Sofferenza e ripensamento….queste sono le sensazioni che ho impresse nella mente mentre attraverso il Pakistan! Entrato a Taftan ho dovuto aspettare una notte prima di poter partire con la scorta il giorno successivo. Comincia a fare molto caldo, verso le ore centrali della giornata diventa insopportabile, durante gli spostamenti, a causa della velocità ridotta, mi sembra di essere cotto sopra una brace.

La mia prima notte la passo in prigione, ovvero all’interno di un posto di polizia ed inizialmente scherzando penso “vuoi vedere che ci saranno anche dei detenuti?”. Ed infatti, un paio di celle hanno al loro interno delle persone, distese a terra con una specie di catino vicino, non voglio neanche immaginare a cosa possa servirgli. A me invece è stata data una stanza vuota ma per fortuna con dei tappeti a terra ed una ventola sul soffitto, esco per cercare un bagno, non ci sono parole per descrivere lo stato di degrado e di igiene, ve lo lascio solo immaginare, la notte è stata lunga, molto lunga, in lontananza nel silenzio si udivano spari.

Arrivato a Quetta comincia l’EID festival, la festa di fine Ramadan che dura 4 giorni, di conseguenza sono chiusi anche gli uffici dove devo farmi rilasciare il documento che mi permetterà di uscire dal Belucistan, sono quindi costretto ad una sosta forzata. A peggiorare la situazione alcuni problemi fisici che non riesco a superare.
Da Quetta verso Sukkar il caldo raggiunge i 53°, il sole batte e non da tregua. Arrivato a Sukkur la scorta mi abbandona e devo cercarmi un alloggio, fermo quindi un poliziotto e gli chiedo aiuto, quest’ultimo mi accompagna ad un hotel che purtroppo però è al completo. Sono talmente stremato che il manager mi offre la sua stanza, più tardi mi chiede 140 $ per una camera che definirla squallida è assolutamente un complimento. In quel momento, fra la sofferenza fisica e la rabbia per l’accaduto, dentro di me ho provato un grosso sentimento di rabbia verso il Pakistan e per il trattamento che stavo ricevendo. Cerco fra i miei contatti qualche persona del posto per risolvere il problema e con estremo stupore un motociclista Pakistano mi fa arrivare alcuni suoi amici che, oltre a risolvere la questione dell’hotel, vogliono a tutti i costi ospitarmi da loro e offrirmi la cena. Sono troppo stremato per spostarmi, ci salutiamo con un abbraccio e mi avvio a dormire un po’ nel tugurio.
Fortunatamente l’ultima parte del viaggio (almeno fino all’arrivo al confine) è migliorata, da Sukkar arrivo a Multan dove vive il motociclista che mi ha aiutato, Mr.Iqbal, la sua accoglienza è stata grande e dopo un rinfrescante succo naturale di Mango mi accompagna ad un hotel che ha posto per lasciare la moto custodita.
Mi accompagna poi a visitare Multan e i suoi punti di interesse, qui ho visto l’edificio che domina la citta e abbiamo girovagato per i vicoli del vastissimo mercato anche se chiuso perchè festivo. Riparto la mattina seguente per l’ultima tappa del Pakistan, Lahore!
Qui l’ultima grande accoglienza comincia dalla polizia che, vedendomi arrivare, mi scorta da mister Hafiz, quest’ultimo è un conoscente di Iqbal che si è cortesemente messo a disposizione per aiutarmi, lo attendo perché mi accompagni da un meccanico a cambiare olio e filtro dell’aria, raggiungiamo quindi l’officina dove, dopo aver finito la manutenzione, non hanno voluto neanche un dollaro da me, tranne un paio di selfie.

Alla fine finisco a casa di amici motociclisti di Hafiz e vengo letteralmente accolto come uno di famiglia, cominciamo a cenare e finalmente mangio un bel piatto di spaghetti Pakistani bevendo una dissetante birra gelata …fantastici!! Hafiz mi saluta riaccompagnandomi in albergo, dove per l’ennesima volta non mi è stato possibile pagare nemmeno l’alloggio, “sei nostro ospite” mi fa capire Hafiz, “per noi l’ospitalità è sacra”.
Vado a dormire con molte sensazioni dentro di me ma, come ho scritto, le due che prevalgono saranno per sempre sofferenza e ripensamento. Ripensamento verso un popolo che fa dell’ospitalità un modo quasi sacro di accogliere una persona sconosciuta, anche ospitandola nella propria casa; sofferenza invece per i problemi fisici e la mancanza di libertà, dovendo essere scortati per tutto il tragitto. In ogni caso il ricordo del Pakistan mi rimarrà impresso soprattutto per la gente meravigliosa. Dispiace non poter avere del tempo per visitare il nord con i suoi meravigliosi scenari di laghi cristallini, montagne innevate e splendide vedute.
L’ultima giornata passata mi fa lasciare alle spalle le brutte vicissitudini vissute, non saranno loro a cancellare il bel ricordo che porterò con me dell’ospitalità ricevuta.

Poche foto purtroppo, solo qualche video “rubato”… e domani si entra in India

 

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