12 giorni di trekking

Ilka, una mia amica, viene a trovarmi per fare un po’ di trekking sulle cime nepalesi dell’Himalaya. Caricati i nostri bagagli sulla mia moto, partiamo per le montagne. Una stretta valle tra le montagne è il punto di partenza per i nostri 12 giorni di trekking sull’Himalaya.

Scegliamo di esplorare le cime meno conosciute della regione del Ganesh Himal. Perché? Vogliamo evitare l’affollato circuito turistico di Anapurna o la regione dell’Everest e avere un assaggio del vero Nepal, ovvero villaggi montani incontaminati e cultura autentica della gente del posto.
Nessuna guida, nessun accompagnatore, niente turisti, niente coca-cola, niente hamburger né pizza. Solo ed esclusivamente Dal Bath, il piatto nazionale del Nepal.

Dopo una giornata di trekking molto nuvolosa, finalmente esce il sole, che ci regala l’incredibile spettacolo naturale del Langtang Lirung (7227 m) avvolto dalla luce. I tramonti sulle montagne sono di una bellezza sconvolgente!
Nel corso del nostro trekking, ci imbattiamo in tantissime bandiere di preghiera buddiste e tibetane dai mille colori. È facile trovarle appese lungo i sentieri e le cime dell’Himalaya. Su di esse sono scritte delle preghiere che il vento porta via con sé. Vengono appese per benedire i luoghi in cui si trovano e le zone circostanti.

 

Una vita piena di difficoltà

La vita sulle montagne non è di certo facile! Incontriamo una bambina di 4 o 5 anni. Vive con i genitori che gestiscono una pensione a 4000 m di altezza su un passo montano. Gioca con una racchettina da tennis di legno fatta a mano e una pallina. Non ha nient’altro, ma sembra davvero felice del suo gioco!

Qui, anche d’estate, le temperature possono scendere sotto lo zero e di notte soffia spesso un forte vento gelido. La notte è fredda e lunga. Per noi è solo un giorno, ma per loro è così ogni giorno, ogni settimana, ogni anno… Ci vuole davvero una gran forza per resistere!

In quella pensione impariamo a fare i MoMo, i ravioli tradizionali del Nepal. È un’esperienza eccezionale. Non è facile e ci vuole molta abilità manuale, ma dopo qualche tentativo riusciamo a farne qualcuno con un aspetto decente; il gusto però era come quello degli altri.

“Il sole sta tramontando e il giorno finisce, gli ultimi raggi colorano la valle che si impreziosisce. Guardiamo il sole scomparire e la notte lentamente apparire.”

Quando il sole tramonta, un nuovo mondo sorge! Le stelle fanno da sfondo alle montagne e restiamo solo noi e i proprietari della pensione.

Per attraversare le valli più ripide o i fiumi, camminiamo spesso su enormi ponti d’acciaio sospesi nel vuoto. Questi collegano tra loro i diversi villaggi e sono fondamentali visto che i centri abitati sono accessibili solo a piedi o in sella a un asino. In più, consentono di evitare ore e ore di cammino lungo valli e fiumi impervi. Qualsiasi tipo di merce viene trasportata a dorso d’asino perché i sentieri sono inaccessibili alle macchine. È davvero affascinante. Spesso però, purtroppo questi ponti vengono distrutti da terremoti o frane.

Alla fine ci congediamo dalle alte vette dell’Himalaya e iniziamo a scendere attraverso le risaie e i campi di miglio. Lo scenario cambia drasticamente e passo dopo passo l’aria diventa sempre più calda e umida. Voltandoci, vediamo le cime innevate e già sentiamo la mancanza del clima fresco delle vette.

Qualche giorno dopo salutiamo il gigante del mondo e torniamo in autobus al nostro punto di partenza per poi tornare in moto a Kathmandu con un forte senso di soddisfazione e i piedi che reclamano un po’ di riposo.

Dunque, è giunta la fine?

Il mio programma di viaggio iniziale, al quale avevo tenuto fede, era quello di viaggiare in moto dal Belgio all’Himalaya. È stato un viaggio incredibile, ricco di esperienze e momenti da ricordare. Ma ora viene la parte difficile: il trasporto della moto fino in Belgio. Uno scherzetto non da poco, o sbaglio?

Durante la traversata della Cina incontro una coppia di motociclisti australiani che vogliono spedire le loro moto dall’India in Australia. Li incontro a dicembre, dopo aver lasciato Chandigarh. L’Australia non è proprio dietro l’angolo, ma è certamente una destinazione più conveniente del Belgio e, in più, Daylen si occuperebbe dell’80% della logistica.

Un’offerta che non posso di certo rifiutare.

Quindi torno in India, fino a Chandigarh. Pulisco accuratamente la moto (due volte, perché in Australia sono molto severi se si parla di possibile contaminazione o di rischi biologici) e la chiudo in un container con altre 6 moto dirette a Brisbane, Australia.

Ma come sappiamo, le navi non sono molto veloci, specialmente quelle da carico. Il tempo di arrivo previsto è metà febbraio, quindi prenoto un volo per la Thailandia con l’intenzione di recarmi a Tonsai e dedicarmi a qualche arrampicata. Durante il secondo mese di attesa, decido di recarmi in Laos per esplorare la regione di Thakek e scalare le sue incredibili pareti calcaree.

Givi ha uno stabilimento in Malesia: visto che sono nei paraggi, penso che sia una bella occasione per visitare la fabbrica e unirmi all’evento locale dedicato alle moto. Mi prestano una moto e ci dirigiamo verso gli altopiani di Cameron, dove giungiamo in un’oasi verde ricca di piantagioni di tè circondate dalla lussureggiante foresta pluviale. Insieme ai miei compagni parliamo dei nostri viaggi e delle nostre avventure, condividiamo le nostre storie sulle due ruote davanti a un barbecue. Un’ esperienza pazzesca!

 

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Per chi vive il viaggio in moto come un’avventura, GIVI propone un’ampia gamma di accessori dedicati alle situazioni piu estreme:

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