Dopo aver salutato le nostre Alpi e campeggiato nei campi di mele montane, lasciamo la nostra patria e attraversiamo la bella Austria e le pianure tedesche, dove ci accolgono i nostri secondi “nonni”. Sostiamo poi ad Amsterdam, la terra della libertà sfrenata tra biciclette, coffee shop e quartieri a luci rosse. Qui veniamo ospitati dal nostro amico Remy per qualche giorno e con cui condividiamo un bel pasto caldo olandese. Attraversiamo la Danimarca, ci immergiamo in una festa della birra svedese poi procediamo finché non giungiamo alla nostra tanto ambita Norvegia. Vediamo la sua bellezza più pura nei boschi, nei laghi, nei fiumi, nei torrenti e nei mari. Ogni angolo porta ad un panorama nuovo e unico, a cui non si può rimanere che a bocca aperta. Si susseguono un ghiacciaio dopo l’altro.. Interminabilmente bianco. Laghi ghiacciati immobili, lastre di neve altissime, oltre i 3 metri.. un inferno di ghiaccio, stupendo. Incontriamo scoiattoli, cerbiatti e alci, attraversiamo i fiordi ed infine entriamo nel gelido Circolo Polare Artico, dove anche di notte c’è il sole. Un sole lieve e opaco che accenna i colori e non li svela del tutto. L’atmosfera sembra surreale. Giungiamo quindi alla nostra prima tappa: Capo Nord e tocchiamo finalmente la punta nord dell’Europa.Dopodiché ammiriamo i palazzi eleganti e sobri di Helsinki, noleggiamo un’indian canoa per visitare uno dei laghi più puliti e grandi d’Europa e proviamo una vera sauna finlandese. Ci imbattiamo anche nell’opera suggestiva e da brividi di Hiljainen kansa, anche chiamata The silent people. Dopo aver conosciuto anche noi questo impressionante popolo silenzioso, avanziamo lungo la trafficata Transiberiana che ci dà un assaggio della grande Russia. I cartelli in cirillico, la gente ubriaca in festa, camionisti impazziti, auto ribaltate a lato strada, discariche a cielo aperto.. Non possiamo che rimanere straniti davanti alla ricchezza della capitale Mosca contro le degradate baraccopoli nelle campagne. Poi eccoci giunti nella terra dormiente, la Siberia, in una steppa dove incontriamo i primi volti dalla pelle ambrata e dagli occhi a mandorla.
Le nostre strade si incrociano con tantissimi viaggiatori. Ed ecco arrivato il momento di scoprire anche la Mongolia, una terra lasciata alle sue origini, alle sue tradizioni e alle sue usanze, dove tutto è ancora come era un tempo. Solo strade sterrate non asfaltate, senza segnaletica stradale e affidati solo all’uso di una mappa. L’impatto è tanto forte. Come alieni venuti da Marte, le persone ci guardano stupiti e sconcertati. Non appena ci fermiamo veniamo in pochi secondi circondati da uomini e bambini che ci indagano e scrutano indaffarati ogni centimetro, ogni condotto ed ogni cavo a loro nuovo e sconosciuto.
Conosciamo il francese Baptiste sulla sua Transalp con cui condividiamo la lunga e difficile strada fino alla capitale Ulan Bator. Cammelli in libertà, strade sabbiose, cadute paurose, si susseguono anche problemi alle moto che risolviamo con l’aiuto dei gentili popoli che incontriamo e che si improvvisano fabbri all’occorrenza. Beviamo kazako chai con i nomadi che vivono nelle ger, gente semplice e sorridente con cui comunichiamo a gesti. Ammiriamo i loro bambini, che fin da piccoli, dediti alla pastorizia, conducono a casa le pecore in sella ai cavalli. Un popolo curioso che non possiede nulla di più dei suoi animali, ma vive felicemente grato di quello che ha.
Salpiamo poi per il Giappone, dove veniamo immediatamente accolti con infinita premura e mille inchini e siamo catapultati in un nuovo mondo. Cartelli con ideogrammi, segnaletiche a cartoni manga, conosciamo così la terra del Kaiten Sushi, degli Internet Café, dei templi buddisti colorati ed il suo popolo ospitale ed accogliente. Visitiamo anche l’affollata Tokyo con i suoi grattacieli sopra e sottoterra e i suoi quartieri illuminati da megaschermi.
Dopo 2 mesi nel regno del sushi, atterriamo a Bangkok, in Thailandia, e tutto cambia: traffico incredibile, i tuk-tuk, spazzatura ovunque, i mercati galleggianti, la frutta fresca e il cibo speziato, le persone vere e le spiagge bianche incontaminate. Proseguiamo per la rossa terra inviolata cambogiana, visitiamo i templi di Angkor Wat e ci imbattiamo nella povertà che affligge i ragazzini di Battambang. Entrati in Laos rimaniamo sconcertati dagli orrori della Guerra Segreta. Nonostante sia stata la terra più bombardata al mondo, rimaniamo stupefatti dalla bellezza delle tradizioni dell’etnia Hmong, i rituali di corteggiamento, i suoi clan radunati nelle capanne nei piccoli villaggi sui tornanti.
Concludiamo il nostro giro nel Sud-Est asiatico con la Malesia, dove scopriamo il suo mix di culture, le prime moschee nonché la distruzione che si nasconde dietro alle piantagioni di palme da olio e veniamo infine ospitati da una meravigliosa famiglia mussulmana a Kuala Lumpur.

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