Hai bisogno di sale?

Durante il viaggio verso il confine indiano rimasi senza sale e così decisi di riempire la mia saliera con un po’ di sale fresco. La seconda più grande miniera di sale al mondo si trova in Pakistan ed è famosa per il suo sale rosa dell’Himalaya. Produce più di 350.000.000 kg di sale all’anno (direi abbastanza per riempire anche la mia saliera) e si sviluppa su 19 livelli, che si estendono per 730 metri all’interno della montagna, e su 40 km di tunnel. Si stima che vi siano ancora dai 100 ai 600 milioni di tonnellate di sale da prelevare, sufficienti dunque per salare le nostre patatine e le nostre cene per un paio d’anni ancora.

All’interno della miniera è presente una replica del Minar-e-Pakistan, una statua di Allama Iqbal, una piccola moschea, una riproduzione della Grande Muraglia cinese e una della Mall Road di Murree.

Dopo aver fantasticato abbastanza sui cibi salati, mi diressi a Lahore, capitale del Punjab, seconda città del Pakistan per dimensioni e tempio della gastronomia. Caratterizzata da stradine caotiche, traffico frenetico e da una lunga (e sanguinosa) storia religiosa, è conosciuta per la cucina Punjabi e per

la moschea di Badshahi (o moschea imperiale), costruita nel 1671 dall’imperatore Aurangzeb. È la masjid più grande dell’era Moghul, nonché il luogo più iconico di Lahore. In seguito alla caduta dell’impero Moghul fu usata come presidio militare prima dai Sikh e poi dall’impero britannico. Molte anime riposano ancora in questo luogo.

Dopo aver gustato la mia ultima Halwa Puri accompagnata da una squisita lassi con tanto di crosta di yogurt, ripresi il viaggio verso il famoso confine tra Pakistan e India.

Pakistan e India: nemici-amici.

L’attraversata del confine pakistano verso l’India (confine Wagah) è probabilmente la più memorabile di tutte. Ogni giorno, infatti, si svolge la cerimonia di chiusura del confine, allo stesso tempo stravagante e sorprendente.

Ammainare le bandiere presenti al confine Attari-Wagah è diventata una pratica militare quotidiana a cui le forze di sicurezza di India e Pakistan si attengono dal 1959.
Questa sorta di sfida prevede rapide mosse paragonabili a passi di danza, ad esempio sollevare le gambe il più in alto possibile, e lo sfoggio di lunghi baffi da parte dei soldati. Si tratta di una rappresentazione simbolica della rivalità tra i due paesi, ma anche della loro fratellanza e cooperazione. È piuttosto interessante vedere affrontarsi questi due “nemici-amici”.

Tornando verso la mia moto, ne riconobbi una familiare: era Roxies Fireblade! Insieme, viaggiammo di notte verso la città successiva: nonostante la solita mucca quasi investita in autostrada e lo slalom tra le buche polverose, arrivammo sani e salvi ad Amritsar.

Il luogo più sacro dell’India

Il tempio d’oro, Harmandir Sahib, è il Gurdwara (o tempio Sikh) più sacro del Sikhismo, nonché importante meta di pellegrinaggio. È un luogo di culto accessibile a tutti, ed è possibile visitarlo liberamente e addirittura recarvisi per mangiare o dormire senza pagare nulla.

Oltre 100.000 persone visitano il tempio ogni giorno, o meglio, giorno e notte. Le persone arrivano in questo luogo per rilassarsi, pregare, fare un bagno, mangiare, dormire, fare volontariato o semplicemente per parlare con qualcuno. La mia “visita serale” si trasformò presto in una visita notturna, tra cibo, interessanti chiacchierate con la gente del posto e nuovi incontri. Un luogo davvero spirituale e di ispirazione!

I belgi e la birra

Considerando lo stretto legame che unisce un belga e la birra, rimanere sobrio per oltre un mese in Pakistan, paese dalle severe leggi islamiche, è stata una vera e propria prova di resistenza. L’ingresso in India si trasformò quindi in una caccia alla birra, nel vero senso della parola. Tutte le mie voglie vennero placate da un piccolo birrificio dove mi offrirono un’incredibile degustazione di birre e hamburger che mi lasciò in un leggero stato di ebrezza prematura, ma senza rimpianti. Devo ammettere che la birra indiana non è affatto male!

Il giorno peggiore per trovare un alloggio

Incontrai due tedeschi, Jessi e Mo, che viaggiavano in moto come me (seppur in due) e decidemmo di proseguire insieme per un paio di giorni. Optammo per un viaggio verso Killar per affrontare una delle strade più pericolose del mondo, ovvero quella tra Killar e Kistwar, ricavata tra pareti rocciose e vedute mozzafiato, un percorso ad ostacoli che ti porta ad attraversare fiumi, passaggi fangosi e addirittura a passare sotto una cascata. L’idea ci incuriosiva.


Gli imprevisti iniziarono già al passo di Sash, chiuso a causa delle recenti nevicate. A nulla valsero i tentativi di corruzione dei militari fermi al checkpoint, quindi, relativamente infastiditi dalla situazione, decidemmo di tornare indietro e partire da Kishtwar alla volta di Killar per imboccare il passo Rohtang.

Percorrere la strada che collega Kishtwar a Killar è assolutamente fantastico! Aria fredda e valli verdi ci diedero il benvenuto. Passammo attraverso la regione islamica dell’India (a nord ovest), per certi aspetti simile al Pakistan, ma dall’atmosfera più cupa. Dopotutto, è noto che il governo indiano non veda di buon occhio i musulmani e questo si traduce in una presenza militare imponente in questa regione e in un clima decisamente sommesso.

Il secondo giorno, i panorami e le valli ci apparvero ancora più spettacolari e impressionanti: la neve imbiancava le cime delle montagne mettendo in risalto le ripide valli. Purtroppo, a causa di lavori lungo il nostro percorso (che prevedevano anche l’uso di esplosivi), fummo costretti ad attendere 3 ore e a perdere quindi una considerevole quantità di tempo. In più, viste le piogge torrenziali dei giorni precedenti, avevamo davanti a noi un perfetto percorso off-road, ma incredibilmente lento.

Mo e Jessi viaggiavano entrambi sulla loro Teneré 750 e, come potete immaginare, attraversare fango e fiumi non era così facile per loro… per niente, direi.

Il sole stava ormai per abbassarsi, così come il livello di energia di Mo. Finimmo per guidare a lungo nell’oscurità su una strada insidiosa costeggiata da ripidi versanti, sotto le cascate e cercando di evitare le buche o anche solo di rimanere in sella.

Non potevamo più continuare a fermarci, scendere e provare a far ripartire la moto migliaia di volte. A un certo punto la batteria di Mo si scaricò completamente, così finimmo per spingerla insieme ad altri cinque uomini del posto fino a raggiungere una sorta di accampamento per gli operai stradali. Non c’erano hotel nei dintorni, nessuno parlava inglese, non sapevamo dove piantare le tende ed era freddo e buio. Chiedemmo agli operai un posto per dormire, ma nulla da fare. Per fortuna, un ragazzo molto gentile decise di ospitarci offrendoci anche dell’ottimo riso con dhal.

Fu una giornata decisamente intensa… Mo e Jessi erano completamente esausti ed esauriti. Jessi ebbe un vero e proprio crollo emotivo e non aprì bocca né chiuse occhio per l’intera notte. Così cercai di parlare un po’ con Mo per provare a calmarlo e farlo riposare. Ma il viaggio non era ancora finito…

Fortunatamente, il giorno successivo si rivelò migliore. Jessi riuscì ad affrontare la situazione e Mo si riprese un po’. Anche le condizioni della strada migliorarono e il sole splendeva nel cielo. Nonostante il carburatore di Mo iniziasse a fare i capricci, riuscimmo ad arrivare tranquillamente a Killar. Avevamo disperatamente bisogno di un giorno per riposare e riparare le moto.

 

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