Bisognoso di curare il mio mal d’Africa, per l’estate 2017 organizzo un viaggio attraverso Sudafrica, Botswana e Namibia. Questa volta non sarò solo: Chiara, la mia ragazza, ha deciso di venire con me.
Ho pianificato un percorso che supera i 10.000 km e che tocca tre Stati confinanti ma molto diversi tra loro permettendomi di attraversare paesaggi che cambiano repentinamente, passando dalle montagne alla savana, dai deserti alle foreste.
Un’avventura come questa richiede qualche mese di preparazione per organizzare spedizione moto con container, voli aerei e itinerario. Il viaggio è fissato per agosto.

LA PARTENZA

Il nostro viaggio inizia a Durban, città del Sudafrica bagnata dall’Oceano Indiano.
Dopo aver ritirato la moto nella sede dello spedizioniere facciamo rotta verso Pretoria, a nord, tappa di avvicinamento al Botswana che raggiungeremo il giorno successivo.
L’ingresso nel Paese è velocissimo: in 20 minuti al massimo si attraversa la frontiera. Tutto mi sembra facile; probabilmente questa sensazione è rafforzata dall’abitudine alle lungaggini burocratiche e alle interminabili attese dei viaggi in Nord Africa e in Medio Oriente.

Il paesaggio intorno a noi cambia in poche ore passando dalla savana con il caratteristico bush, al deserto nel Kalahari per poi mutare completamente quando arriviamo a Maun, cittadina a sud del Delta dell’Okavango. Questo fiume, non sfocia in mare ma si disperde in una palude che comprende anche una riserva naturale, un ecosistema unico. L’ampiezza del suo delta è secondo al mondo soltanto a quello del fiume Niger e al suo interno ospita elefanti, ippopotami, coccodrilli oltre ai grossi felini e molte specie di uccelli.

Dopo 3 giorni di safari torniamo in sella per raggiungere la Namibia; entriamo nel Paese percorrendo la Caprivi strip, costeggiando il confine angolano, e nei giorni successivi arriviamo a Opuwo, capitale dei popoli Himba ed Herrero.

Scendendo a sud visitiamo il grande parco Etosha e nei giorni che seguono arriviamo a Swakopmund, località lungo la costa atlantica, porta d’ingresso per il deserto del Namib con la caratteristica sabbia rossa e le sue dune alte oltre 300 metri. La particolarità di questo deserto è anche un’altra: esso occupa la parte costiera occidentale della Namibia affacciata sull’Oceano Atlantico.
Percorriamo piste polverose piene di buche, a volte con dei passaggi su sabbia che, a moto carica e con il passeggero, rendono la guida piuttosto impegnativa.

Al rientro in Sudafrica veniamo accolti da un freddo insolito. In questa parte del mondo siamo in inverno ma solitamente le temperature sono mediamente miti. Attraversiamo la zona del Karoo, da Upington a Kimberly per poi puntare al Lion Park di Johannesburg.

Nella nostra discesa verso Durban ci avviciniamo al Lesotho attraversando la catena montuosa del Drakenberg (le montagne dei draghi) e il Golden Gate Highlands National Park, area nota per le sue scogliere di arenaria.

Tornati al punto di partenza, spendiamo gli ultimi giorni rimasti per riposarci e per sbrigare le formalità di trasporto delle moto.

In questo viaggio ho visto un’Africa alternativa a quella che ben conoscevo, incontrato persone molto diverse e visto animali che solitamente si guardano nei documentari televisivi.
La veterana Transalp 650 e l’equipaggiamento si sono comportati in maniera egregia.
Mi rendo conto che il mio mal d’Africa non fa che peggiorare, ma a tutto questo c’è rimedio… basta tornarci!

Visti necessari:

nessuno. Tutte le formalità doganali vengono espletate in frontiera compilando i moduli per l’immigrazione e presentando il passaporto.

Pernottamenti e pasti:

Tutti i Paesi visitati sono attrezzati per accogliere turisti. Si parte dal campeggio e dall’ ostello per arrivare ai lodge a 5 stelle, da 500 euro a notte.
Numerosi i ristorantini e le catene di fast food. Da questo punto di vista spesso si ha l’impressione di trovarsi in un ambiente tipicamente occidentale.

 

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