Lo spostamento dalla Colombia al Panama è stato straordinario. Non essendoci strade asfaltate tra i due paesi ma solo fitte foreste e paludi che si estendono per oltre 80 km, questa zona è stata chiamata Darién. Per attraversare il confine da vero avventuriero dovresti imbarcarti su uno yacht o una nave, con la moto al tuo fianco. Comunque, la nave che trasportava le moto si trovava da qualche parte sulla costa di Cuba in quel momento e gli yacht più piccoli avrebbero lasciato imbarcare le motociclette solo quando andavano da Panama alla Colombia, ma non viceversa.

Abbiamo pensato persino di inviare le moto in un container o via aerea, ma questa opzione era esosa e ci avrebbe portato via tempo, così abbiamo deciso di imbarcarci su uno di quei piccoli yacht insieme alla nostra moto. Alla fine la fortuna è stata dalla nostra parte, e abbiamo trovato l’imbarcazione! Un capitano italiano dall’aspetto piratesco ha accettato di portarci tutti a Panama in tre giorni, così ingaggiammo un gruppo per darci una mano e caricammo manualmente le moto sul ponte dello yacht dove era già stata caricata un’altra piccola motocicletta con un sidecar per tenere compagnia alle nostre BMW. Non potevamo mai immaginare quello che ci sarebbe accaduto due giorni dopo, quando a causa di alcuni ostacoli burocratici lo yacht non ha potuto allontanarsi dalla costa di Cartagena in Colombia. Lì abbiamo dovuto scaricare le moto, sempre in spalla…

Fortunatamente, durante questo tentativo di lasciare la Colombia su uno yacht, ci siamo messi in contatto con un gruppo di viaggiatori cileni e argentini che avevano già prenotato un container per i loro due furgoni Volkswagen T2 Combi. Siamo riusciti a far entrare tutte e tre le motociclette che avevamo scaricato dallo yacht nello spazio rimanente del container da 40′ e abbiamo deciso di unirci al gruppo per portare le persone dall’altra parte. Abbiamo passato ore sull’autobus, su e giù lungo la costa della Colombia, poi da lì abbiamo preso un motoscafo che balzava sulle onde a velocità pazzesca con passeggeri a bordo che urlavano e si dimenavano. Alla fine abbiamo concordato con il capitano panamense di portarci a 300 chilometri dal Mar dei Caraibi in una città chiamata Portobello a Panama su quello che pensavamo fosse un piccolo yacht, ma si è poi rivelato una piccola… barca. Almeno aveva un motore quindi non avevamo bisogno di remare, ma ci sono voluti 3 giorni per raggiungere finalmente Portobello. Passavamo le giornate sulla barca e le notti dormendo sulla sabbia delle isole disabitate di San Blas, perché tutta la nostra attrezzatura da campeggio era imballata nel container insieme alle nostre motociclette o automobili.

Dopo circa due settimane per arrivare sani e salvi insieme alle nostre motociclette dalla Colombia al Panama, ci siamo presi altre due settimane per esplorare i paesini del Centro America, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e Guatemala. Temperature climatiche estremamente elevate, fitta giungla e continui spostamenti da una frontiera all’altra non erano esattamente ciò che ci ha resi più felici in moto…

 

Pochi sono le cose che più rimarranno nella nostra memoria, poche ma indelebili: le strade sinuose del Costa Rica, una fresca brezza oceanica sulla costa del Nicaragua, mentre stavamo imparando a fare surf, le spettacolari Rovine di Copan, il parco archeologico in Honduras e l’impressionante preparazione per le celebrazioni pasquali dei guatemaltechi in una graziosa cittadina chiamata Antigua.

E poi abbiamo raggiunto il confine col Messico. Dopo tutte le frontiere attraversate, caotiche, rumorose e asfissianti dell’America Centrale, questa era calma e piuttosto ordinata. Unico neo – ci è voluto parecchio tempo per sbrigare le pratiche burocratiche, e anche il funzionario doganale avevi i suoi tempi piuttosto lunghi. Dopo soli cinque minuti dalla nostra entrata nel paese, siamo stati fermati al blocco stradale. I messicani sono famosi per i blocchi stradali e per quanto ne sappiamo, a volte le cose possono prendere facilmente una brutta piega… Fortunatamente questi erano degli agricoltori, che chiedevano le loro “tasse” – dovevamo pagare 20 pesos (equivalenti a circa 1 euro) a persona per proseguire il viaggio attraverso le loro terre. Ma nonostante questo piccolo inconveniente che all’inizio sembrava molto più pericoloso di quanto non fosse in realtà (soprattutto a causa dei preconcetti sul Messico), tutto ciò che abbiamo vissuto è stato piacevole e a tratti commovente. Ovunque andassimo in Messico, le persone che abbiamo incontrato si sono mostrate molto gentili e amichevoli e, grazie a quel po’ di spagnolo che siamo riusciti a imparare durante il viaggio, abbiamo potuto avere conversazioni semplici su vari argomenti, con chiunque avessimo avuto la possibilità di parlare, diventando velocemente amici.

 

Dopo esserci addentrati nelle strade campagna abbiamo imboccato la strada per visitare le rovine di Tonina, e, a nostra sorpresa, ci hanno lasciato passare all’entrata di Machu Picchu senza chiedere la prova del pagamento che avevamo inviato un paio di mesi prima. Un’altra piacevole sorpresa è stata la possibilità di goderci l’atmosfera mistica attorno alle rovine, quasi completamente da soli, senza dover spingere la folla come nella maggior parte dei luoghi turistici.

Un altro punto saliente del Messico è stato il giardino di sculture e laghetti surrealisti nella giungla vicino a Xilitla, creato dall’artista britannico Edward James – “Las Pozas” e l’incredibile regione di Guanajuato con la sua città e quelle circostanti di Dolores Hidalgo e San Miguel di Allende.

Da lì, abbiamo preso la strada panoramica attraverso le montagne oltre lo spettacolare Espinazo del Diablo (strada sul crinale della montagna, chiamato Il Dorso del Diavolo) fino alla città di Mazatlan, dove, proprio quando siamo arrivati si è concluso il più grande evento motociclistico del Messico, The Legendary Motorcycle Week 2017, e così, insieme a un centinaio di altri motociclisti abbiamo preso il traghetto per la famosa penisola messicana della Bassa California.

Abbiamo percepito Baja come un ibrido tra Messico e Stati Uniti: la maggior parte della gente parlava inglese fluente, c’erano molte macchine e grandi camper (veicoli ricreativi o mega camper come li conosciamo in Europa) con targhe americane e negozi di grandi dimensioni con una grande varietà di prodotti dagli Stati Uniti, e allo stesso tempo il posto aveva ancora la vibrante atmosfera messicana, dappertutto.

Dopo aver trascorso un’altra settimana esplorando Baja da sud a nord, abbiamo raggiunto il confine con gli Stati Uniti d’America.

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