Per entrare in Kyrgyzstan dal Kazakhstan scegliamo una frontiera secondaria, sperando sia meno trafficata di quella posta a metà strada tra le capitali dei due paesi. La fortuna è dalla nostra parte, dato che al nostro arrivo in dogana non c’è nessun veicolo in fila, è subito il nostro turno! Per l’ingresso nel paese non servono visti, e le procedure per l’importazione delle moto sono piuttosto semplici e rapide.
Ci rendiamo subito conto di diverse cose. Qui, essere poveri è la normalità, ma la gente vive tranquilla e sorridente. Ovunque, i bambini giocano rumorosi e ci rincorrono divertiti ed entusiasti mentre attraversiamo lentamente i paesini dove vivono. A metà di uno di questi, un poliziotto ci invita a fermarci, e capisco che anche qui non mancheranno le discussioni con le forze dell’ordine. Dopo aver acquistato una SIM locale e scoperto di poter pagare i rifornimenti di benzina col nostro bancomat nazionale, e poter così girare senza troppi contanti locali, ci dirigiamo verso la capitale inerpicandoci su di un passo che la cartina segna alto più di 3.000 metri! Sia per me che per Arianna è la prima volta che affrontiamo altitudini del genere in moto, così ci mettiamo in strada, emozionati e felici di essere finalmente tornati in mezzo alle montagne, che non vedevamo praticamente dai giorni passati in Armenia e Georgia. Guarda, la neve!! Superato il passo, raggiungiamo una delle strade principali del paese, quella che collega Bishkek, la capitale, a Osh, seconda città più grande, crocevia tra l’Uzbekistan e il Tajikistan. Dopo una grande stazione di servizio, raggiungiamo una vallata verdissima dove sono presenti numerosi campi di yurte, le tende degli allevatori che si trasferiscono in montagna durante il periodo estivo. Tra queste, alcune vendono formaggi tipici, altre offrono qualsiasi tipo di prodotto confezionato fungendo da minimarket, altre offrono la possibilità di pernottamento con cena tipica. Decidiamo di avvicinarci al fiume per piazzare la tenda in freecamping, pronti a passare una notte fresca e silenziosa in compagnia delle cime innevate.
Arrivati a Bishkek, Arianna decide di anticipare il deposito della sua moto allo spedizioniere che la riporterà fino a casa, in modo da concludere il suo periodo di viaggio senza corse. Prenota un volo per la capitale del Tajikistan per percorrere a ritroso la strada del Pamir usando i mezzi pubblici. Questa diventerà una storia nella storia!
Dopo aver tagliandato la moto nel cortile dell’ostello e risistemato i bagagli in vista del periodo da passare da solo, sono pronto per partire per questo nuovo pezzo di avventura. Viaggiando da solo riesco a dare più ascolto al mio istinto, e sento come se fosse più facile entrare in contatto con le persone. Al punto che, deciso che trascorrerò la prima notte da solo in freecamping lungo un fiume, trovato un ottimo punto dove piazzare la tenda, torno indietro giusto per comprare un po’ d’acqua in un negozietto (che inizialmente mi sembrava quasi disabitato…), ma dopo qualche chiacchiera i proprietari mi invitano a piazzare la tenda nel loro cortile. La serata si conclude con un bel piatto di pasta preparato nella loro modestissima cucina!
Mi rendo conto che non ho più voglia di correre e di rispettare precise tabelle di marcia: preferisco godermi ogni istante e guidare per il gusto di farlo, non solo per spostarmi da un punto all’altro, seppur su strade bellissime. Abbandono così l’idea di arrivare in Mongolia, tantomeno a Vladivostok. Mi godrò un mesetto in giro per l’Asia Centrale, e poi deciderò se rientrare a casa in moto oppure spedirla anche io da Bishkek. Ho impiegato tutta la vita a costruirmi questo momento e ora voglio proprio godermelo. Percorro strade più secondarie che posso, cercando di entrare in contatto con la gente del posto. Imparo ogni giorno qualche parola nuova in russo o kyrgyzo, stupendo continuamente i miei interlocutori, e le strade sono sempre più belle. Una notte sogno il momento in cui mi si presenterà davanti la catena montuosa del Pamir, e quando mi ci trovo davanti, arrivando a Sary-Tash, tutto è esattamente come me lo sono immaginato! Altissime cime completamente ricoperte di neve fanno da sfondo a questo paesino di case in legno malridotte, crocevia tra Kyrgyzstan, Cina e Tajikistan. Dopo aver passato una notte a 3.600 metri di altitudine nel campo base della Vetta Lenin, alta più di 7.000 metri, decido che è giunto il momento di varcare l’ultima frontiera: il Tajikistan mi aspetta!
La giornata è stupenda e mi dirigo con calma verso la frontiera. L’asfalto è abbastanza buono e procedo tranquillo, anche se so già che dopo le pratiche doganali le condizioni della strada peggioreranno parecchio. L’asfalto non tarda molto a terminare, per lasciare posto ad una terra rossa e gialla coperta di sassi. Giunto ai piedi del Kyzyl-Art pass, mi fermo giusto il tempo di scattare una foto e prender fiato per affrontare i tornanti che mi aspettano, sulla ghiaia. Mi gioco un jolly in una frenata per schivare una buca enorme, causata da un tubo che ha ceduto al peso del passaggio di chissà quanti mezzi! In tutto ciò, le cime innevate e il vento forte mi fanno compagnia, senza abbandonarmi per un attimo. È già pomeriggio quando raggiungo il lago di Karakul, creatosi milioni di anni fa dopo lo schianto di un meteorite. I suoi colori sembrano irreali, o sarà colpa della fame? È incredibile pensare che ci sia un villaggio a questa altitudine, con tanto di taverna pronta a rifocillare i viandanti. Nel proseguire, la strada si fa ancora più impervia e inizio ad essere stanco. Il toulé-ondulé massacra la mia schiena e tutta la moto, ma in lontananza vedo un cartello: Passo Ak-Baital, 4.655m! Ormai manca poco a Murgab, dove farò sosta per stanotte e da dove parte l’insidiosa Pamir Highway. Non so proprio cosa aspettarmi dopo la giornata di oggi. Il Tajikistan mi insegna ancora di più a godermi ogni chilometro, grazie ai suoi scenari unici e in continua evoluzione. Deviando sulla Wakhan Valley, al confine con l’Afghanistan, posso godere di viste naturali fantastiche e incontri semplici ma forti con la gente del posto. Durante una sosta per riempire la tanichetta dell’acqua, mi si avvicinano dei bambini: uno di questi ha in mano il manubrio di una bicicletta, riversata a terra poco più in là. In un attimo apro la valigia laterale per prendere gli attrezzi, et-voilà, la bici è sistemata! Arrivano altri bambini, ed una di loro parla inglese. Conversiamo brevemente, rendendomi conto una volta per tutte di quanto sia lontano giunto da casa. Mi convinco definitivamente di volermi godere in queste zone le ultime settimane di viaggio, senza pianificare alcuna tappa. Approfittando di questo periodo di viaggio, finché posso… Rispedirò la moto da Bishkek, così da passare più tempo possibile su queste strade lontane da casa.

 

LEGGI ANCHE

IT – AreYouAnEXP

FOLLOW US

Newsletter subscription

NEWSLETTER SUBSCRIPTION

Terms and conditions


GIVI EXPLORER IS A GIVI PROJECT


Social

FOLLOW GIVI