Per alcune persone avventura è sinonimo di Disneyland, comprare una casa o fare un viaggio in auto. Io vedo l’avventura (e l’avventura in moto) come un modo (leggermente) sadico di trovare soddisfazione nella vita estrema o nell’esplorare i confini di uomini e macchine. Mi piace spingermi al limite in condizioni difficili, per godermelo in seguito. Questa è Avventura per me ed è esattamente quello che è successo in Bulgaria e Grecia.Mentre attraversavo la Bulgaria, volevo visitare il monumento di Buzludzha. Si tratta di un vecchio monumento comunista situato in alto sulle montagne. Mi sono svegliato molto presto e ho fatto gli ultimi chilometri verso il monumento. Arrivando lì, la vista era… il nulla. Mentre salivo ho trovato neve, nebbia, vento forte e temperature sotto i -5 °C. Dentro di me speravo che il monumento, che si trovava sulla cima della montagna, fosse sopra le nuvole. Invece ero circondato dal bianco a causa della tormenta. Dopo aver aspettato per quasi 2 ore che il sole spuntasse, tra freddo gelido e neve, riuscivo a malapena a sentire piedi e mani, ho rinunciato. Ho continuato il mio viaggio verso Sud su alcuni piacevoli tracciati fuoristrada. Come faccio a trovarli? Bene, la Bulgaria è piena di strade non asfaltate. Combinando questo fattore con la navigazione in modalità bicicletta si ottengono i migliori percorsi fuoristrada che si possano immaginare! Usando questa tecnica ho attraversato un passo di alta montagna e ho assistito a una delle scene più incredibili della mia vita! I sempreverdi erano coperti di neve fresca, c’erano cavalli selvaggi che sfilavano e poi i crochi che sbocciavano nei campi. Tutto ciò mentre intorno la neve cadeva silenziosamente. Che paesaggio straordinario!Continuando il mio viaggio, ho trovato un ottimo campeggio dove ho potuto ammirare il tramonto e il mattino seguente sono stato svegliato da una scricchiolante brina mattutina sulla tenda e un paesaggio magnifico. Poi ho guidato fino a Melnik per osservare le piramidi di terra erose che sbucano lungo il percorso.

Da Melnik sono poi andato a Salonicco (Grecia) per cominciare finalmente la TET greca. Il paesaggio greco (e le persone) mi hanno davvero stupito! Il Paese è così vario, pieno di montagne, panorami mozzafiato, ulivi, laghi, strade sterrate meravigliose, neve, fango, oykos, feta e ouzo!
Viaggiavo alla piacevole temperatura di 30° C e stavo guadagnando terreno. Ero su una strada sterrata vicino al fiume già da molto tempo e avevo attraversato con successo una serie di pozze di fango. Era mezzogiorno ed ero quasi rimasto senza acqua. Ancora qualche chilometro e mi sarei messo alla ricerca di un buon posto per mangiare. Arrivando a una pozza di fango leggermente più grande, fermo la moto, cerco di analizzare la pozza e la attraverso. O almeno ci provo… a circa ¾ della pozza di fango, il mio fidato cavallo (Belle) si è impantanato, sul serio! La ruota anteriore si era completamente affossata nel fango e la ruota posteriore si comportava più come un irrigatore d’acqua imbottito di steroidi piuttosto che darmi trazione. Scendo dalla moto, scarico i bagagli (fortunatamente le borse soffici laterali Canyon di GIVI hanno un sistema di sgancio rapido e sono impermeabili!), bevo le ultime gocce di acqua, smonto il mio equipaggiamento, saluto il sole, lancio il mio grido di guerra e comincio a tirare e a smuovere la moto fuori dal fango. Ogni volta che cerco di tirarla fuori, lei affonda sempre di più in modo sconfortante. Avrei dovuto insegnarle a nuotare… il mio sistema non funzionerà!
Metto il braccio nel fango e cerco di prendere il lato inferiore della ruota posteriore, ma non riesco a trovarlo. È sepolto nel profondo del fango e, come sospettavo, un grosso masso era situato appena prima della ruota, impedendole di avanzare. Devo trovare dei bastoncini per sollevare la ruota posteriore dal profondo buco nel fango e portarla sopra il masso. Purtroppo non c’era un solo bastone in tutta la zona! L’unica cosa che potevo usare erano piante spinose … che diamine! L’acqua era finita e il caldo non dava tregua…

Poi sento un camion in avvicinamento. Sì, la mia squadra di soccorso sta arrivando! Svolto l’angolo per segnalare la mia presenza, ma con mia sorpresa, anche il camion si è improvvisamente impantanato in una vicina pozza di fango. Tanti saluti al mio salvatore… Grazie al cielo è stato più abile di me ed è riuscito a uscirne da solo. Cerco di spiegare al contadino greco con “mani e piedi” (detto belga che indica che uno “ci sta davvero provando”) che sono bloccato con la mia moto e ho bisogno di aiuto. Qualche minuto dopo tiriamo fuori la moto dal fango ed eccola qui: ritorno ad essere felice e la mia Belle torna sulla terraferma. La carico e continuo il mio viaggio. Ma non per molto… dopo poche centinaia di metri, inizia a comportarsi in modo davvero strano. La fermo e controllo l’olio ma tutto sembra a posto. Rimuovo il tappo del filtro dell’aria e vedo delle gocce d’acqua che arrivano dal filtro dell’aria al coperchio. Questo deve essere dovuto agli spruzzi della ruota posteriore… rimuovo il filtro dell’aria e con mia sorpresa ho creato una piccola fangosa cascata del Niagara…
In qualche modo l’intera scatola d’aria si era riempita di fango e acqua e la valvola di drenaggio era intasata dai sassi. Immagino che abbia a che fare con le lezioni di nuoto nella pozza di fango… ho saltato il pranzo, ho smontato l’intero sistema di aspirazione dell’aria e fortunatamente le macchie di fango si sono fermate appena prima dei carburatori! Dopo un po’ di pulizia “professionale” riassemblo il tutto, premo il pulsante di avvio, sento alcuni colpi di tosse e sputi e alla fine un bel suono: BRAAAP.  È tornata viva e pronta a rombare! Compro del cibo, prendo delle birre e mi accampo all’aria aperta. Per fortuna tutte le mie attrezzature sono rimaste perfettamente asciutte all’interno delle mie borse GIVI e nella borsa da serbatoio Gravel-T!

Continuo il mio viaggio verso sud (verso Atene) e attraverso alcune belle e alte montagne, rimango bloccato più volte nella neve e percorro alcune delle più incredibili strade di ghiaia, terra e asfalto! Arrivando a Zagora, Magnesia, mi ritrovo per la terza volta bloccato nel fango e nella neve, ma questa volta non c’è stato bisogno di un camion e sono riuscito a cavarmela da solo. Non lontano da Volos ho incontrato alcuni motociclisti di enduro greci che mi hanno dato del pazzo quando gli ho mostrato il percorso che avevo fatto.
Alla fine comunque sono riuscito ad arrivare ad Atene dove mi sono preso del tempo per un po’ di turismo “normale” e rilassante! Dopo Atene ho fatto un po’ di avventuroso “Island hopping”: arrampicata su Tinos e Kalymnos. Questa è una delle mete più ambite per l’arrampicata a livello mondiale e probabilmente una delle migliori al mondo! Alcuni amici belgi mi hanno raggiunto via aereo e ci siamo arrampicati insieme per diversi giorni. Divertimento allo stato puro!
Ci vediamo in Turchia.

 

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