All’inizio tutto ciò ti sembra strano, ma poi capisci: decidi tu qual’è il tuo ritmo, cosa vuoi fare, quale aspetto dell’evento vuoi maggiormente esplorare. Sei tu a creare la TUA Budapest -Bamako.

Una media di 12 ore di guida e 600 km al giorno, conditi con tantissimo off-road e paesaggi unici. In sella sotto il sole cocente, a volte con vento fortissimo, passando dal nulla delle zone desertiche al caos totale di alcune città; schivando camion stracolmi, buche, animali in mezzo alla carreggiata e ogni genere di imprevisto.

Spesso ho guidato in notturna, tra le sabbie marocchine o nella steppa senegalese, alla ricerca del giusto tracciato per raggiungere il tanto desiderato bivacco.

Per giorni senza lavarsi con la sabbia tra i denti, i capelli come paglia, poche ore di sonno e via. Perennemente in ritardo sulla tabella di marcia, stanca ma appagata.

Le immagini scorrono veloci, le sensazioni alternano momenti difficili ed esplosioni di gioia. Tanti i tracciati indimenticabili e anche i momenti unici, come gli incontri con i tanti bambini sorridenti pronti a sbucare da ogni angolo per salutarti.

Le tappe variano. A volte sono scorrevoli ma lunghissime, altre sono più brevi ma davvero impegnative. Ti trovi a seguire una traccia senza sapere se ti porterà su di un bel sentiero battuto e scorrevole o a profondare nella sabbia. A tratti ho viaggiato in carovana ma bastava un cambio di sentiero per perdere il gruppo. Senza contare il conteggio orario: calcolavi mezz’ora per raggiungere il punto indicato e magari ci arrivavi dopo tre ore.

A volte non incontri nessuno per l’intera giornata;  altre guidi per ore di notte in mezzo al nulla. In questi casi il calcolo della benzina e delle riserve d’acqua sono fondamentali.

E poi… quando non ce la fai proprio più ecco in lontananza le lucine del bivacco. Così sono trascorsi i miei 20 giorni africani attraverso 5 Stati.

Immersa totalmente in nuove culture, viaggiando sulle spettacolari piste Dakariane nel deserto fino alla Savana Senegalese, passando per le rosse piste della Guinea fino alla verdeggiante Sierra Leone (per motivi di sicurezza quest’anno l’arrivo è stato fissato a Freetown in Sierra Leone e non a Bamako in Mali).

Un paesaggio in continua mutazione con un’unica costante: l’ondata di schiamazzi di bambini sorridenti pronti a sbucare da ogni lato per salutare e riempirti il cuore di calore.  Allora mi è stata chiara un’altra cosa: ero io ad aver bisogno di loro. E non viceversa.

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