Abbiamo avuto la fortuna di vedere e conoscere culture, costumi, tradizioni e lingue molto diverse dalle nostre. Ma viaggiare è principalmente questo: scoprire qualcosa di nuovo!

Raccontare i nostri 7145 km e le 8 nazioni attraversate, verso quella parte di Europa meno conosciuta, non è sicuramente semplice.

Partiamo dall’inizio.

Ciao sono Federico, ho 31 anni, sono un avvocato e amo viaggiare in moto. Dopo aver girato in lungo e in largo le Alpi, aver conquistato i Pirenei, completato l’Austria Classic Tour, dal 2018 ho alzato il tiro. Con la mia compagna di viaggio, la mia VStorm 1000, ho puntato verso Nord in solitaria e sono giunto in quel posto magico per ogni motociclista con gli occhi colmi di meraviglia: Capo Nord!
A Capodanno, questa volta con Monica (ogni tanto tocca portare la zavorrina!), la direzione è stata l’opposta: l’Africa, la Tunisia, il Sahara!
Questa primavera, quando abbiamo iniziato a programmare l’avventura estiva, puntare il dito sul mappamondo non è stato facile.
Le idee erano tante… le coste della Scozia, la verde Irlanda, la Spagna ed il Portogallo per quanto affascinanti, ci sembrava che non fosse ancora giunto il loro momento.
Ed è stato così che giorno dopo giorno, si è fatta avanti un’idea. C’era quella parte di Europa, intesa non solo come Unione ma anche come continente, che proprio non conoscevamo. Paesi e popoli dal passato glorioso e ricco di contatti con l’Europa centrale, ma che, nel 900 hanno avuto una storia completamente diversa dalla nostra.
Si, la nostra meta era quella.
È nato cosi il nostro #toRussia.

La preparazione

Scelta la meta, bisognava creare il percorso e svolgere le pratiche burocratiche per il visto.
Abbiamo deciso di fermarci nelle capitali e nelle principali città dei vari Stati e abbinare al viaggio in moto anche la visita delle città. Inevitabilmente, qualche chilometro in autostrada o superstrada ci sarebbe toccata, ma come avremmo potuto non recuperare il tempo necessario per visitare Praga, Cracovia, Tallin e le altre meravigliose città che ci aspettavano?
Collegate le varie tappe, restava il “problema” dell’ingresso in Russia, abbiamo quindi dovuto studiare come ottenere il visto E per la moto? Tagliando e cambio gomme ovviamente, la scelta dei bauletti più idonei al trasporto del bagaglio, il casco e l’abbigliamento… lasciata l’Italia alle spalle avremmo infatti trovato un clima abbastanza mite, l’unica incognita sarebbe stata la pioggia.

La partenza

La prima tappa avrebbe dovuto essere Salisburgo, ma abbiamo deciso di anticipare la partenza di un giorno e concederci una sosta in più al Passo di Resia.
Lasciare le colline della nostra Asti è sempre una stretta al cuore. Paesaggi e luoghi patrimonio dell’Unesco, che pian piano diventano più piccoli negli specchietti.
Poi, però, sopraggiunge in fretta l’adrenalina del desiderio di avventura. La salita al lago di Resia è stupenda, l’asfalto perfetto e le curve una gioia infinita. Arrivati in cima, la vista del campanile sommerso dalle acque e la sua storia lasciano senza parole. Ci fermiamo a dormire a Pfunds, pochi chilometri dopo il confine Italo-austriaco. Dopo un’ottima cena dalla tradizione altoatesina, non ci resta che andare a riposare!

Salisburgo

Il secondo giorno, grazie alla super partenza intelligente, prevede solo 280 km per arrivare a Salisburgo ed iniziare la parte culturale del nostro viaggio.
Guidare in Austria è sempre emozionante. Che si tratti di un passo di montagna, di una strada secondaria o di un’autostrada l’asfalto è sempre perfetto, le curve non mancano ed il divertimento è assicurato. Unico problema sono i limiti di velocità da rispettare scrupolosamente; gli autovelox sono numerosissimi. Arrivati nel primo pomeriggio, ci concediamo giusto il tempo per cambiarci e poi si corre a visitare la città natale di Mozart.
La fortezza inespugnabile Hohensalzburg, la Domplatz, il castello di Mirabell sono stupendi e ci riportano indietro nel tempo, ma quello che più rimane impresso è la costante presenza della musica classica.

Praga e Varsavia

Abbiamo fissato la terza tappa a Praga, dove arriviamo attraverso campagne lussureggianti.
Arriviamo nella piazza della Città Vecchia, quella del Municipio con l’orologio astronomico, quando mancano pochi minuti allo scoccare delle 16.00 e le persone iniziano a raggrupparsi sotto la torre.
3, 2, 1 il meccanismo dell’orologio si attiva e inizia lo spettacolo! I 12 Apostoli si susseguono dalla finestrella del campanile salutando la folla.
Ci immergiamo poi tra le vie del centro e, dopo aver attraversato il ponte Carlo iniziamo la salita sulla collina sormontata dal castello per ammirare il panorama.
La mattina si riparte di buonora per Varsavia, ci toccano 680 km. Entrati in Polonia rimaniamo sorpresi dalla bellezza del paesaggio; la vista si perde nelle pianure e senza rendercene conto arriviamo alla nostra meta. Varsavia è una città particolare, che vive tra la Memoria, quella con la m maiuscola, e la voglia di rinascita.

Le Repubbliche Baltiche

Lasciata Varsavia alle spalle, ma non il ricordo della II Guerra Mondiale che ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio, puntiamo Vilnius, la prima delle capitali delle Repubbliche Baltiche.
Il navigatore, peró, decide di farci uno scherzo e ci porta al confine con la Bielorussia, dove senza visto non si può entrare. Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere. È così che scopriamo uno dei tratti di strada più belli di tutta la vacanza!
Curve più o meno strette e paesini di campagna si susseguono per molti chilometri fino ad arrivare sulle rive di un lago dove un gruppo di ragazzi ci intrattiene al suono di sax e tromba.
Dopo un bel giro per le vie di Vilnius e un’ottima cena, il cielo non promette nulla di buono… la mattina, infatti, ci svegliamo sotto un acquazzone. È giunta l’ora di sperimentare le tute antipioggia GIVI CRS02EXY. La giacca fluo con la visibilità ridotta fa sicuramente al caso nostro!
La pioggia non smette un secondo e il viaggio, inevitabilmente si allunga. Il centro storico di Riga e la via Jauniela in stile liberty però ci ripagano della fatica.
Il terzo giorno tra le Repubbliche Baltiche ci porta a Tallin. Sotto la pioggia non ce ne eravamo accorti, ma le strade sono sempre più dritte e costeggiate da alberi alti e fitti.
Improvvisamente, però, sulla sinistra vediamo una macchia blu scuro, accostiamo e il Mar Baltico si staglia davanti a noi.
La visita di Tallinn ci sorprende: è sicuramente la più bella delle capitali baltiche. Il centro storico medievale è conservato perfettamente ed incontriamo la prima chiesa ortodossa dalle classiche torri a punta.

Oltre la frontiera

Alle ore 11, come da prenotazione, ci presentiamo al checkpoint della frontiera militarizzata di Narva (attenzione, se dovete passare il confine tra Estonia e Russia a Narva, ricordatevi di registravi e prenotare l’acceso sul sito internet ufficiale. Risparmierete ore di code!), dove le due fortezze sulle sponde opposte del fiume ricordano come il tempo non sempre muti l’animo degli uomini. Compilati i vari moduli e dopo 4 controlli di altrettanti militari, finalmente ci danno il via libera. Risaliamo in fretta in moto e oltrepassiamo l’ultima sbarra.
Siamo in Russia e ci dirigiamo verso San Pietroburgo!
Sullo stradone che porta alla Venezia del Nord, paesini con case di legno più o meno diroccate e bancarelle di frutta e verdura sul ciglio della strada, ci fanno subito capire come non proprio tutta la popolazione russa viva agiata. E questa sensazione si fa ancora più forte giunti a San Pietroburgo, città “europea” e sfarzosa. Palazzi magnifici, chiese enormi e dorate, un museo (l’Ermitage) immenso, raccontano lo sfarzo del tempo degli zar.

Dopo 3 giorni da turisti ripartiamo verso Mosca, ma, prima, decidiamo di fermarci a Peterhof, la reggia, sulle rive del Golfo di Finlandia, costruita per volere di Pietro il Grande.
I palazzi, i giardini e le incredibili fontane, in parte distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale per l’occupazione dai soldati nazisti, sono state ricostruite a regola d’arte.
Giunti a Mosca ci dirigiamo subito a vedere la Piazza Rossa, cuore pulsante della capitale.
La cattedrale di San Basilio è semplicemente affascinate; le torri ricordano le fiamme di un falò che salgono verso il cielo, l’interno è un insieme di corridoi e stanze ricche di iconografie dorate.
La visita del Cremlino ci occupa più di mezza giornata, la coda per i biglietti è estenuante e quelli per l’Armeria sono limitati. Purtroppo non abbiamo fortuna e dobbiamo “accontentarci” della visita alla piazza delle cattedrali. Prima di uscire, però, decidiamo di tentare la fortuna; spiego alla signora della biglietteria interna dell’Armeria che il giorno dopo saremmo ripartiti in moto e, incredibilmente, forse colpita dal nostro viaggio, ci stampa i biglietti!
A Mosca, poi, non perdetevi un giro nelle stazioni della metropolitana! Alcune sembrano musei!
L’ultima tappa prima di rientrare nell’Unione Europea ci porta a Velikie Luki, nuovamente sotto un acquazzone per 350 km, ma con gli ultimi 100 km travolti da un tramonto con colori caldissimi!

Si torna indietro

Dover attraversare la frontiera al contrario mi ha creato non poca ansia. La mattina ci svegliamo di buon ora, questa volta non possiamo prenotare un orario per presentarci al checkpoint.
La strada non è male, ma la tensione mi impedisce di godermela appieno.
In prossimità della dogana di Burachki, incontriamo una fila infinita di tir fermi a bordo strada: il fine settimana i grossi camion non possono passare la frontiera!
Dopo aver aperto tutti i bauletti, compilato i vari moduli, passiamo prima i controlli russi e poi quelli lettoni…. certo che non avere le dogane tra stati europei non è mica male!
La sera ci fermiamo a Daugavpils, seconda città della Lettonia con un passato da roccaforte dell’Ordine Teutonico.
C’è un momento, in ogni viaggio, inevitabile da affrontare… È così che il giorno seguente, il tredicesimo di viaggio, si parte per un tappone di trasferimento.
Non abbiamo una meta precisa, ma solo l’intenzione di macinare più chilometri possibili sfruttando anche il cambio di fuso orario.
Attraversiamo la Lettonia, l’Estonia e gran parte della Polonia, tra foreste e una strada più che piacevole. Alle 8 di sera decidiamo che può bastare. Siamo arrivati a Radom dopo 742 km e 12 ore di viaggio.
La fatica però è stata più che utile; la mattina seguente, infatti, arriviamo a Cracovia dopo soli 196 km e possiamo ammirare la città. Il centro storico, ai piedi del castello reale di Wawel, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1978 e merita di essere visitato con tutta la calma possibile.
Per la cena vi consigliamo i banchetti dietro la Piazza del Mercato.

Auschwitz

Decidere se andare a visitare il Campo di concentramento e sterminio di Auschwitz non è stato semplice. Mi inquietava; cosa poteva lasciarmi visitare quel luogo di dolore?
Per fortuna Monica ha insistito e, dopo una levataccia ed un’ora di coda al freddo, riusciamo a prendere i biglietti per il percorso con l’educatore (non una semplice guida) in italiano.
Non vi racconteremo cosa abbiamo visto, né le sensazioni provate; qualsiasi parola, qualsiasi commento sarebbe riduttivo.
Vi possiamo solo dire che, quando si esce, si prova un senso di vuoto e di smarrimento lancinante.
I 400 km per Vienna sono stati i più lunghi del viaggio.

Verso casa

Vienna è a dir poco affascinante. Il palazzo Hofburg con i suoi musei, tra cui quello dedicato a Sissi, il parco Volksgarten e la Sacher al Demel, pasticceria storica, ci regalano una giornata stupenda.
Il percorso che ci riporta in Italia è un bellissimo giro su quel circuito motociclistico che è l’Austria, arricchito dal passo del Tarvisio.
A Sella Nevea, sulle Alpi Giulie, ci concediamo pure il lusso di una bella Spa, giusto per caricarci per l’attraversata della Pianura Padana del giorno dopo.
Prima dell’ingresso in autostrada a Gemona, ci godiamo ogni curva ed ogni centimetro che ci porta verso valle. Il 23 agosto, dopo 22 giorni, dopo aver attraversato 8 nazioni e due dogane e dopo aver visitato 7 capitali siamo di nuovo a casa.

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