La Gran Juerga è la storia di due amici e della loro spericolata avventura in sella alle loro moto, tra strade secondarie, percorsi e campeggi selvaggi. In altre parole, è una storia di libertà.

La Gran Juerga ha avuto inizio a Vigo, nella Spagna nord-occidentale. Ci siamo diretti verso il Portogallo e abbiamo superato il ponte internazionale di Tui-Valença do Minho in direzione del parco nazionale di Peneda-Gerês, dove ci siamo accampati la prima notte. I giorni successivi abbiamo quindi visitato il parco nazionale da ovest a est, con l’intenzione di dormire in qualche rifugio di montagna (anche se, alla fine, abbiamo sempre sistemato la tenda nei luoghi più belli che abbiamo incontrato lungo la strada).

A Peneda-Gerês abbiamo scoperto destinazioni incantevoli, come le cascate sul Rio Cávado, e trascorso molte ore in acqua per sopportare una temperatura di 34ºC. Dopo esserci rinfrescati, abbiamo puntato a un rifugio che ci era stato consigliato da alcuni amici. Sfortunatamente, il percorso era sbarrato da una recinzione chiusa con un lucchetto, perciò siamo stati costretti a trovare un’alternativa. Dopo 3 giorni sentivamo di esserci meritati una bella doccia, quindi abbiamo deciso di trascorrere la notte in campeggio.

Il mattino dopo, puliti e riposati, abbiamo ripreso il nostro viaggio attraverso il parco nazionale di Peneda-Gerês in direzione nord, lungo ampi percorsi di montagna. In questa regione, la frontiera tra Spagna e Portogallo non corre in linea retta e ci siamo spostati diverse volte da un Paese all’altro prima di superare definitivamente il confine a Lobios, dove abbiamo fatto una sosta per immortalare alcuni idrovolanti intenti a domare un incendio che, proprio come noi, si muoveva dal Portogallo alla Spagna. In seguito, avremmo purtroppo appreso dai giornali che uno dei velivoli si era schiantato causando il decesso di entrambi i piloti. È stato un momento molto toccante, perché soltanto alcune ore prima erano stati in volo sopra le nostre teste e avevano salutato la videocamera con il sorriso sulle labbra.

A questo punto, abbiamo deciso di esplorare da sud a nord il geoparco delle montagne di O Courel, un paradiso non molto noto che ci ha permesso di goderci tre stagioni in un giorno solo, superando una nebbia fittissima, a 260 metri di altezza, fino ad arrivare ai soffocanti 32ºC di Pico Montouto, al confine con la comunità di Castiglia e León, a 1.500 metri sopra il livello del mare. Il geoparco, un luogo incredibile, ospita villaggi dove il tempo sembra essersi fermato, come Ferramulín. Nel bar di questa località, se vuoi bere una birra, un bicchier d’acqua o altro devi avvisare Fina, la proprietaria, con un colpo di clacson dalla strada. A quel punto Fina esce di casa, apre il bar con grande affetto e inizia a fare conversazione. Oltre a paesini e persone eccezionali, O Courel offre ai suoi visitatori siti magici come la falda geologica di Campodola. Grazie ad un poster informativo abbiamo potuto scoprire come, 300 milioni di anni fa, l’odierna Galizia sia emersa dagli abissi in uno scontro tra placche tettoniche.

In quei giorni abbiamo dormito in luoghi davvero incantevoli: innanzitutto, ci siamo accampati ad Augas Mestas nei pressi di un club nautico abbandonato dal governo, nel punto in cui l’affluente più importante del fiume Miño, il Sil, incontra il Lor, che risale verso Pedrafita do Cebreiro e attraversa l’intero geoparco. La seconda notte, invece, abbiamo montato la tenda nella parte più elevata della catena montuosa nella valle del Lor e, più precisamente, in una piscina naturale vicino al fiume: non avremmo potuto trovare posto migliore.
I giorni successivi ci siamo diretti a ovest, seguendo parte del tragitto del Trans Euro Trail (TET) spagnolo e spostandoci in parallelo al cammino di Santiago. Siamo partiti da Pedrafita do Cebreiro in direzione ovest, abbiamo attraversato il Miño e ci siamo sistemati con la tenda su una tranquilla spiaggia del fiume così, prima di cena, abbiamo potuto fare un bagno. In Galizia, il TET percorre un totale di 700 km, attraversandola da est a ovest per poi proseguire ancora a sud-est ed entrare in Portogallo (vicino al punto in cui abbiamo attraversato il confine per tornare in Spagna). Abbiamo quindi fatto un viaggio non-stop di 150 km da Pedrafita do Cebreiro ai pressi di Santiago de Compostela. Il percorso è un mix di strade secondarie, percorsi nei boschi e aree tecniche che cerchiamo di evitare viaggiando con delle maxi trail e qualche chilo di bagagli di troppo.
Il giorno successivo ci siamo mossi verso la Sierra do Cando e Candán, a sud: dopo O Courel, questo è stato uno dei giorni più off-road della nostra avventura. Il caldo di cui avevamo sofferto dall’inizio del viaggio aveva cominciato ad attenuarsi, permettendoci di goderci la strada. Abbiamo attraversato il parco eolico della Sierra do Cando e proseguito verso una torre usata per monitorare gli incendi nelle Rías Baixas: da quel punto, infatti, è possibile vedere tutti gli estuari a ovest e a est fino a Pena Trevinca, il punto più alto della Galizia, a 200 km di distanza.

Sei giorni di viaggio e 1.300 km, per il 60% off-road e per il 40% on-road, in sella a due Ténéré, una di 30 anni e una di pochi mesi: un viaggio come questo è un’esperienza di puro divertimento e distacco dalla routine professionale, nella libertà di attraversare le montagne di casa.

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I PROTAGONISTI

Noi siamo Antón Verissimo e Jacobo Bastos. Antón è un graphic designer e fondatore di una start-up senza esperienza off-road che ha deciso di comprare una Ténéré, nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, per esplorare il suo Paese. Jacobo, invece, è un film-maker ferratissimo in off-road che ama superare i limiti della sua vecchia Super Ténéré, conoscitore di tutti i sentieri e in grado di prendere sempre quello giusto.
Vogliamo condividere questa esperienza per far conoscere la Galizia e le sue montagne, tanto belle e affascinanti quanto le parti più note della Spagna.
Quest’inverno vorremmo fare un percorso a tappe lungo i 1.400 km della costa galiziana. Desideriamo percorrere le strade più prossime al litorale e ammirare da vicino gli estuari del Paese.
Speriamo che la storia di questo viaggio vi sia piaciuta. Per noi, viverlo è stato fantastico!

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