indra, che con le loro Vespe sono ansiosi di accompagnarci anche se solo per qualche chilometro.
Dopo quasi 6.800 km di viaggio siamo nuovamente a Jakarta, e dopo qualche giorno di relax lasciamo la capitale ed il suo traffico impossibile nella convinzione di non trovarne un altro così caotico… ma stavamo sbagliando.
Quando arriviamo a Bandung il caos nelle vie è peggiore, a malapena riesco a guidare nel flusso interminabile di motorini e sono felice che il motore preparato da Pinasco non dia alcun problema, è proprio un gioiellino.
Arrivati a Yogyakarta, prima di partecipare al raduno Indonesia Scooter Festival, andiamo a visitare i due siti archeologici che hanno reso famosa la città, i templi di Borobudur e quelli di Prambanan.
Allo Scooter Festival sono presenti più di diecimila Vespe, noi siamo una delle attrazioni di questo strano circo composto da persone tanto strane quanto incredibilmente affettuose. Il motto dei Vespisti indonesiani è “Satu Vespa Sejuta Saudara” che significa “Una Vespa un milione di fratelli” e devo dire che per loro è davvero così. In questo viaggio siamo stati guidati da un numero imprecisato di Vespisti che ci hanno fatto conoscere dove e come vivono, un’esperienza davvero unica e molto importante per noi.

Arrivati a Malang, la città alla base del vulcano Bromo decido di fare una cosa non programmata, attraversare il cratere del vulcano che qui chiamano “Il mare di sabbia” per raggiungere la città di Probolinggo sullo stretto di Madura, a est di Giava.
Sarà una traversata davvero impegnativa, una salita con pendenze fino al 30% per raggiungere la sommità del cono vulcanico e undici chilometri di ceneri e sabbia per attraversarlo. I ragazzi di Malang mi fanno da guida ma loro sono scarichi mentre io mi porto un sacco di bagagli. Dopo nove chilometri la Vespa entra nel mare di cenere fino alle pedane, sono fermo. Vicino a noi ci sono alcuni ragazzi con motorini che sembrano aspettarci, ed è proprio così. Loro sanno che in quel punto la gente si insabbia perciò offrono il loro aiuto per risolvere il problema.
La Vespa viene caricata e legata sul piccolo portapacchi del motorino, i bagagli su un altro mente io salgo sul terzo. In pochi minuti si riparte di gran carriera, i ragazzi volano sulle ceneri nonostante il peso del carico. Le grandi ruote affondano ma loro non perdono mai il controllo. In meno di quindici minuti siamo sull’altro lato del cratere, dove scaricano la Vespa chiedendomi un compenso davvero modesto. Saluto tutti e inizio la lunghissima discesa che mi porterà da quota 2.000 fino a livello del mare.
Dopo 38 giorni di viaggio arriviamo a Bali dove ci aspetta Eka Yana, l’amico balinese che terrà in casa la Vespa in attesa del nostro ritorno nel 2020… ma purtroppo a causa del Covid il nostro Vespa World Day Bali 2020 non è ancora arrivato.

È stato un viaggio impegnativo perché non avevamo messo in conto alcuni fattori come le ore di luce e la qualità delle strade, novemila chilometri faticosi ma bellissimi.
Fortunatamente i materiali forniti da Givi ci sono stati utilissimi, i bellissimi caschi modulari color fluo, la borsa cargo impermeabile, l’interfono, il supporto per Garmin e soprattutto le due borse laterali, anch’esse impermeabili e dalle dimensioni perfette per questo viaggio, ci hanno aiutato a rendere il trasporto dei bagagli comodo e sicuro.

Sumatra, l’isola dei sorrisi e degli incontri, delle emozioni, ci resterà nel cuore sempre, abbiamo faticato tanto, rischiato tanto, ma adesso abbiamo tantissimi nuovi amici e tantissimi figli/e adottivi, perché per i ragazzi di Sumatra noi siamo Mamma e Papà.
Un viaggio che consigliamo a tutti soprattutto a coloro che nei viaggi cercano di conoscere la cultura del luogo… e adesso non ci resta che aspettare di poter ripartire.

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