Ho avuto modo di abbracciare l’enorme ospitalità del popolo Iraniano che, devo ammettere, m’ha colto veramente di sorpresa. Ricordo di aver pensato subito a tutte le cose sentite su questo paese, soprattutto a livello politico, ho riflettuto molto sui veleni mentali che, quotidianamente, vengono impressi nella nostra mente da TV, giornali e social media che non rispecchiano per niente quello che ho vissuto in questi giorni.

In Iran avevo una missione da portare a termine, assegnatami da un amico, trovare una persona, un signore di nome Reza: avevo un dono per lui, un libro fotografico. Trovarlo non è stato semplice ma con l’aiuto della gente del posto ci sono riuscito.

Mi accorgo che la moto mi sta offrendo molte opportunità, mi sta capitando sovente che mi venga permesso di passare in posti altrimenti inaccessibili.

Ho alloggiato a Teheran, una metropoli immensa, molto caotica e dal traffico decisamente “importante”, una città che, a mio avviso, fa un po’ a pugni con l’ambiente circostante, sembra essere inserita in un contesto che non le appartiene.

Guardando a nord verso il Mar Caspio, mi dirigo verso Darband che significa letteralmente porta della montagna in Persiano, da qui prendo un sentiero molto tortuoso che costeggia un fiume, ai bordi del sentiero ristoranti e bancarelle si contano a decine, la temperatura è lievemente inferiore e si respira sicuramente meglio che in città. Mi offrono la possibilità di accomodarmi ma decido invece di proseguire il mio cammino, mi dicono che il sentiero prosegue per moltissimi chilometri e se non ho capito male è possibile salire fino a quasi 2500mt di altitudine… non è sicuramente l’impresa che cerco e decido quindi di tornare indietro e di far visita al la Moschea Tajrish. Quest’ultima ospita la tomba del figlio del quarto Imam, dalla piazza esterna si accede al famoso Bazzar di Tajrish in cui è possibile ammirare i colori sgargianti dei vari tessuti e degli oggetti in vendita, nonché il profumo forte e deciso delle spezie che avvolge l’intero mercato.

“…Gli incontri con le persone anche oggi sono stati molti e mi sto accorgendo che il mio viaggio è fatto molto più di situazioni che di posti famosi da visitare e questo, devo ammettere, mi piace un casino… in fin dei conti le persone ti lasciano sempre qualcosa dentro…”

Ormai è venuta l’ora di cambiare meta, mi lascio dunque alle spalle la metropoli di Teheran e mi dirigo verso Esfahal, la notte ho provato l’emozione di dormire in tenda in mezzo al deserto, una piccola brace dove abbiamo cucinato degli spiedini di carne illuminava d’oro la sabbia, abbiamo mangiato comodamente adagiati su morbidi tappeti persiani ed il panorama del tramonto sulle dune è stato veramente suggestivo, un’emozione che sono felice di aver vissuto… durante la notte abbiamo fatto anche l’incontro con una piccola volpe del deserto alla quale abbiamo offerto un piccolo boccone di carne.

La temperatura si aggira sempre sui 40 gradi, fa davvero molto caldo e il vestiario da moto non aiuta certo ad avere refrigerio.

Faccio rotta verso Shiraz per far visita a Persepoli, o Città di Persia (dal Greco Antico). Le sue rovine sono maestose e dimostrano la grandezza di questa città durante l’Impero Achemenide, una meta che mi ero prefissato di visitare assolutamente e sono davvero contento di averlo fatto. L’arrivo alla Porta delle Nazioni dopo aver percorso la grande scalinata lascia senza parole, così come la sala delle 100 colonne. Descrivere la sontuosità di questo sito è impossibile, così come esprimere le emozioni che regala.

L’ultimo giorno in Iran è stato un giorno di viaggio intenso, senza sosta, mi sono diretto verso Kerman dove, passando nei pressi dell’aeroporto, ho fatto rotta verso est, attraverso la città di Ban fino ad arrivare a Zahedan, al confine con il Pakistan.

 

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