DAMMI IL 5, TUNISIA!

Il deserto tunisino è una vera sfida: per affrontarlo bisogna essere umili, tenere la testa bassa e stare gobbi come i cammelli. Noi 5 viaggiatori su 2 ruote lo scopriamo in un percorso fatto di vento, sole, sabbia, pioggia e fiumi di sudore.
Guidiamo su piste polverose per raggiungere le dune, ci insabbiamo più volte, e poi impariamo a galleggiare sul finissimo pulviscolo del Sahara. Beviamo il tè nel deserto e ritroviamo le tracce di celebri set hollywoodiani. Incontriamo fresche oasi e palmeti, cammelli e dromedari curiosi, costeggiamo un enorme lago di sale. E ovunque le persone ci riservano un’accoglienza speciale, nutrita di buoni sapori tunisini.

IN MOTO SULLE ONDE DEL SAHARA

Per me che sono Marco “il gigante” e per i miei grandi amici Andrea, Marven, Samu e Riccio… non c’è deserto senza dune, non c’è avventura senza moto! Studiamo il viaggio a tavolino, ci prendiamo 10 giorni di vacanza e partiamo in nave per la Tunisia! Sbarcati a La Goulette, il porto di Tunisi, primo problema alla moto di Marven: la corona è troppo grande e la gomma tocca il forcellone mangiandosi i tacchetti, per cui cambiamo la falsa maglia.
Finalmente percorriamo 550 km d’autostrada e raggiungiamo Tozeur. L’indomani è il nostro “battesimo della sabbia”: entriamo in fuoristrada sulla pista per Ong Jemel, e troviamo la duna nei pressi di Mos Espa dove hanno girato Star Wars. Andrea ci spiega la tecnica di guida e come tirare fuori la moto in caso d’infossamento: una bella fatica in questa sabbia così fine che sembra talco! Raggiungiamo la bellissima Camel Rock, poi ci dirigiamo alla Pista di Rommel presso Redeyef, costeggiando il grande Lago Salato Chott El Djerid – che si estende per 5mila km2 da Hèzoua a ovest fino a Kebili a est – e guidando su una meravigliosa strada di lastroni di cemento.
A pranzo e cena rientriamo a Tozeur: misto olive, tonno e l’immancabile “harissa” (salsa piccante) con grigliata mista. La mattina ripartiamo per Douz: io e Marven prendiamo la strada parallela al confine libico per 70 km, gli altri la pista, e ci ritroviamo a Rjim Maatoug a bere una “boga” (soft drink tunisino). Continuiamo sulla C210 entrando nel tratto scivoloso della bianca distesa di sale del Chott. Dopo una notte a Douz, la prima famosa cittadina che si affaccia al deserto, facciamo una passeggiata nella piazza principale mentre si asciuga il bucato che abbiamo steso nella terrazza dell’hotel. Di nuovo in marcia seguiamo una pista sterrata pienissima di sabbia, molto impegnativa, che porta al Parco Nazionale del Jebil.
Girando tra le dune, sostiamo per rinfrescarci al Café du Desert, pranziamo a Café du Parc dal gentilissimo Mustafa e torniamo a Douz per cenare al Restaurant El Bey, una vera perla nel palmeto. Il giorno seguente rifacciamo tappa al Café du Parc, che teniamo come base per addentrarci in esplorazione nelle piste interne del Parco. Prendiamo più di un tè nel deserto, tutti buonissimi! Ci dedichiamo un po’ alle moto, facendo piccoli aggiustamenti e riparazioni, poi ceniamo da Mustafa in compagnia di 6 militari: il menu propone la “ojja” tipica zuppa di uovo e verdure, carne di cammello, insalata “méchouia” (pomodori, peperoni e cipolle) e “jefta” per dolce.

DAL DESERTO AL DILUVIO

Il mattino dopo il forte maltempo ci fa cambiare i programmi. Salutiamo Mustafa con un piccolo regalo che lo illumina di felicità – i miei faretti della moto, che subito lui trasforma in una luce per il suo bar – e riprendiamo il viaggio nel pomeriggio puntando a Matmata. Il percorso è stretto e insidioso, m’insabbio più volte e cado. Andrea manda avanti gli altri e mi fa strada, riprendo velocità e li raggiungiamo in un attimo.
A Matmata ci aspetta una stanza nella roccia e una cena a base di “chorba” ed eccellente cous cous di pollo. Al risveglio diluvia, fa freddo, e le moto hanno dei problemi. Riusciamo comunque ad arrivare al villaggio fortificato di Ksar Hallouf e dormiamo in grotta su materassi adagiati per terra. A colazione siamo addolciti da focacce calde, miele e marmellate casalinghe, ma piove ancora e tira vento e la salute di Riccio scarseggia. Fermi un giro, pensiamo di ripartire insieme il giorno dopo. Ma la pioggia è incessante.
Mentre gli altri aspettano che il tempo migliori, io e Marvin siamo costretti a riprendere il viaggio perché ci aspetta il traghetto. Per strade dissestate, torrenti d’acqua, fango e detriti, approdiamo a Mahares, tipica cittadina sul mare. Da qui l’indomani raggiungiamo Monastir, splendida meta turistica con il “Ribat”, la famosa fortezza sul mare. In un fast food fronte mare gustiamo un’ottima “shawarma”, pietanza tipica, prima di rimetterci in moto per Tunisi. Dopo 170 km arriviamo al porto La Goulette e ci imbarchiamo con le moto. Nel viaggio di ritorno ogni onda del mare ci ricorderà… le nostre fantastiche Dunes of Tunisia!

 

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THE PROTAGONISTS

Marco Ficari, anni 41, è conosciuto tra i motoviaggiatori col soprannome di “il Gigante” per la sua altezza. Andrea Accordino, anni 57, è il più esperto in tecniche di guida sulla sabbia. Marco Venanzi, anni 47, detto “Marven” è praticamente l’ombra del Gigante in questo viaggio. Samuele Gonnelli, anni 33, tutti lo chiamano “Samu”. Luca Ricci, anni 28, detto “Riccio” è il più giovane del gruppo. I 5 fantastici motociclisti guidano in questo viaggio: 2 Honda – Africa Twin e Dominator, 2 Yamaha – Ténéré e TT più una Suzuki DR 600.


 

L’EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO

L’itinerario particolare con lunghi tratti solitari di strada sterrata e polverosa, deserto e dune di sabbia, nonché le condizioni meteo incontrate, dal caldo desertico al freddo ventoso fino alle piogge torrenziali con allagamenti, possono mettere a dura prova i piloti più avventurosi ed esperti, e naturalmente anche il loro equipaggiamento. Ecco alcuni piccoli consigli del Gigante. Indossare una giacca comoda e adatta come la HEVIK Namib.
Portare sempre con sé l’indispensabile Borraccia Termica STF500S ovviamente piena d’acqua, il Kit First Aid S301 utilissimo per il primo pronto soccorso, e vista la scarsità di stazioni di rifornimento anche una Tanica per la benzina, montata sulla moto con il Porta Tanica E163, più gli attrezzi per le piccole riparazioni meccaniche in corso di viaggio, raccolti nel Borsello Porta Attrezzi GRT707. È difficile girare leggeri in zone come queste, prive di comfort per km e km, quindi è bene prepararsi a guidare moto cariche e pesanti.
L’equipaggiamento migliore? Come minimo un bel Borsone Waterproof da sella EA115KG da 40 litri, montato sulla piastra posteriore della moto con l’Estensione EX2M, più una coppia di Borse universali Paramotore T513 da 5 litri ciascuna, anche queste totalmente impermeabili.

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