Il viaggio in moto in Mauritania: una sfida per chi ama il deserto

 

Ogni volta che parto per un viaggio mi ritrovo a rispondere alla domanda: Perché proprio lì?
Questa volta è stato un po’ più difficile spiegarlo, complici la pericolosità del luogo e il dover affrontare il Sahara da solo, in autonomia, attraverso piste e fuoripista con la moto carica e senza un telefono satellitare a supporto. Con la consapevolezza che se qualcosa fosse andato storto, ora non sarei qui a raccontarlo.
La Mauritania rappresenta una grande sfida per chi, come me, è un amante del deserto; nel deserto “mauro”, sono state scritte pagine leggendarie legate al rally più leggendario al mondo: la Parigi – Dakar. La sua sabbia morbida, che rendeva difficoltosa la guida, era temutissima dai piloti.

La Mauritania è però anche la patria di una delle più antiche biblioteche del Sahara, allestita nel villaggio di Chinguetti, antico crocevia di carovane e cammellieri.
I “gioielli” che questo Paese offre ai visitatori sono molti.
A circa 110 km a est di Chinguetti si incontra Ouadane, altra città storica del deserto e successivamente la struttura di Guelb el Richat, un cratere del diametro di 40 km chiamato anche “occhio d’Africa”, raggiungibile soltanto con moto da fuoristrada o in 4×4.
Nei giorni seguenti ho scelto le piste più a sud e i “oued” che portano alle oasi di El Barbera, dove mi sono insabbiato moltissime volte… bruciando anche la frizione della mia piccola Transalp 650.
Ho alternato percorsi di sabbia finissima dove bisogna sempre dare del gran gas per non piantarsi, ad esempio sul Passo di Tifoujar, a tratti con pietraie, mulattiere impegnative e strade costruite nella roccia come quelle che portano ai villaggi di El Meddah e Mhairet.

L’ultimo giorno passato Mauritania ho giocato d’azzardo percorrendo il tratto da Atar a Nouadhibou, la pista della ferrovia: 500 km in solitaria, senza rifornimento e lontanissimo da qualsiasi città.
Se qualcuno di voi ha intenzione di provarci si ricordi di stare sempre a sud della ferrovia in quanto a nord si sviluppa il campo minato più grande al mondo. A volerlo è stato il Marocco, per contenere la guerriglia del popolo Saharawi.
Quel giorno incontrai soltanto un 4×4 e 4 moto e scattai pochissime foto: meno ci si ferma e meglio perché la moto sprofonda nella sabbia e si fatica parecchio a ripartire.
A me è successo tre volte, nelle quali – quasi come uno schema obbligato – ho impiegato non meno di un’ora a togliere i bagagli, scavare nella sabbia e lottare per non insabbiarmi ulteriormente.
Le guide locali indicano in due giorni la percorribilità di questa lunga pista. Io ce l’ho fatta in 11 ore. Un rischio altissimo, che rifarei e rifarei… magari con in borsa un telefono satellitare!
Il mio viaggio in motocicletta in Mauritania si è chiuso con la classica ciliegina sulla torta: al ritorno a Dakhla ho incontrato al bivacco dell’Africa Eco Race il fortissimo Paolo Ceci.

SPOSTAMENTI

Dal 23 al 29 dicembre 2016 – Traghetto Savona-Tangeri; trasferimento Tangeri-frontiera Mauritania.
Dal 30 dicembre 2016 al 7 gennaio 2017 – Mauritania, regione dell’ Adrar
Dall’ 8 al 16 gennaio 2017 – Trasferimento dalla Mauritania al porto di Tangeri; traghetto Tangeri-Genova.

CHILOMETRI PERCORSI

Circa 9.000, di cui 6.000 (tra andata e ritorno) “spesi” nel trasferimento tra Marocco e Western Sahara, e il restante in Mauritania, di cui oltre 2.000 di fuoristrada misto, tra piste battute, dune, plateau di sabbia pietraia (quelle dove il paracoppa tocca spesso).

CONSIGLI DI VIAGGIO

Non affrontare questo viaggio da soli. A me è andata bene ma vi assicuro che sono stato fortunato. Non è passato giorno senza sentirmi dire “Chi me l’ha fatto fare?”.
Servono gomme da fuoristrada da cambiare in Mauritania, così da non demolirle nel lungo trasferimento in Marocco e Western Sahara. Io sono partito con una Heidenau k60 nuova al posteriore e una k60 usata nel Pamir e Asia centrale. In Mauritania ho cambiato l’anteriore con un Michelin desert portata da casa.
Partire con più copie della Fiche di stato civile, documento richiesto ai numerosissimi posti di blocco e check-point militari marocchini e mauri.
Vista la notevole difficolta nel trovare benzina consiglio il serbatoio maggiorato. Con 40 litri a volte si arriva al limite.

PROBLEMI RISCONTRATI NEL VIAGGIO

A parte la frizione bruciata, la noia maggiore l’ho avuta alla frontiera maura, dove ho passato ben 13 ore per avere il visto (a causa dell’interruzione della connessione internet necessaria a rilasciare il documento elettronico).

ATTREZZI NECESSARI

Leve da gomme e camere d’aria da 4 mm;
Pompa benzina e filtri se si ha una moto a carburatore (il carburante molto spesso è sporco).
Nel caso di una moto a iniezione, l’utilizzo di una calza per salvaguardare la pompa del carburante;
Chiavi ed attrezzi vari;
Candele.

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IL PROTAGONISTA

Giorgio Polegato ha 26 anni e lavora come operaio. Sin da bambino il “nostro” traveller ha subito il fascino delle motociclette e delle esplorazioni avventurose.
La Mauritania segna il suo viaggio numero 10. Non si tratta della prima esperienza africana (nel Continente nero Giorgio è già stato in moto due volte) ma rappresenta la prima esperienza in solitaria e in fuoristrada, senza supporti di rintracciabilità (telefono satellitare o dispositivi GPS capaci di inviare la posizione).
La moto, a 20 anni, Giorgio poteva guidarla soltanto sui campi da cross e non su strada. Qualche tempo dopo arriva la Honda Transalp 650 con serbatoio maggiorato, compagna dei futuri raid.
Il primo test è piuttosto easy: Scozia, Inghilterra e Galles. L’anno successivo tocca all’Islanda e quello dopo a Finlandia, Svezia e Norvegia, con l’immancabile giro di boa a Capo Nord. L’orizzonte si amplia e l’Europa diventa stretta. Così Giorgio prosegue con Russia, Kasakistan, Uzbekistan,Tajikistan e corridoio Wakhan costeggiando l’Afghanistan per poi finire il mio viaggio in Kirghizistan. La voglia di avventura cresce ancora e l’Africa diventa un chiodo fisso. In Marocco c’è già stato: il pensiero va alla Mauritania, terra sulla quale si sono scritte tante pagine della Parigi-Dakar.
Come ogni moto viaggiatore che si rispetti, anche Giorgio ha già pianificato la prossima avventura. L’estate 2017 lo porterà in Sud Africa,Zimbabwe, Botswana e Namibia … “Mi piacerebbe tornare anche nel Sahara – aggiunge Giorgio – dove ho lasciato una parte di me”. Il mal d’Africa conta un’altra vittima

L’EQUIPAGGIAMENTO GIVI CONSIGLIATO

Un viaggio di questo tipo deve privilegiare il trasporto di ricambi e di attrezzi (vedi elenco precedente), lasciando in secondo piano tutto ciò che normalmente viene scelto per migliorare il comfort o per stivare caschi, giacche, ecc. La riduzione del peso, in funzione del tipo di fondo del deserto mauro, qui ha prevalso sulle scelte. Ecco perché Giorgio ha scelto di portare con sé soltanto il borsone WP da 80 litri (super collaudato in viaggi precedenti), fissato alla sella posteriore: Al suo interno ha riposto anche una seconda borsa morbida GIVI, da 30 litri, trasformabile in zainetto e contenente la dotazione personale (scarpe, beauty-case, vestiti, ecc…).
Eventualmente consiglieremmo una borsa serbatoio in modo di spostare un po’ di peso sull’avantreno e qualche versatile accessorio. Nel catalogo GIVI le idee non mancano. Qualche esempi? la tanica omologata da 2,5 litri Tan01 (per acqua o carburante) oppure il supporto universale E163 per il trasporto di taniche metalliche da 5 o 10 litri sui portavaligie laterali, e ancora il kit GIVI che allarga il piano di appoggio del cavalletto laterale.

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