Ecco il racconto di Pietro:
Questa storia parte da lontano… nel 1994 ho fatto il militare negli Alpini, dove ho conosciuto Sandro: ci hanno subito uniti la passione per la musica e per le moto. Gli anni sono passati e siamo rimasti sempre in contatto, anche se lui ora vive in Brasile e io negli Stati Uniti. Soprattutto nessuno dei due si Ë scordato del sogno che ci siamo ripromessi di rendere, prima o poi, reale: percorrere la Route 66 da Chicago a Los Angeles in sella a due Harley-Davidson. A quel progetto ci stiamo ancora lavorando, ma quest’estate abbiamo fatto le prove generali con un mega giro da 2.000 miglia (pari a 3.200 Km) che ha toccato in 10 giorni alcuni luoghi mitici della musica a stelle e striscie, dal Blues al Jazz, dal Country al Rock & Roll: la “mia” Atlanta, New Orleans, il Delta del Mississippi, Memphis, Nashville e ritorno alla base. La scelta delle moto è caduta su una vetusta Yamaha XT600E del 1995 per me e su una H-D Road King a noleggio per Sandro.

 

DIREZIONE NEW ORLEANS

Per l’itinerario, ho optato per un percorso che ci tenesse alla larga dalle noiosissime interstate americane, privilegiando le highway interne dove si trovano ancora molte tracce del vero spirito di questa grande Nazione. Raggiunta la costa Nord-Ovest della Florida (la cosiddetta “panhandle”) abbiamo puntato a Ovest sulla Highway 90, quasi costantemente sotto una pioggia pazzesca. Continuando sulla Highway 90, dopo il ponte sulla Bay St. Louis siamo entrati in Louisiana. Chi mi conosce sa che ho un debole per questo Stato e per la sua città più significativa: New Orleans. Raggiungere “The Big Easy” e le sue pazze serate ha significato percorrere diverse miglia di palude e bayou (i canali tra le mangrovie li chiamano cosi’)… letteralmente coperti da migliaia di moscerini, che qui chiamano “Love Bugs” percheí in agosto si accoppiano e volano assieme, senza potersi staccare più. Tutto molto romantico a parte il fatto che ci si mette una vita a pulire via i loro resti da caschi, abbigliamento e moto! Arrivati a New Orleans la musica ha finalmente preso il timone del nostro viaggio: la meta principale è ovviamente Bourbon Street nel cuore del French Quarter (che qui si ostinano a chiamare Vieux Carre’). La mitica strada, che ha visto nascere il Dixieland e il Jazz, è stata per anni anche la meta dei migliori musicisti Blues. Fino al 1994, quando lo Stato della Louisiana ha aperto ai casinò. Questa nuova direzione ha tolto spazio in tutto il French Quarter ai musicisti da strada a favore di strip club e locali di karaoke.

 

La scena musicale è ancora molto attiva nella zona Est del quartiere, verso la Esplanade, ma le varie band che abbiamo sentito proponevano per la maggior parte un Funk che ci ha lasciato un po’ perplessi: bravi, ma non proprio quello che ci aspettavamo. Ci sarebbe da spendere pagine intere soltanto su New Orleans e la sua cultura, cucina e tradizione… Oltre alla musica ci siamo dati da fare a tavola con Gumbo, Jambalaya, Crawfish, Etouffè e panini Po’Boy. Per pura pigrizia abbiamo saltato la tradizionale colazione al Cafè du Monde, con i suoi beignet e cafe’ au lait, ma ci siamo riscattati con un bel giro sulla sponda Nord del lago Pontchartrain, dove si arriva dopo le 22 miglia del Causeway, un infinito ponte su piloni che lo taglia esattamente in due. Partendo dalla cittadina di Mandeville si possono visitare diversi parchi e riserve naturali immerse nella palude.

 

DAL DELTA DEL MISSISSIPI A MEMPHIS, LA CITTÀ DI ELVIS

Lasciata New Orleans, abbiamo percorso 280 noiose miglia (450 Km) di interstate 55 verso Nord, che a me sono sembrate 1000… Ma la ricompensa è arrivata circa un’ora dopo aver passato Jackson, la capitale del Mississippi: usciti per immetterci sulla highway 17 ci siamo ritrovati nel territorio del Delta, la culla della musica moderna.
Qui va fatto un piccolo chiarimento: il Delta del Mississippi, come avrete intuito, non è riferito alla foce dell’omonimo fiume (che in Louisiana si getta nel Golfo del Messico) ma ad una particolare zona alluvionale dello Stato del Mississippi. Un triangolo di terreno fertilissimo chiuso dai fiumi Mississippi e Yazoo, che arriva a toccare Memphis a Nord. Le qualità uniche del suolo hanno reso questa zona il centro mondiale del cotone, con piantagioni che sin dalla fine del 1700 hanno impiegato migliaia di schiavi africani per il lavoro nei campi.
Il Blues deriva proprio dai canti utilizzati dagli schiavi nelle piantagioni per dare la cadenza al lavoro di raccolta.
Le successive 80 miglia ci hanno permesso di attraversare un paesaggio unico ed irripetibile, con gli infiniti campi di cotone interrotti brevemente da paesini e zone di boscaglia completamente ricoperte dall’edera. Dopo una sosta veloce a Greenwood, dove si trova la tomba del grande musicista Robert Johnson, siamo entrati a Clarksdale a tarda notte. Per ogni amante del Blues il solo sentire “Clarksdale” rimanda un brivido lungo la schiena: qui si incrociano le due highway più famose della musica, celebrate tra gli altri da Eric Clapton e Bob Dylan.
Qui, all’incorcio tra le highway 61 e 49, la leggenda racconta che Robert Johnson abbia fatto un patto col Diavolo… Second Street è la via dei “locali”. Purtroppo le uniche attrazioni, se non si ha la fortuna di capitare qui durante uno dei tanti Blues Festival, sono ben poche: la città che ha dato i natali a John Lee Hooker e a Ike Turner, e che ha ospitato a lungo gente come Muddy Waters, Sonny Boy Williamson II e Robert Nighthawk lascia perlomeno perplessi. C’e’ il Delta Blues Museum (bello ma piccolo), il negozio Blues Town Music (un vero e proprio scrigno di quanto di più bello abbia prodotto l’industria americana a livello di strumenti musicali), il Riverside Hotel e il Ground Zero Blues Club. Tra questi ultimi due, nel primo vi pernottano i più famosi bluesmen quando sono in città. Il secondo è un locale di proprietà della star hollywoodiana Morgan Freeman (originario della poco lontana Memphis).

 

 

Lasciata Clarksdale abbiamo puntato a Memphis: prima tappa, il classico “pellegrinaggio” a Graceland, la mitica villa/museo di Elvis Presley. Per la “modica” cifra di 36 dollari (più $10 per il parcheggio delle moto) si può fare un tour guidato della villa e delle collezioni di auto e moto di Presley + i suoi due jet. Per il tour – immancabile se si passa da queste parti – si spendono un paio d’ore.
Memphis è esattamente come me l’ero immaginata: adagiata sulla riva del Mississippi, unisce il dolce spirito del Grande Sud alla dura realtà delle metropoli americane. Beale Street, una sorta di Sacro Graal per ogni amante della musica, è in realtà un gemma conficcata di forza al centro di in una ruvida tavola di legno scrostato, composta di sguardi di sfida e macchine arrugginite con enormi cerchioni cromati, che sparano rap a tutto volume. La strada è lunga soltanto due isolati, che racchiudono il piccolo parco dedicato a W.C. Handy (figura quasi mitologica del Blues di inizio Novecento).
Il fatto che Memphis non sia il posto più sicuro e tranquillo al mondo appare evidente dai severi check point e posti di controllo che chiudono ogni accesso a questo breve tratto di strada. Passato il disagio iniziale si può finalmente gustare il momento: i nomi dei locali fanno girare la testa, primo tra tutti il B.B. King’s Blues Club, bellissimo tempio del Blues di proprietà del chitarrista. Ma le vere perle nascoste sono i tanti piccoli bar, letteralmente incastrati tra i locali più famosi: qui si respira ancora lo spirito originale della Black Music, qui si trovano le tracce delle radici, un po’ come accadeva a New Orleans fino alla metà degli Anni 90. Divertenti anche i vari negozi di chincaglieria per turisti, che spesso offrono delle rispettabili collezioni di dischi e CD, e talvolta anche qualche articolo improbabile, come il coperchio per il WC a forma di chitarra…

 

NASHVILLE, LA CAPITALE MONDIALE DELLA MUSICA COUNTRY

Tagliando il Tennessee per duecento miglia ad Est di Memphis si incontra Nashville. Personalmente ho inserito quest’ultima tappa nel giro come “tributo” ad un genere che non mi interessa molto ma che è l’altro pilastro su cui si regge secondo me l’intera musica moderna. Puntavo soprattutto a visitare la “Gibson Guitars” e a fare una visita ai locali più noti. La realtà mi ha del tutto sorpreso, nel bene e nel male. Innanzi tutto il marchio storico di chitarrre Gibson: ironia della sorte, l’unica sede visitabile è la fabbrica/museo di Memphis! La
scena musicale.
Al contrario mi è piaciuto tantissimo l’aspetto musicale: senza dubbio la tappa migliore dell’intero viaggio! Su Broadway, il cuore della cosiddetta “Music Row”, si affacciano letteralmente una cinquantina di localini con musica dal vivo, alternati a negozi di abbigliamento Western e strumenti musicali. Mi aspettavo grandi “smiagolate” in stile Country ma devo ammettere che abbiamo ascoltato dell’ottimo Rockabilly (per la gioia di Sandro), Bluegrass e Hillbilly, una musica che unisce le melodie del Country ai suoni del Blues, in un certo senso l’origine del Southern Rock.

 

 

Salutata Nashville, era arrivato il momento di rientrare ad Atlanta, ma non prima di passare due giorni a smotazzare sulle Smokey Mountains. Le pendici sud-occidentali di questa catena montuosa siedono a cavallo di Tennessee, North Carolina e Georgia, e racchiudono alcune delle strade più famose per i motociclisti americani, come la “Tail of the Dragon” (300 curve in 11 miglia), la “Cherohala Skyway” o la highway 60. Il segreto per goderne al massimo è passarci in settimana, quando non ci sono in giro sciami di smanettoni sulle loro ipersportive e di conseguenza plotoni di poliziotti pronti a multarli.

 

 

LA COLONNA SONORA DEL NOSTRO TOUR

Per gli estimatori della musica targata USA ecco un ricco sottofondo capace di portarvi con lo spirito e la mente ai luoghi toccati lungo il viaggio. Southern Rock, Swamp Boogie, Dixieland, Delta Blues, Rock & Roll, Country… sei generi musicali “confinanti” proposti attraverso gli album più significativi.

NASHVILLE: Country

Johnny Cash – “Live at Folsom Prison”
Ridurre Cash ad un artista Country è un delitto. The Man in Black, questo il suo soprannome, è di fatto il creatore del genere Rockabilly e nella sua musica c’è moltissimo Blues, Gospel, Folk e R&R. Johnny Cash, nonostante fosse un fervente Cristiano e studioso della Bibbia è stato anche il primo vero ribelle del Rock, sempre pronto a puntare il dito verso i mali della societa’ americana. Immancabile il film “Walk the Line” sulla sua vita, con uno strepitoso Joaquim Phoenix.

MISSISSIPPI: Delta Blues

Robert Johnson – The Complete Recordings
La vita di Robert Johnson è avvolta dal mistero, e pur essendo morto nel 1938, la sua influenza musicale è ancora enorme. Difficile crederci se si ascolta superficialmente questo disco di blues rigorosamente acustico (solo chitarra e voce) catturato in due diverse session nel 1936 e nel 1937. Ma gente come Eric Clapton, Keith Richards e Jimmy Page indicano Johnson come la loro principale ispirazione e nei suoi inquietanti pezzi.

NEW ORLEANS: Dixieland

Louis Armstrong – All Time Greatest Hits
Impossibile indicare un singolo disco di riferimento. Questo genere musicale sta alle radici del Jazz moderno e l’etimologia del nome deriva da “Land of the Dixies” che indica ormai tutto il sud degli States. Il Dixileland è ancora molto suonato a New Orleans da diverse “brass bands” ovvero gruppi di soli ottoni. Louis Armstrong, figlio illustre della Big Easy, è partito dal Dixieland del primo Novecento per arrivare a diventare il padrino del Jazz.

GEORGIA/ALABAMA: Southern Rock

The Allman Brothers Band – Live at Fillmore East
Considerato da molti il miglior “live” di sempre, racchiude l’essenza di una delle band che meglio rappresentano l’anima del Grande Sud degli USA. Un geniale Duane Allman, all’apice della sua purtroppo brevissima carriera, consegna ai posteri alcuni tra i più bei momenti di chitarra slide.

LOUISIANA: Swamp Boogie

Slim Harpo – Tip on In
Slim Harpo è un cantante/chitarrista/armonicista che ha saputo coniugare le melodie della locale musica Cajun (i francofoni abitanti delle paludi) con il boogie e il Voodoo Blues tipici delle sonorità più urbane di New Orleans.

MEMPHIS: Rock & Roll

Elvis Presley – Elvis the King
Elvis è l’anello di congiunzione tra la musica nera e il grande pubblico bianco, che ha decretato il succeso del R&R. Presley ha preso il Blues tradizionale del Delta, lo ha mescolato al Gospel e al Country e ha inventato un genere tutto suo, che lo ha reso immortale.

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