L’arrivo in Argentina è stato quasi deludente: per strada le insegne dei negozi portano nomi italiani e tutti hanno almeno un nonno proveniente dal Bel Paese. La città sembra un misto tra Madrid e Parigi. Ci sorprende che la gente ci descriva come pericolosissime le strade a ridosso delle vie, come il Caminito, intasate dai turisti. Altre due settimane fermi, ospiti della congrega laica dei Fratelli Maristi: dovevamo visitare i loro centri in cui si occupano dei tanti minori a rischio, ma finiamo con l’essere noi quelli sotto tutela. Una febbre altissima e insistente mi fa credere di essermi beccato la malaria. In realtà è l’ansia per la moto che tarda ad arrivare e il pacco di soldi che abbiamo speso per la spedizione.

 

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Finalmente ripartiamo: andiamo verso sud, in Patagonia, per raggiungere la Terra del Fuoco e Ushuaia. Giorni infiniti di nulla assoluto, guidando dalla mattina presto fino a notte. Ma la gente è felice di incontrarci e spesso passiamo la notte in casa di figli o nipoti di emigranti italiani con i caloriferi sempre accessi e a temperatura da fusione nucleare. A Ushuaia ci arriviamo con la neve, e riusciamo a scappare prima che arrivi l’inverno vero, quello sotto zero che blocca tutto.

 

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Risaliamo lentamente la cordigliera delle Ande, percorrendo centinaia di chilometri su strade sterrate, battuti da un vento fortissimo e gelido. Sicuramente la parte più difficile del viaggio, anche perché ormai siamo davvero stanchi: ci resta poco tempo per finire il giro previsto e la routine ci sta facendo male. Man mano che torniamo a nord le giornate si allungano e le temperature si alzano. I Locali che ci ospitano ci raccontano le leggende dei santi laici che qui sono molto rispettati: Il Gauchito Gil e la Difunta Correa. Sono santi d’amore e d’anarchia che la chiesa non riconosce ma che il popolo ha decretato degni di culto, costruendogli altari e santuari lungo la strada. Persone morte per amore e per la libertà a cui il popolo porta offerte e doni quando ha problemi. E anch’io chiedo aiuto al Gauchito quando arriva una brutta notizia da casa: ci sono grossi problemi in famiglia e dobbiamo rientrare in Italia.

Puoi anche riuscire a realizzare il tuo sogno, ma la vita è sempre pronta a chiederti il conto.

È Giugno e rimango in Italia fino ad Agosto, quando torno da solo a riprendere la moto in Argentina e finire il giro. Peppina ricomincia la scuola a Settembre e non torna con me in Sud America. Io non ne avrei molta voglia, ma chi ora non c’è più mi ha insegnato che le cose iniziate vanno finite. A casa di Joaquin, il Chico de Oro conosciuto il giorno stesso del rientro forzato, la moto riposa al sicuro. Riparto verso il nord del Paese e la gente cambia insieme al paesaggio. Qui in molti discendono dagli indios e vivono in paesaggi aridi e pieni di cactus che anticipano il deserto di Atacama, nel nord del Chile. E iniziano anche i problemi con l’altura, alla quale mi abituo solo giorni dopo il mio ingresso in Bolivia.

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