La prima volta su una moto

Quando Jonas, il mio migliore amico, è venuto a trovarmi durante il mio viaggio, abbiamo deciso di noleggiare una moto e partire insieme verso nord, addentrandoci nella catena montuosa del Gilgit Baltistan. Non avendo mai guidato una moto prima, men che meno nel caotico traffico pakistano E dall’altra parte della strada, questo piano forse non è stato il massimo dell’intelligenza. Ciononostante, eravamo entrambi elettrizzati all’idea di viaggiare insieme, quindi gli ho fatto un corso accelerato su “come guidare una moto” nello scantinato del nostro hotel a Islamabad. Ed eccolo là: Jonas ha avuto il suo battesimo come motociclista, pronto per il folle traffico pakistano e le terribili condizioni delle strade in montagna!

Il tentativo di abbandonare una città di quattro milioni di abitanti, il nostro PRIMISSIMO giorno sulla moto, in un paese straniero in cui si guida dall’altra parte della strada, è finito per essere più lento del previsto. Tre ore, uno specchietto rotto, un manubrio piegato e alcuni lividi dopo, siamo riusciti a lasciarci alle spalle la caotica città e le sue baraccopoli. Attraverso l’aria pesantemente inquinata, finalmente potevamo vedere alcune vette che si innalzavano all’orizzonte. Comparivano strade più calme, vallate spettacolari e villaggi pittoreschi.
Il secondo giorno sulla strada è trascorso decisamente meglio ed entrambi abbiamo iniziato a goderci l’avventura. Due migliori amici che attraversavano in moto una delle catene montuose più belle e suggestive al mondo: difficile non godersela. Siamo arrivati in una valle con panorami superbi del monte Rakaposhi (7.788 m). Rakaposhi significa “coperto di neve”, ma è chiamato anche Dumani “madre della nebbia”.

Un negoziato con la polizia

Arrivati a Gilgit, ci siamo preparati per la nostra escursione di tre giorni a Rusk Peak (5.100 m), per poi proseguire verso la Valle di Hopar. La notte prima della partenza, il poliziotto locale che abbiamo incontrato nella cucina dell’hotel ci ha detto che non eravamo autorizzati a scalare da soli la montagna e avremmo dovuto assumere una guida. Non ci eravamo organizzati, quindi abbiamo iniziato a negoziare con il poliziotto e alla fine abbiamo trovato una soluzione. Se avessimo scritto su un foglio di carta che eravamo “alpinisti esperti”, e che ce la saremmo cavata perfettamente durante l’escursione, per lui sarebbe stato sufficiente!


Siamo partiti presto, ci siamo inerpicati oltre la morena e siamo scesi lungo il primo ghiacciaio. Il ghiacciaio Bualtar è facile, quindi non sono stati necessari né i ramponi, né le funi. È largo un chilometro circa e il sentiero è abbastanza facile da seguire. L’attraversamento del ghiacciaio ci è sembrato più come una camminata sulla terraferma e sulle rocce, con un po’ di neve o ghiaccio sparsi qua e là, ma in realtà sotto i nostri piedi c’era ghiaccio vecchio di svariate centinaia di anni che si è formato intrappolando alcune rocce franate. Il secondo ghiacciaio che abbiamo attraversato è stato un po’ più avventuroso, con grandi blocchi di ghiaccio e alcuni crepacci, ma sempre molto agevole. Abbiamo percorso altri otto chilometri e siamo arrivati a una bellissima oasi con alcune viste spettacolari! Accamparsi in un luogo così paradisiaco è sempre molto gratificante. Meteo perfetto, accampamento ideale, vista sulle montagne, un ruscelletto per l’acqua e lavarsi, e il tuo migliore amico! Cosa potresti volere di più?

Essendoci fermati al limite della vegetazione arborea, è stata l’ultima volta che abbiamo potuto accendere un falò prima di addentrarci più in alto tra le fredde montagne. Quindi ce lo siamo goduto al massimo!

Dopo un lunghissimo secondo giorno di camminata, con Jonas che soffriva un po’ di mal di montagna, finalmente siamo arrivati al Rush Lake (4.600 m) e ci siamo accampati. Un’altra gemma con bellissimi panorami su svariate cime di oltre 7.000 m, un lago di montagna e bufali selvatici. Da lì ci saremmo diretti verso il Rush Peak (5.100 m), lasciando la nostra attrezzatura da campeggio al lago. Entrambi avevamo un certo odore, talmente forte che persino gli yak sono usciti dall’acqua e si sono allontanati, quindi abbiamo deciso di fare il bagno nudi anche noi, immergendoci nelle acque a 4ºC del lago!

Pochi secondi dopo, i nostri amati strumenti di fertilità si sono amaramente pentiti della nostra decisione e ci hanno implorato di uscire immediatamente dall’acqua! Dopo un’ottima cena ci siamo sentiti completamente rianimati e Jonas stava meglio. Siamo partiti per una piccola escursione verso il “Picco Dorato” o “Spantik” (7.027 m), che si merita in pieno il suo nome! La parete nord-ovest presenta un itinerario di arrampicata eccezionalmente difficile, chiamato il “Pilastro Dorato” che è visibile nelle immagini. È stato davvero notevole avere una camera di letto con questi panorami.

Di prima mattina siamo partiti per il Rush Peak e siamo arrivati in cima intorno alle 8. In lontananza abbiamo potuto avvistare il K2, che con i suoi 8.611 metri è la seconda vetta più alta al mondo. Ammirarlo da circa 160 km di distanza è stato davvero emozionante!
Siamo tornati al Rush Lake, abbiamo tolto l’accampamento e ci siamo gustati la colazione. Quindi ci aspettava la lunga discesa…

Una discesa disperata

Ci sentivamo piuttosto pieni di energia e in 1 ora siamo scesi di 900 m circa (ci avevamo messo 3 ore in salita).
Siamo arrivati alla nostra prima sosta notturna, abbiamo preparato il pranzo e ci siamo riposati un po’. Sfortunatamente, Jonas stava iniziando nuovamente a sentirsi male e ha vomitato tutto il pranzo, che aveva mangiato pochi minuti prima. Si è riposato ancora un po’ e 20 minuti dopo eravamo di nuovo in cammino. Ma non per molto…

Jonas ha vomitato ancora, e ancora, e ancora… Ogni volta che cercava di mangiare o bere anche solo qualcosina, il suo stomaco lo rifiutava istantaneamente. Ci siamo riposati un po’, mi sono preso metà del suo bagaglio e abbiamo continuato lentamente la nostra discesa. Il sole cocente era alto nel cielo e avevamo ancora un bel po’ di strada da fare a piedi. Jonas stava iniziando a somigliare a uno dei personaggi di “The Walking Dead”.

Svariate ore dopo era completamente disidratato e debolissimo. Dovevamo ancora attraversare due ghiacciai e riarrampicarci sulla morena, quindi ho deciso di portare il suo intero zaino insieme al mio per cercare di facilitarlo un po’. Passo dopo passo, camminando 5 minuti e riposandoci altri 5, siamo andati sempre più avanti e alla fine siamo riusciti a tornare all’hotel a sera inoltrata. Jonas non aveva né mangiato, né bevuto nulla da oltre 7 ore, e avevamo camminato sotto il sole cocente, quindi aveva disperatamente bisogno di alcuni farmaci per sopprimere la nausea e il vomito. Ho chiesto aiuto al proprietario dell’hotel, e mi ha detto che c’era una specie di farmacia nel villaggio prima di questo. Siamo saltati sul suo scooter e siamo scesi lungo la vallata. “Poca benzina”, ha detto, e abbiamo iniziato a scendere in folle, senza luci, lungo la pista rocciosa. Fortunatamente era appena spuntata la luna.

Un lago lussureggiante

Il mattino dopo, Jonas si è svegliato abbastanza bene ed è riuscito a mangiare e bere come si deve. Si sentiva ancora molto debole, ma non troppo, e abbiamo caricato lentamente i bagagli sulle nostre moto per scendere lungo la vallata. Abbiamo deciso di dirigerci verso la Valle di Naltar e accamparci un po’ più in alto, vicino a un bel lago per rilassarci un po’. La valle è famosa per il suo spettacolare paesaggio montano, e alla sua estremità ci sono tre laghi che sono chiamati dagli abitanti locali: “Chimo Bari” (Lago dei Pesci), “Chakar Bari” (Lago delle Molte Fini) e “Bodolok Bari” (Lago Torbido).

La strada per i laghi era piuttosto ardua, con tantissime rocce sparse, attraversamenti lungo il fiume e ripidi pendii. Specialmente per qualcuno che guidava su due ruote da una settimana soltanto… Jonas ha lasciato cadere la moto alcune volte, ha imprecato un po’ di più, l’ha fatta cadere ancora… Alcune pendenze sono andate meglio di altre, in alcune ho dovuto dargli una mano, ma lui ha continuato a insistere finché alla fine ce l’abbiamo fatta!

La Valle di Naltar ha 3 laghi, tutti assolutamente mozzafiato. Non avevamo mai visto colori così saturi e profondi in un lago. L’acqua era trasparente e di un blu intenso. Sul fondo abbondava una vegetazione lussureggiante di piante acquatiche verdi e gialle, che creavano un’atmosfera assolutamente magica.  Ci siamo accampati velocemente e siamo saltati nell’acqua cristallina dai toni blu-verde-giallo. L’esperienza è stata da togliere il fiato (sia per il panorama che per l’acqua freddissima). Ce la siamo presa con calma durante la nostra giornata ai laghi per ammirare le viste spettacolari.

 

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