Lasciammo l’Ungheria e attraversammo il confine rumeno.

La campagna davanti a noi era poco curata, sporca, fangosa, piena di rifiuti e cani randagi. Era come tornare indietro nel tempo. Le donne anziane, perlopiù senza denti, indossavano gonne lunghe, camicie e foulard dalle tradizionali fantasie colorate, sporchi e usurati dal lavoro nei campi. Gli uomini, con abiti malconci, sedevano in modo scomposto su carretti traballanti trainati da uno o più cavalli e, con lo sguardo perso nel vuoto, trasportavano assi di legno e altre cianfrusaglie. In poche parole, ci ritrovammo catapultati nel Medioevo. Grazie al nostro prezioso interfono, parlavamo di ciò che vedevamo, di cosa stavamo scoprendo in un luogo non così lontano da casa nostra.

Viaggiammo in lungo e in largo attraverso la Romania, immersi senza meta nella campagna e tra le montagne, parlando con gente del posto della cultura rumena e del futuro del paese.

 

Non possiamo non ricordare Bogdan, un ragazzo rumeno sulla ventina talmente gentile da cedere il suo letto a due francesi scapigliati. Un gesto di un’accoglienza incredibile che ci diede l’opportunità di immergerci nella vita quotidiana della famiglia Todoran. Era impossibile non rimanere incantati dalla semplicità e dal calore di questa casa rumena. Mentre la signora Todoran ci serviva un pasticcio di pasta, il signor Todoran, seduto in mezzo a noi, sorseggiava un liquore alla pera mentre soddisfaceva tutte le nostre curiosità sul suo lavoro. Dopo questa lunga conversazione con il signor Todoran, la serata continuò con suo figlio, che ci stupì con la sua insaziabile sete di avventura. Aveva già scalato il Monte Bianco passando per il Monte Maudit, era arrivato in autostop in Germania solo per sentire parlare in tedesco e aveva raggiunto in barca, sempre chiedendo passaggi, il Regno Unito. In breve, un folle che sognava di girare il mondo senza soldi e solo con il suo pollice. Si prestò a rispondere anche alle nostre domande sulla Romania. Ci parlò della problematica costante dei nomadi, un gruppo etnico (composto da rumeni, ungheresi, ucraini…) che, costretto ad abbandonare il nomadismo, vive in povertà, dando una pessima immagine del paese nel mondo.

Da quella serata capimmo che i rumeni sanno come accogliere gli stranieri per dar loro l’immagine più bella della Romania. Grazie, Bogdan.

Dopo questa parentesi cittadina, partimmo per le montagne della Valcea, situate al centro del paese. Finalmente arrivammo sulle strade piene di curve del Transfagarasan. Eravamo spaventati ma al contempo stupiti dalla presenza degli orsi, mammiferi dall’aspetto tenero ma con un’ostilità selvaggia che popolano le foreste di questa regione. Questi goffi animali ci fecero abbandonare il nostro accampamento in piena notte. Spaventati dal loro rugliare, preferimmo salire in sella alle nostre Himalayan e addentrarci nell’imprevedibile oscurità della notte rumena piuttosto che essere squarciati in quattro da uno dei tanti esemplari affamati.

Come è ben immaginabile, la Romania ci ha riservato tante sorprese. La sua fauna magica ha incantato i nostri occhi e il suo popolo sorprendente e accogliente ha scaldato i nostri cuori. Questo lungo viaggio nella misteriosa terra di Dracula ci ha reso davvero felici e ha riempito il nostro spirito.

 

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