Oggi posso affermare con certezza che quella che ho vissuto al confine tra Turchia e Iran è senza dubbio l’esperienza più stressante, spaventosa, rischiosa, calda, sudata, fortunata e gioiosa di tutta la mia vita da motociclista.

 

Da qualche mese, l’Iran aveva iniziato a negare l’ingresso alle moto di cilindrata superiore ai 250CC. Nei gruppi Facebook giravano tantissimi racconti di persone respinte al confine, testimonianze di viaggiatori disperati che non sapevano cosa fare, se cambiare rotta (attraversando il Mar Caspio senza entrare in Iran) oppure optare per soluzioni costose e non del tutto affidabili, come ad esempio organizzare il trasporto della moto a bordo di un camion e richiedere un visto di transito per 10 giorni. In ogni caso, nessuna di queste soluzioni faceva al caso mio: troppi soldi da pagare, poco tempo a disposizione e non intendevo di certo bypassare completamente l’Iran.

 

Ero assolutamente determinato a vedere l’Iran e ci avrei provato con tutti i mezzi a mia disposizione. Da alcune ricerche sul web sembrava che il punto giusto per provare a entrare nel Paese potesse essere l’estremo confine meridionale fra Turchia e Iran, una frontiera notoriamente caotica e poco battuta dai turisti. Avevo comunque messo in conto di avere pochissime chance di entrare, ma decisi comunque di affidarmi alla buona sorte e ai miei “fattori fortuna”:
  • Fattore fortuna n. 1: sul mio carnet di passaggio non era riportata la cilindrata della mia moto, ma solo i KW di potenza motore. Avrei provato a convincere le autorità alla frontiera che 37KW corrispondono a 250CC e che si tratta solo di un’unità di misura diversa, un po’ come avviene con i pollici e i metri.
  • Fattore fortuna n. 2: la mia moto è piuttosto datata (ha ben 22 anni) e ha solo 600CC. Con un po’ di immaginazione, avrebbero potuto scambiarla per una vecchia 250CC con raffreddamento ad aria.
  • Fattore fortuna n. 3: per via delle strade sterrate, i punti della moto con la scritta 600CC avrebbero potuto essere “accidentalmente” coperti di fango, nella speranza che nessuno li notasse.
  • Fattore fortuna n. 4: avrei potuto fingere di parlare inglese poco e male, conquistando in qualche modo l’ingresso nel Paese.

 

La mattina mi svegliai motivato. Con il cuore colmo di speranza e un bel sorriso sul viso mi diressi verso il confine, pregando che tutto andasse secondo i piani.
Non appena raggiunsi la frontiera turca, mi dissero che la mia moto non sarebbe potuta entrare in Iran viste le sue dimensioni. In effetti è una moto piuttosto grande, ma in ogni caso dissi che avevo il carnet di passaggio e che non ci sarebbero stati problemi. “È una vecchia moto, per questo è così grande”…
Gli uomini davanti a me mi guardarono scettici, ispezionarono la moto, parlarono un po’ tra di loro e, non senza qualche esitazione, decisero di farmi passare. Ottimo! Ero già un po’ più vicino all’Iran!

 

 

Accesi la moto facendo meno rumore possibile, tentando di imitare il motore di una vera 250CC, e mi avviai cautamente alla poco rassicurante frontiera iraniana. Mi fermarono subito. Immaginate la scena: io in tenuta da motociclista, temperatura di circa 40°C, zero vento, zero ombra. Sebbene fossi già in un lago di sudore, iniziai a sudare ancora di più, e non certo per il caldo. Di fronte a me, e anche lui vestito di tutto punto nella sua uniforme (benché riparato dall’ombra), un soldato iraniano continuava a fissarmi.
Dopo cinque minuti, aprì il cancello e mi fece passare. Mi trovai di fronte a un altro cancello con una specie di ufficio annesso. Parcheggiai la moto lontano da occhi indiscreti e scesi. La mia gola era secca come il deserto davanti a me e l’adrenalina mi attraversava il corpo mentre cercavo di impedire al tremore di far cadere i documenti dalle mie mani. Calmo! Dovevo stare calmo e prenderlo come un normale controllo di frontiera, cercando di essere il più disinvolto possibile.
Cavolo! Non avevo mai provato un tale stress in vita mia! Chiesi al ragazzo quale fosse la procedura per entrare nel Paese con la mia moto, ma lui non rispose. Pensai che fosse colpa del mio “pessimo inglese” (Fattore fortuna n. 4), ma mi resi subito conto che non capiva una parola.

 

Alla fine, si avvicinò a noi un altro tipo, una specie di tirapiedi (nemmeno lui parlava inglese) che mi fece strada verso il primo obiettivo, ovvero un uomo in un’uniforme lurida seduto a una scrivania sommersa di scartoffie. Parlava in un inglese maccheronico, ma riuscii a capire che mi stava chiedendo informazioni sulla cilindrata e i CC della moto e se potevo indicargli dove erano indicate sui documenti. Gli risposi in un inglese altrettanto maccheronico (Fattore fortuna n. 4) che queste informazioni non erano scritte sul carnet di passaggio e che 37KW corrispondevano più o meno a 250CC (Fattore fortuna n. 1). Mi guardò confuso e iniziò a parlare in persiano con il tirapiedi. Dopo un po’, quest’ultimo prese i miei documenti e se ne andò. Di istinto mi alzai e lo seguii. Cavolo, aveva preso i miei documenti così, senza alcuna spiegazione!

 

Ed eccoci all’obiettivo n. 2: un uomo in un’uniforme pulita seduto alla scrivania, leggermente più ordinata, di un ufficio privato. Doveva trattarsi di un pezzo grosso. Mi diede la mano e iniziò a parlare in un inglese sgrammaticato. Doveva essere il “direttore” di questo posto di frontiera. Ricominciai a sudare, ma cercavo di far finta di nulla: non dovevo fare passi falsi. Mi accompagnò alla moto e, guardandola, iniziò a farmi qualche domanda. Sempre sfruttando il Fattore fortuna n. 4, gli risposi che si trattava di una vecchia moto (Fattore fortuna n. 2). A quel punto il direttore si inginocchiò per guardarla più da vicino, probabilmente alla ricerca di un’indicazione della cilindrata sul telaio o sul motore. Grattò via un po’ di fango (Fattore fortuna n. 3) ma desistette dopo pochi secondi. Immagino che non volesse sporcarsi l’uniforme. Grazie al cielo!

 

Si alzò e mi chiese ancora quali fossero la cilindrata e i CC. Prontamente gli risposi: “Sì sì, due cilindri, quattro tempi!” (Fattore fortuna n. 4). Mi guardò frustrato e seccato: non avevo capito bene quello che voleva sapere (Fattore fortuna n. 4). Così prese carta e penna e scrisse: “CC?”. Risposi sicuro di me: “Sì sì, 250CC! Ma è una moto vecchia (Fattore fortuna n. 2) ed è la stessa cosa di 37KW, come scritto sul carnet di passaggio (Fattore fortuna n. 1)”. Non lo convinsi del tutto, tant’è che si mise nuovamente a ispezionare la moto, ci girò intorno e si fermò davanti alla targa. “Da dove vieni?”, chiese. Con il mio sorriso migliore risposi gentilmente: “Belgio”. Improvvisamente si illuminò e mi disse “Marc Wilmots!”. Quel nome mi diceva qualcosa ma in realtà non sapevo cosa.
Poi mi ricordai che era il mister della nostra nazionale di calcio, ma perché me ne parlava?
A quanto pare era stato il CT della nazionale belga e adesso allena la nazionale iraniana. Iniziammo a parlare delle sue incredibili doti da coach (sebbene io non sapessi niente di calcio) e a citare alcuni famosi giocatori belgi.
L’atmosfera era totalmente cambiata e, mentre lui continuava a tessere le lodi della nazionale iraniana e del suo mister, il tirapiedi che mi aveva preso i documenti ci interruppe per consegnarli al direttore, che tornò alla sua scrivania per firmare il mio carnet di passaggio. Non potevo credere ai miei occhi! Una bella firma decisa sui miei documenti! Ce l’avevo fatta! Riuscii a trattenere a stento l’ondata di ossitocina, dopamina e serotonina che stava invadendo il mio corpo e a dissimulare il mio entusiasmo, cercando di comportarmi con normalità e disinvoltura. Dopotutto era solo una firma per poter entrare in Iran con una moto da 250CC, niente di speciale… Ancora due firme… ed era fatta!

 

Mi diressi con passo deciso verso la scrivania successiva e chiesi all’uomo seduto lì un’altra firma. Questo ispezionò il mio carnet di passaggio, vide la firma del direttore, annuì e firmò. Ancora una!
Arrivai all’ultima scrivania per chiedere la terza ed ultima firma, dissimulando il più possibile la mia euforia. Senza esitare, l’incaricato firmò il documento. Non è incredibile? Il calcio belga mi ha salvato la pelle! Chi lo avrebbe mai detto! Il mio piccolo Paese non smette mai di stupirmi!

 

Così, con un sorriso stampato in faccia, salii in sella alla mia fedele Belle, accesi il motore ed entrai ufficialmente in Iran!

 

GUARDA LA GALLERY

LEGGI ANCHE

Newsletter subscription

NEWSLETTER SUBSCRIPTION

Terms and conditions


GIVI EXPLORER IS A GIVI PROJECT


Social

FOLLOW GIVI