L’acqua si stava lentamente insinuando nei miei vestiti come una volpe che si avvicina alla sua preda; lenta ma costante. Avevo appena iniziato il mio grande viaggio e stava piovendo a dirotto da un paio di giorni senza sosta. Ancora positivo e motivato mi sono voluto assolutamente attenere al mio programma: campeggio selvaggio e viaggiare il più possibile fuori strada. Ho capito fin da subito che non tutto sarebbe andato come avevo previsto.

Il settimo giorno di guida sotto la pioggia scrosciante mi ha quasi sconfitto. Ero esausto e il terreno indicibilmente viscido, il fango si appiccicava dappertutto. “Dai, puoi farcela!”, Mi son detto, “Questa sarà l’ultima volta!”. La moto era caduta nel fango per la settima volta in un giorno…
All’inizio dell’aprile 2019 ho intrapreso un grande viaggio in solitaria dal Belgio all’Himalaya con la mia moto. I miei obiettivi: non prendere autostrade, viaggiare il più possibile fuori strada, fare campeggio selvaggio e stare con le persone il più possibile, cercando di fare arrampicate in ogni paese che visitavo.

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando ho cominciato a cullare l’idea di viaggiare per il mondo. Non in bici però – troppo lento; non con i mezzi pubblici: quando sei in treno non puoi dire semplicemente “Ehi, fermati qui! Voglio vedere quel posticino laggiù”. Volevo viaggiare in moto: si possono coprire grandi distanze, si può fermarsi dove e quando si vuole, portare più bagagli rispetto ad un viaggio “zaino in spalla”, ma riuscire ad avere sempre la stessa interazione con la gente del posto e l’ambiente circostante. Percorrere le strade più belle che si snodano tra le valli, campeggiare nella natura con un tramonto incantevole, essere svegliato dal sole che sorge o attraversare i percorsi più emozionanti in sella alla mia moto. Questo è quello che avevo in mente! Naturalmente, ero consapevole che ci sarebbero stati anche giorni meno belli, con battute d’arresto e qualche disavventura. Pertanto, ho cercato di preparare me stesso e la moto al meglio.


 
Sempre più bagnato!
Mi sono ritrovato fradicio, un po’ per la pioggia, ma soprattutto per il sudore provocato dagli sforzi disperati di rialzare la moto. Scarica tutti i bagagli, cerca di piantare bene i piedi a terra, mettiti contro la moto e cerca di sollevarla. I miei piedi scivolavano via costantemente, e durante i pochi momenti in cui ho avuto una presa decente, la moto è scivolata sprofondando sempre di più, invece che rialzarsi. Finalmente! La moto è in piedi. Ricaricala e riparti! Cerca di riprendere un po’ di attrito e va’ dritto senza scivolare lateralmente. In quel momento, stavo andando piano, faticosamente lento. Mi ci sono voluti circa 3 secondi per fare 1 metro. La mia velocità media? Tra 1 e 2 km/h. Avevo ancora bisogno di fare qualche altro chilometro prima di raggiungere un terreno migliore con colline erbose. Per poi … lasciar cadere la moto per l’ottava volta nella stessa giornata. Completamente esausto, ricomincio il rituale: scaricala, posizionati, prova a rialzarla, scivola via, prova con più impegno, … In questi momenti inizi a metterti in discussione: perché lo sto facendo? Ed è proprio questo che volevo fare? Senza emozioni continuo il mio viaggio, passo dopo passo…
Finalmente raggiunte le colline erbose, con la mente piena di dubbi sul perché della mia partenza, inizio lentamente la mia discesa sotto la pioggia battente. All’improvviso vedo una coppia che sale la collina. Vado da loro e chiedo dove posso trovare la strada sterrata più vicina perché non ne potevo più del fango. Dopo una breve conversazione sul mio viaggio, la donna apre il suo zaino e mi offre una tazza di tè caldo. “Questo è tipico tè serbo”, mi disse. È stato il tè più buono che abbia mai bevuto! Mi hanno offerto i loro biscotti, sbucciato un’arancia, mi hanno offerto altro tè e alcune noccioline. Era idilliaco, ciò a cui tutto attorno ruota!

Completamente ricaricato e piacevolmente stupito dall’esperienza e dal tè caldo, ho salutato la fantastica coppia accogliente e mi sono diretto verso terreni più battuti. Arrivato in un villaggio vicino al confine rumeno, un’altra coppia si avvicina spontaneamente a me e mi chiede se ho bisogno di un posto dove dormire. Rendendomi conto che tutti i miei vestiti erano sporchi e bagnati, accetto volentieri l’offerta e mi accompagnano a casa loro. Arrivati lì, mi spiegano che anche loro sono motociclisti e hanno avuto compassione per me al vedermi infangato e bagnato. Mi offrono del cibo delizioso, asciugano tutti i miei vestiti, mi puliscono a pressione la moto e mi presentano anche il loro club locale di motociclisti. Per poterli ringraziare per la loro ospitalità, cerco di offrirgli un giro di birre a mie spese, ma loro lo rifiutano fermamente e dicono che non sono autorizzato a pagare nulla dal momento che sono loro ospite. Che popolo meraviglioso!

In quel momento ti rendi conto che il viaggio non riguarda strade o sentieri perfetti, quanto è bella la tua moto o quale attrezzatura usi. Non si tratta di quanti paesi visiti e dove stai andando. Per me, tutto ruota attorno all’esperienza, all’ospitalità delle persone e alla natura che attraversi!
Tutto ciò che prepari e pensi che sia importante, prende tutto un altro aspetto in strada.
Non puoi anticiparlo o pianificarlo come vorresti. E per me va bene così! L’adattamento, il cambiamento e i passi nell’ignoto sono l’avventura stessa!

Durante le prime due settimane del mio viaggio, ho attraversato l’Europa dell’Est: Belgio, Lussemburgo, Germania, Francia, Austria, Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Romania e Bulgaria. Seguendo principalmente il Trans Euro Trail. Si tratta di un percorso fuoristrada che va dal sud al nord dell’Europa. Anche se ha piovuto per l’80% del tempo, sono riuscito a godere quei pochi momenti in cui il sole faceva capolino. L’Europa dell’Est è così diversa, bella e talvolta intimidatoria. Ha montagne incredibili, l’ospitalità della gente è così genuina e inoltre ci sono anche molti cani… Fortunatamente la maggior parte di loro sono innocui e solo curiosi di sapere cosa diavolo stai facendo da quelle parti con una moto…

 

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