Testo: Javier Valenzuela @idayvueltaenmoto
 
A febbraio del 2021, quest’anno, ho deciso di tornare nel Sud del Cile scegliendo aree meno turistiche, che più di una volta mi era capitato di trascurare per ripetere il percorso citato all’inizio. Del resto, dopo aver provato la Carretera Austral è impossibile non volerci tornare!
Non mi sono alzato presto, penso anzi di aver dato inizio al mio viaggio solo dopo mezzogiorno.
Un viaggio condizionato dal COVID: qualcosa che, grazie alla strada e all’itinerario scelto, insieme alla mia propensione per la vita all’aria aperta, non mi ha influenzato neanche un po’.

 
Sono partito da Melipilla, a circa 90 km dalla capitale Santiago. Ho fatto la prima, grande sosta a 160 km a Sud di Santiago, in un ristorante chiamato Fuente Correa nei pressi di Chimbarongo, ai margini della Panamericana o Route 5. Qui mi sono gustato un ottimo panino con le patatine fritte.
Più tardi avrei scoperto che il Fuente Correa è una meta piuttosto nota, non so se per il cibo (delizioso) o per lo stile e l’ambientazione anni ‘60.

Dopo la prima notte a Los Ángeles (sempre sulla Panamericana), ho intrapreso una deviazione da Curacautín alla cittadina di Icalma, nella regione dell’Araucanía, per montare la tenda in mezzo ad antiche araucaria.
L’araucaria è l’albero simbolo del Cile: ne sono stati studiati esemplari di oltre 1.000 anni di età! È incredibile pensare che, ben 500 anni prima della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, nel 1492, stavano già crescendo alcune delle araucaria che vediamo oggi. Non è incredibile?

Dopo qualche giorno di campeggio e dopo aver visitato il cratere del vulcano estinto Batea Mahuida che, oltre a delimitare il confine con l’Argentina, ospita una laguna creata dalle nevicate e dalle piogge invernali costanti, ho raggiunto il mio secondo punto di interesse: il Río Puelo, a circa 300 km più a Sud e in un’altra regione.

Nella zona di Los Lagos, le araucaria lasciano il posto a coihue, ulmo e altre piante tipiche del Cile meridionale. A essere sinceri, questa è una delle parti del Paese che preferisco: mi induce a fermarmi continuamente ai lati della strada o, addirittura, in mezzo a un ponte per osservare, ascoltare e respirare un’aria impensabile per Santiago.
Dopo aver percorso parte del circuito del lago Llanquihue (il secondo lago più grande del Cile), a ridosso del tramonto, ho montato la tenda agli argini del fiume Puelo. Qui, le attrazioni principali sono la pesca e la pace che pervade l’atmosfera.

Ed è proprio qui, al Río Puelo, che ho incontrato Cheston e Tiare, una giovane coppia in viaggio su una BMW F650 GS carica di bagagli. Con loro ho condiviso molti falò e diversi tentativi di pesca destinati a fallire. Ci siamo goduti alcune gite fino a decidere, dopo un paio di giorni, di imbarcarci per attraversare il lago Tagua-Tagua e raggiungere il villaggio di Segundo Corral, vicino alla frontiera con l’Argentina, dove le Ande continuano a scendere.
Vale decisamente la pena di visitare l’area, anche solo per l’emozione di attraversare un corso d’acqua in battello (3 USD per moto/4 partenze al giorno).
Forse è proprio per questo, e non soltanto per la ghiaia (ripio), che non sono in molti ad avventurarsi sin qui. Meglio per me, soprattutto all’epoca della pandemia.

Con Cheston e Tiare abbiamo visitato alcune attrazioni locali e ci siamo addirittura spinti a fare un po’ di “enduro” con le moto, quasi stuzzicati dall’idea di raggiungere l’Argentina su una strada NON autorizzata. Naturalmente, non l’abbiamo fatto. Ci siamo salutati dopo altre due notti di campeggio, augurandoci buona fortuna a vicenda: loro diretti a Sud, alla Carretera Austral, e io pronto a intraprendere il viaggio di ritorno verso Melipilla.

Ho scelto di percorrere l’altra metà del circuito del lago Llanquihue, che collega Ensenada a Puerto Varas, per ammirare l’imponenza del vulcano Osorno, intento quasi a reclamare il possesso del lago.

Sono poi arrivato a Frutillar e alla sua classica architettura tedesca portata, come a Puerto Varas e in altre città vicine, dalla colonizzazione germanica di gran parte del Sud del Cile, avvenuta a metà del 20° secolo.

Le due settimane di vacanza stavano per finire ed ero determinato a continuare a scoprire nuovi luoghi. Questo è uno sforzo da fare decisamente più spesso, senza cedere alla tentazione di andare sempre nello stesso posto. È così che sono arrivato a Los Copihues, sul lago Puyehue. Un campeggio con ottime recensioni su Google… Meritatissime! Los Copihues è il classico campeggio che combina lati selvaggi e tratti moderni, come bagni spaziosi, un minimarket, una doccia con acqua calda 24 ore al giorno e una presa elettrica ogni due piazzole. Abbastanza, per me, per approfittare degli ultimi giorni di vacanza. Ed è andata proprio così.
Pesca senza successo, falò accompagnati da un po’ di vino, salsicce o hamburger, notti stellate, canti di insetti e, di tanto in tanto, un gufo.

Dopo tre giorni in questo luogo magnifico ho indossato gli stivali e smontato la tenda e sono tornato sulla Panamericana.
Alcuni giorni dopo, una volta a Melipilla, ho iniziato a farmi cullare dai ricordi. Proprio come adesso…

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