Alcune location sono state davvero spettacolari, nel mezzo del deserto come in Marocco e in Mauritania, o in campi aperti tra i baobab, pronti a ospitare gli oltre 300 mezzi ed il grappolo di moto a ogni arrivo.

Anche se il più delle volte sono arrivata in piena notte, con lo stomaco aggrovigliato dalla tensione e dalla fatica, gli occhi crepati dalla polvere, le gambe tremanti dal troppo lavoro… ho trovato sempre tutto bellissimo. Spesso mi bastavano 5 minuti per montare la tenda, srotolare il sacco a pelo, togliermi tutto di dosso, infilare il cappello, prendere la mia piccola tigrotta  sotto braccio, regalo della mia amica Vale, e crollare dal sonno.  Altre volte l’arrivo è stato più soft: “solo” 7/8 ore di guida ed eri “già arrivato”. Attenzione però, perchè ti ritrovi in pieno pomeriggio a bere palinka, una sorta di grappa ungherese, a fare cori e andare di tenda in tenda a far festa!

In entrambi i casi, il risveglio è sempre tragico!

Qualche ora di sonno, una stropicciata d’occhi, mezz’ora per impacchettare tutto, rivestirsi e ripartire. Come se fosse ovvio, come se non avessi mai fatto altro nella vita. E ti senti bene. Stramaledettamente bene.

 

L’EPILOGO

Poteva andare tutto storto, ma è andato tutto bene.  Sono caduta più volte dalla sella del mio CRF 250 Rally Honda, spesso mi sono trovata davanti camion contromano,  animali tranquillamente sdraiati in mezzo alla strada, buche enormi o interruzioni improvvise. Ho pianto per lo sconforto in alcune notti interminabili nere come la pece con le mani piene di vesciche, non mi sono lavata per giorni ed ho mangiato più polvere che pane. Ma è andato tutto bene.

A concorrere sono state una buona dose di fortuna unita a esperienza e programmazione anche se minima. Ha contato molto anche l’equipaggiamento e l’attrezzatura studiati ad hoc.  Senza tutto ciò non sarei mai riuscita ad arrivare alla fine di questa meravigliosa avventura.

 

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