Dopo ventitré giorni di viaggio, raggiungo il Nepal il 16 Agosto, attraversando il piccolo confine di Bambasa che lo separa dall’India. Il viaggio inizia il 23 Luglio, ma un guasto alla moto mi costringe a rientrare. Il 25 Luglio, comunque, riesco a muovere la mia KLE 500 in direzione di Ancona e questa, per fortuna, o come Dio vuole, è la volta buona.Attraverso la Grecia, pacifica e sonnolenta come sempre, poi la Turchia, sempre bellissima, anch’essa pacifica ma con qualche autoblindo di troppo. Fino all’Iran, è puro trasferimento, 3000 chilometri tutti d’un fiato.

Entro in Iran, è la terza volta che calpesto le strade di questo straordinario paese e incontro la sua gente, dall’ospitalità innata. Il percorso che ho studiato mi porta a visitare il lago Urumie, o quello che ne sta restando a seguito di una gravissimo disseccamento che avanza a vista d’occhio. Ho altre tappe stabilite in Iran, come il deserto del Kalut, dove il caldo, secchissimo, per mia fortuna raggiunge solo i 46 gradi.

Le tappe proseguono serrate; ogni giorno cambio luogo, albergo, strade, città, è un continuo itinerare, migrare verso Est, allontanandomi sempre più da casa, dai miei cari. Dall’estremo ovest dell’Iran, giungo al suo estremo Est; non mi ero mai spinto fino a qua via terra. Davanti a me c’è il Pakistan. Un vero e proprio spauracchio per molti e non da meno per me. I timori non mi mancano, o forse, la mia è proprio paura di entrare in questo paese definito dai media, anch’esso come l’Iran, uno degli stati “canaglia” per eccellenza. Vi trascorro circa una settimana, percorrendo i 2000 chilometri che mi separano dall’India. Non è di sicuro una passeggiata, anche perché viaggiare costantemente sotto scorta armata e protezione, un tantino fa riflettere. Però, incontro gente a quanto pare normale e conosco nuovi amici… forse, non è poi tutto così male. Notevole invece è il caldo; non scende mai sotto i 42 gradi ed una umidità persistente molto elevata, non agevola di sicuro il mio avanzare. Talvolta, mi ritrovo anche a pensare se avrei potuto fare qualche cosa di meno difficoltoso, faticoso o stressante, invece che essere li in mezzo alla polvere e sudato come non mai, ad ammirare dei paesaggi meravigliosi o vivere delle situazioni uniche e straordinarie.

Mille sono le azioni di ogni giorno che si ripetono ma che cambiano con i luoghi, le temperature, i paesi, le persone, sempre sconosciute, le frontiere, il denaro; mille circostanze nuove ogni momento, dopo ogni curva, dopo ogni deserto.

Speravo di innamorarmi dell’India, ma così non è stato. Emozionato, calpesto per la prima volta con le ruote della mia moto, le strade di questo continente. Traffico, polvere, caldo, mucche, controlli e ancora polvere, animali sulle strade, e il traffico di migliaia di motorette, come un turbinio di zanzare ad un concerto di clacson, e poi lo smog, palpabile, denso. Mi fanno cadere urtandomi, ma per fortuna, il mio equipaggiamento tecnico e l’equipaggiamento della mia moto, mi salva, e ci salva (anche la moto) da reali danni fisici…non però da quelli psicologici (l’incazzatura è notevole). Dimentico il prima possibile Nuova Delhi e il suo spaventoso ritmo di vita e di morte on the road.

 

 

Ormai, sono sul confine del Nepal e come un miraggio, dopo 23 giorni di viaggio finalmente ne varco la frontiera. Ancora più emozionato, ma sempre sul pezzo, perché il viaggio non è per niente al termine, ritrovo una serenità che avevo un pochino perso negli ultimi giorni. La temperatura si è abbassata e pure l’umidità è più sopportabile. Mi circondo di paesaggi bucolici: risaie, campi, laghi, fiumi, animali, gente che sorride e poche auto, almeno fuori dai grossi centri. Qui l’ira del terremoto, nel 2015, si è scatenata, facendo moltissimi danni e purtroppo migliaia di morti. Ma è comunque un paese ospitale, e la sua gente, abituata ad accogliere il viaggiatore, ti fa sentire a proprio agio. C’è molto da vedere, soprattutto mi colpisce la vita fuori dalla capitale. Katmandu, mi appare forse un po’ troppo chiassosa, affollata, frenetica, polverosa oltremisura, ma probabilmente è l’errore di una mia aspettativa smentita. Migliaia sono le cose da vedere, tra parchi nazionali, città, villaggi, templi buddisti, tibetani, santuari ad ogni dove, pagode, per non parlare poi delle cime più alte del mondo, ma soprattutto, la gente con i suoi colori, i sorrisi, i bimbi, la loro rilassatezza la loro tranquillità interiore, tutte cose che noi abbiamo un po’ messo da parte…

 

 

Trentasei giorni dopo e con 11.000 chilometri scorsi sotto i miei stivali e sotto le ruote del mio piccolo Kawasaki 500, da Katmandu, con l’Himalaya che mi osserva, lasciamo (io e il Kawa) questo paese, tranquilli, nella pancia di un aereo, e finalmente, mi rassereno pacificamente, al ricordo di migliaia di immagini scattate, di avventure vissute, migliaia di aneddoti, di storie di vita che continueranno comunque il suo corso ma che ho avuto il privilegio di incrociare.

Ce l’ho fatta!

Good Morning Nepal è concluso!

GUARDA LA GALLERY

 

IT – AreYouAnEXP

FOLLOW US

Newsletter subscription

NEWSLETTER SUBSCRIPTION

Terms and conditions


GIVI EXPLORER IS A GIVI PROJECT


Social

FOLLOW GIVI