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Georgia, Armenia, Iran, Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan

Dopo la Turchia, continuiamo il nostro viaggio verso Est

Great Venture
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La fame di avventura è sempre in moto e, dopo la Turchia, ci porta ancora più a Est: in Georgia. Finalmente ci lasciamo alle spalle il brutto tempo e ritroviamo il sereno. Entriamo a Batumi, la capitale Adjara, e rimaniamo stupiti: sembra di essere a Las Vegas! Grattacieli, hotel e palazzi, come ad esempio il Radisson Blu e l’Università Tecnologica, hanno architetture monumentali molto diverse tra loro che evocano quelle più famose delle grandi metropoli del mondo.

Essendo una città super turistica, anche la spiaggia è attrezzatissima: hanno perfino le moto d’acqua! Ma noi preferiamo la strada, e ne troviamo una davvero bella per guidare tra le campagne, con vista sulle montagne del Caucaso, e dopo aver gustato la natura ci rimpinziamo di bontà: come il tipico kachapuri che è una specie di pane-pizza e i khinkali che sono ravioli di carne. Riprendiamo il viaggio e ci divertiamo, facciamo persino uno slalom tra le mucche! Quando arriviamo a Mestia, cittadina ai piedi del monte Ushba, iniziamo un percorso dal sapore medievale: incontriamo antiche chiese, costruzioni difensive e torrette d’avvistamento, affrontiamo tratti insidiosi e attraversiamo guadi spettacolari di torrenti in piena. Quando giungiamo a Tsqaltubo – località rinomata per le sue acque termali – ci meritiamo proprio un po’ di relax. A Tbilisi c’è da vedere e da fare: visitiamo la suggestiva Grotta di Prometeo che ipnotizza con giochi di musica e luci, e giriamo per officine meccaniche finché troviamo Niko, soprannominato meccanico amico, che ci rimette in sesto le moto e un parabrezza spezzato.

Proseguendo in moto verso Sud arriviamo in Armenia. Tumanyan, che prende il nome dal poeta nazionale dell’Armenia, è una cittadina molto panoramica, in un canyon verdeggiante. Della capitale Yerevan, alle pendici del biblico monte Ararat dalle cime perennemente innevate, ci piace tutto, dal tè di benvenuto che ci viene offerto alla passeggiata in centro: curiosiamo tra le bancarelle del suo mercato, guardiamo all’opera gli intagliatori di angurie, esploriamo i giardini artistici, saliamo fino in cima la scalinata monumentale del Centro per le Arti Cafesjian e ammiriamo la panoramica della città. Ci rimettiamo in moto e prendiamo una strada serpeggiante tra le vallate, incontrando via via una cabinovia di lunghezza record, un antico monastero e paesini quasi fiabeschi incastonati nei monti. A Kapan, una cittadina racchiusa all’interno di una catena montuosa, ci accampiamo per la notte.

Un vento caldo ci accoglie in Iran. Arriviamo a Tabriz, la città del famoso Gran Bazar citato da Marco Polo nel suo libro Il Milione. Usciamo poi dalla città e ci troviamo a guidare in un deserto. Davanti a noi un’immagine sfocata che sembra un miraggio ci incuriosisce. Km dopo km la avviciniamo sempre più, finché ci appare… un immenso lago rosa: è il lago salato di Urmia, talmente ricco di sali minerali che le sue acque non consentono lo sviluppo di alcuna forma di vita. Continuando a guidare verso Sud giungiamo ad Hamadān, l’antica Ecbàtana, dove spendiamo una cifra per visitare l’Alavian Dome con i suoi interni decorati e, la sera, insieme ad alcuni amici motociclisti andiamo a vedere una cascata con luci colorate. Il mattino dopo ci svegliamo alle 6 e facciamo colazione con 2 bomboloni prima di inforcare l’autostrada calda come un forno che ci porta a Isfahan. Siamo letteralmente affascinati dalle bellezze di questa città: la Moschea dello Scià, il Bazar con gli artigiani e i decoratori di tessuti, Piazza Naqsh-e jahàn, il Ponte Khaju. Ma l’Iran non ha ancora finito di sorprenderci. Il giorno dopo seguiamo l’auto della guida che sta portando alcuni nostri amici nel deserto di Khara, e cosa vediamo? Le enormi dune formano un paesaggio indimenticabile! Viviamo l’emozione di salirci sopra e ridiscenderne correndo nella sabbia come bambini.

Poco più avanti ci aspetta un altro spettacolo: il Lago salato di Varzaneh. Lì conosciamo l’uomo della pesa del sale che gentilmente ci invita tutti insieme a bere il tè e noi, con i nostri amici, improvvisiamo un rave party con musica e danze. La sera giriamo in moto tra gli antichi vicoli di Yazd, alla ricerca di un posto dove passare la notte. Riprendiamo il viaggio diretti a Kāshān, la prima di una serie di grandi oasi che porta ai grandi deserti centrali del Paese. Finalmente incontriamo
Mustafa, un vero amico coi baffi: infatti è uno dei nostri primi follower su Instagram! Questa volta però siamo noi a seguirlo: ci guida a scoprire Kāshān e ci offre un mega pranzo seduti su morbidi tappeti. Indimenticabile! Come gli splendori verde smeraldo della moschea Shāh Chérāgh di Shiraz, una città la cui bellezza compare anche nei versi dei poeti persiani.

In sella alle nostre fedeli Kawasaki risaliamo l’Iran e ad Astara attraversiamo il confine con l’Azerbaijan. Questa terra è molto ricca di petrolio e infatti vediamo un po’ ovunque pozzi di estrazione, perfino nelle città. Raggiungiamo la capitale Baku, a dir poco sfarzosa: con superstrade a 5 corsie, con un centro storico riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, e con il più grande porto di tutto il Caucaso. Noi ci imbarchiamo nel nuovo porto di Baku ad Alat, e passiamo la notte in nave ammirando dal ponte un cielo pieno di stelle.

Il mattino dopo sbarchiamo in Kazakhstan e ci mettiamo subito in moto. Percorriamo centinaia di km su strade interminabili in mezzo ai cammelli, sotto il sole e con la musica sparata a tutto gas negli auricolari. Passiamo anche diversi altipiani piatti ed erbosi, zone piene d’insetti, strade nuove e altre disastrose, oltre a deviazioni sterrate abbastanza insidiose con tratti di sabbia e fango. Alle 7 di sera ci fermiamo a dormire a Beyneu, poi dopo 12 ore esatte di sonno ci rimettiamo in sella per passare la dogana uzbeka e, dopo 516 km senza agglomerati urbani, raggiungere Nukus.

Festeggiamo il mio compleanno in Uzbekistan a Khiva, altra città Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Come regalo la moto mi fa una sorpresa: una gomma a terra! Per fortuna risolviamo tutto in un minuto e con pochi spiccioli dal gommista. E non aspettiamo un secondo di più per ripartire, perché vogliamo andare a vedere Bukhara con i suoi gioielli: la statua del mitico Nasreddin Khoja, la storica Madrasa Abdoullaziz Khan, il famoso complesso Po-i-Kalyan con la Torre della Morte, e un numero considerevole di moschee. Proviamo il famoso Plov, il piatto nazionale uzbeko, un vero culto che ci piace moltissimo.
Infine non possiamo non fare tappa nella fortezza di pietra lungo l’antica Via della Seta: Samarcanda, una delle più antiche città del mondo e, naturalmente, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Qui visitiamo tra l’altro il dorato Mausoleo di Tamerlano detto anche la tomba del re, il colorato mercato con gli artigiani e il Registan con le sue 3 madrase. Di nuovo in moto, ci fermiamo a chiedere indicazioni per raggiungere Dushanbe. Com’è la strada? Chiedilo alla polvere: stiamo andiamo in Tajikistan!

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