La Turchia è stata una terra “lenta”: ce la siamo goduta con tutta calma, prima di guidare sempre più ad Est.
Siamo entrati in Georgia attraversando alcune montagne che ci hanno regalato un po’ di fresco, lasciando l’arsura alle spalle; dopo una prima notte passata a Vardzia, una vallata circondata da montagne e monasteri estremamente suggestivi, scavati nella roccia bianca, il giorno seguente ci ha portato sulle strade sterrate che puntano al confine con l’Armenia. Dopo aver sbrigato le pratiche in dogana, e sostato in un negozietto per acquistare qualcosa da mangiare, siamo stati avvicinati da alcuni ragazzini che ci hanno invitato a casa loro. La chiacchierata – in inglese – con i nostri nuovi piccoli amici ci ha fatto scoprire molto di questo Paese.
Tornati in sella abbiamo raggiunto e visitato Yerevan, per poi toccare, sempre verso sud bellissimi monasteri, come il Khor Virap: un gioiello architettonico ben conservato, alle cui spalle si stagliano nei giorni più limpidi le cime innevate del monte Ararat… a ricordare che la Turchia, così nemica di questo Paese, in realtà è estremamente vicina.
Esplorando la parte più meridionale dell’Armenia, a pochi passi dal confine con l’Iran, siamo saliti fino ai 2.535 metri del passo Meghri in un pomeriggio in cui le vette erano avvolte da una nebbia densa: il cielo si è aperto soltanto una volta scesi di quota, lungo il tragitto che portava alla regione autonoma del Nagorno-Karabakh. Circondati dal verde, da alture da superare e da una temperatura perfetta, ci siamo goduti con estremo piacere l’esplorazione di queste zone pressoché sconosciute, contese da più di vent’anni tra Armenia e Azerbaijan dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Rientrati in Georgia – con una tappa tecnica a Tiblisi per sostituire gli pneumatici – abbiamo continuato verso la Russia attraverso la spettacolare Georgian Military Highway.
Superata l’ennesima frontiera e con le montagne ormai lontane, ci siamo trovati a guidare nella piattezza desolante della steppa, con la compagnia di qualche sgangherato palo della luce e sporadici cespugli.
Entrati nella Repubblica della Calmucchia, unico territorio di religione prevalentemente buddista dell’intero continente europeo. Qui abbiamo passato qualche ora nella città di Elista, restando stregati dal fascino orientale dei suoi templi. Altre ore di guida in mezzo al nulla ci separavano da Astrakhan, dove siamo riusciti a riparare un cerchio abbozzato da una profonda buca, preparandoci così a salutare il Caucaso e a spostarci in Kazakhstan.
Asia, stiamo arrivando!

 

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