Una celebrità?

Dopo il piccolo crollo emotivo di Mo e Jessi e la giusta dose di strade sconnesse, avventure e sopravvivenza, i due capiscono di aver bisogno di stare un po’ lontani dalla sella per sgranchirsi le gambe e rilassarsi, perciò decidiamo di dividerci. Dopo un ultimo passo di montagna, partiremo per le nostre strade.

Nel frattempo, nelle mie caselle postali di Instagram e Facebook si stanno lentamente accumulando di richieste di entusiasti biker indiani che vogliono incontrarmi. Mi sembra quasi di essere una star! All’inizio lo trovo piuttosto spassoso e divertente, ma presto mi accorgo che non vorrei mai essere Johnny Depp (a parte l’aspetto fisico e i soldi, forse). In India, gli spazi di privacy sono praticamente inesistenti. Da dietro le spalle, perfetti sconosciuti provano a leggere cosa scrivo a mia madre, apprendisti stalker chiamano decine di volte al giorno o ogni volta che mi fermo in un piccolo chiosco dove vendono tè, uomini ultra eccitati mi prendono improvvisamente d’assalto per scattare selfie o fotografare la moto, sedervisi sopra e porre un’interminabile serie di domande, a cui immancabilmente rispondo: “Ti sorprenderò, amico, ma non parlo Hindi! Mi dispiace!”.

La cultura indiana è diametralmente opposta a quella a cui sono abituato, è a volte difficile da sostenere e fa vivere un uragano emotivo di alti e bassi. L’India è troppo folle per essere descritta a parole, ma decisamente fantastica!

La vita in città

Nella lenta discesa dalla montagna, faccio una sosta in un posto molto carino chiamato “Rider Café, Shimla”. Avevo già contattato Rishi, il proprietario, il giorno prima di incontrarlo. E non per una semplice chiacchierata: ho infatti la fortuna di unirmi a lui e a tutta la famiglia per una super colazione tipica indiana preparata dalla madre di Rishi, la cuoca della caffetteria. I sapori, i colori e i profumi sono davvero incantevoli. Che esperienza! Dopo una buona dose di risate e con la pancia piena, dopo esserci scambiati adesivi e dopo aver ispezionato la moto, è il momento di affrontare il gran caldo e la folla. È il momento di Nuova Delhi.

Una città enorme, immensa, gigantesca e frenetica, piena di traffico, persone e… piuttosto inquinata. Alla mia partenza di prima mattina credo di essere pronto alla follia di questa città, ma la vastità e la grandezza di Nuova Delhi mi ha comunque colpito. Per attraversare la città, e poter finalmente proseguire sulla mia strada, ci vogliono ore.

Il Taj Mahal

Confesso di essermi letteralmente innamorato del Taj Mahal (che, tra le altre cose, è E-N-O-R-M-E!). Dopo diversi mesi di viaggio, in un certo qual modo si inizia (involontariamente) a ridimensionare o confrontare tutto quello che si vede. “Oh, non male! Ma sono già stato in un castello molto più imponente in Pakistan”, “Mi ricorda il Grand Canyon, ma più in piccolo…”, e così via.

La visita al Taj Mahal è stata completamente diversa e assolutamente stupefacente: per l’unicità e il fascino dell’intero sito, per i giardini che cominciano prestissimo a riempirsi di turisti (queste sono foto scattate alle 6 del mattino), per come la gente si impegna nei selfie (con abiti e rituali speciali, strane mosse di danza…) e per come, con mia grande sorpresa, sia ancora possibile trovare un po’ di pace e panorami e scorci straordinari. Per una volta, ho apprezzato l’aria inquinata che rende eccezionalmente più belli l’alba e la vista.

Il Taj Mahal è composto da elevatissime quantità di marmo Makrana. Sfortunatamente, la sua bellezza è minacciata dall’acido, il massimo pericolo che incombe sul monumento. Le emissioni involontarie di ossido di zolfo, dovute al traffico stradale, sono all’origine delle piogge acide che tingono il Taj Mahal di giallo (il “cancro del marmo”), lo ossidano e, peggio ancora, lo erodono. Questo danneggia soprattutto le sculture e le decorazioni in pietra. Mi auguro che presto si riesca a trovare una soluzione per preservare questo capolavoro in eterno.

Tic toc…

Purtroppo la mia permanenza in India sta (già) per volgere al termine: un amico in arrivo dal Belgio mi aspetta in Nepal per un po’ di trekking sull’Himalaya.

Come ben noto a noi motociclisti, la comunità dei biker non conosce confini, barriere linguistiche, limiti anagrafici o razze. E questo vale anche per l’India, con i suoi fantastici appassionati di due ruote sempre pronti ad aiutarti, a condividere le loro storie e a farsi un bel giretto. Sulla strada verso il Nepal incontro molti altri biker, con le loro famiglie, che mi ospitano nelle loro case, mi aiutano con le riparazioni, mi accompagnano per un po’ o mi fanno compagnia con il loro buonumore. Grazie di cuore, ragazzi! Non vedo l’ora di poter ricambiare, se mai vi capiterà di passare dal Belgio.

Dopo un paio di giorni arrivo sano e salvo a Katmandu, la città tra le montagne. È davvero incredibile vedere quanto sia diventata grande e come riempia l’intera vallata con le sue strade minuscole, la sua atmosfera accogliente, il suo ottimo cibo e il suo affascinante mix di culture. Ancora una volta, grazie a questa fantastica comunità, riesco a posteggiare la moto nel capanno di un altro biker per le settimane a venire. Questa volta useremo il nostro motore personalissimo per scalare le cime, esplorare la natura e vivere nuove esperienze…

Il trekking sull’Himalaya ci attende!

 

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