SALAR DE UYUNI E TUPIZA

Al mattino successivo ero partito per Uyuni, circa 200 km, sempre di curve gustose. Arrivato ad a Uyuni e sbrigate le solite pratiche di ricerca hotel avevo ingaggiato un tour operator per la visita al salar. Partenza alle 9 con un gruppo di 6 nord coreani; non avendo altre giacche, porto con me quella da moto; le temperature sul salar sono molto “ballerine” e di sera fa parecchio freddo. Il salar de Uyuni oltre ad essere un luogo che attira migliaia di turisti è di fatto un sito dove viene operata la raccolta di sale e litio. Il salar era una meraviglia unica nel suo genere. Una tavola bianca perfetta, senza increspature, che al sole diventa accecante anche con gli occhiali scuri ed i cui rivoli d’acqua all’ingresso prendono colori vivaci tra il rosa, azzurro e ruggine. Una distesa che finisce con le montagne all’orizzonte, verso il Cile. Fino al 2018 era battuto dalla Dakar di cui era rimasto il monumento, il tuareg. Dalla crema solare alla giacca, il salar di sera offriva un altro spettacolo meraviglioso, quello dei riflessi dell’acqua. In un’altra zona infatti ove l’acqua è alta non più di un cm, era come camminare su uno specchio, terra e cielo si fondono in un unico paesaggio. Una meraviglia unica.

Rientro, ristoro e testa al giorno successivo in cui avrei fatto rotta verso Tupiza, percorrendo circa 200km.

 

LA DISCESA DALLE ANDE

Da Tupiza in poi sarebbero stati parecchi Km fino ad Iguaçu (circa 1700) e, dopo un giorno di riposo, al mattino seguente ero partito alla volta della frontiera a La Quiaca dove avevo rivisto una “vecchia conoscenza” la Ruta 40. Questa strada, percorsa 5 anni prima fino alla Tierra del Fuego, termina proprio alla frontiera con la Bolivia. Passata la frontiera mi godevo gli ultimi km andini, i colori, le strade e quella temperatura mite. Scendendo il clima era mutato velocemente, era arrivato il caldo (oltre 30 gradi). Nel tardo pomeriggio ero arrivato a San Salvador de Jujuy dove avevo approfittato per fare un po’ di manutenzione alla moto. Al mattino seguente avrei preso la Ruta 81 fino al confine con il Paraguay, e poi ancora via, per circa 600 km fino ad Asuncion. Il Paraguay era una tappa di passaggio quindi al mattino mi ero rimesso in marcia diretto a Foz do Iguaçu, il lato brasiliano delle omonime cascate.

CASCATE DI IGUAZÙ

Nel primo pomeriggio ero arrivato a Foz do Iguaçu, Brasile e dopo aver trovato un alloggio ero andato a visitare le cascate. Uno spettacolo della natura mai visto, una potenza inarrestabile. Il lato brasiliano era molto piccolo, percorsa la passerella per arrivare vicino alla cascata, il giro era finito. Non per questo non era affascinante, era solo una questione di terre di confine, il Brasile ne ha poca, l’Argentina di più.

Il mattino seguente avevo passato la frontiera per entrare in Argentina a Puerto Iguaçu; mi ero recato subito a visitare le cascate che da questa parte offrivano uno spettacolo strabiliante. Dal lato argentino erano disponibili 3 percorsi differenti di cui il più lungo culmina alla Garganta del Diablo, la cascata più grande ed affascinante. Ci si arriva praticamente sopra, la vista era terrificante considerando la forza con cui l’acqua si abbandona alla gravità; un turbine rumoroso che non consente la vista del fondo. La visita al lato argentino aveva occupato tutta la mattina. Volevo rimettermi in sella per fare un bel po’ di km senza sapere dove fermarmi: l’idea era di fare più km possibile, avendone davanti quasi 1300 per arrivare in Uruguay a Colonia del Sacramento.

 

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