Nascosto tra i Giganti Cina e India, bisogna guardare bene sulla cartina per trovare il piccolo Regno Buddista del Bhutan. In Dzongkha, la lingua ufficiale del Bhutan, il paese è chiamato Druk Yul, che significa Terra del Drago del tuono. Nonostante le ridotte dimensioni e una popolazione di sole 800.000 persone, il paese ha molto da offrire.

Alla ricerca della felicità

Invece di misurare i progressi dello sviluppo materiale, come fanno gli altri paesi del mondo, il Bhutan ha un approccio ben diverso. Il Bhutan calcola la Felicità Nazionale Lorda invece del Prodotto Interno Lordo. Le persone credono che la chiave della felicità non sia solo la ricchezza materiale ma anche una vita spirituale all’interno dell’ ambiente di lavoro.
Entrare in Bhutan è una sfida perché ci sono molte regole. Il numero di turisti è limitato. Una guida turistica ufficiale per visitare il paese è obbligatoria. Da un lato viaggiare in Bhutan è molto costoso in quanto c’è da pagare circa 200 $ a notte. D’altra parte è un prezzo tutto incluso: alloggio, cibo e guida turistica.

Preparativi per entrare con la nostra moto

Leggere sempre di più sul Bhutan e sulla cultura locale ci ha reso molto curiosi. Abbiamo discusso a lungo se valeva la pena spendere così tanti soldi per qualche giorno. Alla fine abbiamo deciso di entrare nel paese ma solo con il permesso di entrarvi con la nostra Suzuki V-Strom. La decisione è stata una delle più spontanee, quindi abbiamo iniziato a scrivere alle agenzie poche settimane prima chiedendo se è possibile entrare con un veicolo proprio. Sonam di A Bucket List Adventure ha risposto immediatamente e ci ha detto che sarebbe stato possibile. Avrebbe potuto anche occuparsi del visto di ingresso. Dopo avergli mandato tutti i documenti e pagato per il nostro soggiorno (non ci ha fatto pagare nessun costo extra per richiedere il visto) eravamo pronti per entrare nel paese.

1° giorno: ingresso nel regno himalayano

Ci siamo svegliati presto la mattina a Jaigaon, una tipica città di confine indiana con un traffico pazzesco. Prima di entrare in Bhutan dovevamo ufficialmente uscire dall’India. Abbiamo rapidamente trovato l’ufficio immigrazione dove ci hanno timbrato l’uscita nei nostri passaporti. Per esportare ufficialmente la nostra moto, abbiamo anche dovuto recarci all’ufficio doganale. A causa del traffico indiano dove auto, mucche e tuk tuk sono tuti riversati in strada, facendo un chiasso infernale; c’è voluto più tempo del previsto per raggiungere il vicino ufficio doganale. Una volta timbrato il nostro carnet de passage, eravamo pronti per entrare in Bhutan.
Non avevamo idea di cosa aspettarci quando siamo entrati nel paese attraverso la bellissima porta per il Bhutan. La prima cosa che abbiamo notato è che il traffico era molto ben organizzato. Venendo dall’India siamo rimasti sbalorditi dal fatto che nessuno abusava del clacson e le macchine erano perfettamente parcheggiate negli spazi segnati sulla strada.
La nostra guida, Nima, ci stava già aspettando al confine e ci ha mostrato l’ufficio immigrazione dove hanno rapidamente timbrato i nostri passaporti. Ai Bhutanesi è permesso entrare in ufficio solo indossando abiti tradizionali. Successivamente abbiamo anche dovuto registrare la moto presso la RSTA (Autorità per la sicurezza e il trasporto stradale). Non ci hanno chiesto nessun carnet de passage.
La nostra prima tappa è stata al monastero di Karbandi, situato su una collina a Phuentsholing. La vista a perdere con l’India sullo sfondo era impressionante.
Il Bhutan è spesso definito come il Regno tra le nuvole. Con oltre l’80% del paese situato sopra i 2.000 metri di altitudine, guidare con una moto lungo le strade a serpentina quasi vuote su asfalto perfetto ha superato le nostre aspettative.
La guida ci lascia andare da soli, così da poter guidare con la nostra velocità e goderci le strade ventilate. Poche ore dopo arriviamo a Thimphu, la capitale del Bhutan. Fino ad allora non abbiamo visto neanche un semaforo, da nessuna parte. Nima ci ha spiegato che il Bhutan è probabilmente l’unico paese al mondo senza semafori. Abbiamo anche imparato che il 75% del paese è foresta e che il settore idroelettrico è la principale fonte di reddito.
Al calar della notte Nima ci ha indicato un punto panoramico su una collina dal quale si può avvistare un illuminatissimo dzong , un monastero-fortezza buddista. In passato lo dzong proteggeva gli abitanti dai nemici. Oggi è un centro amministrativo e un monastero.

2° giorno: Ballando sul tetto del mondo

Il giorno successivo il freddo ha iniziato a farsi sentire di brutto, pur essendoci un cielo azzurro senza nuvole. Dopo una bella colazione siamo andati al Dochu-La pass per visitare l’annuale Dochula Druk Wangyel Festival. Ad un’altitudine di 3.100 metri la vista mozzafiato sulle catene montuose dell’Himalaya ci ha fatto dimenticare le temperature gelide. In cima al valico 108 sono stati costruiti degli Stupa in memoria dei soldati che morirono nella battaglia contro popolo il ribelle degli Assamesi dell’India.
Siamo stati anche fortunati a visitare il festival Druk Wangyel, che si tiene una volta all’anno al passo di Dochula. I soldati dell’esercito reale del Bhutan eseguono danze mascherate. Onora il re, ma celebra anche gli sforzi per proteggere la sovranità del paese. Vedere le persone mascherate che ballavano sulle note della musica mistica a suon di tamburi di fronte alle spettacolari catene montuose è stato davvero sorprendente. Le famiglie bhutanesi erano sedute sull’erba mentre si godevano il panorama.
Nel pomeriggio siamo andati a visitare il Punakha-Dzong, uno dei dzong più antichi e grandi del paese. Costruito nel 17esimo secolo, proteggeva il popolo dagli invasori tibetani. Al giorno d’oggi è il centro amministrativo della regione. Nel 2011 il matrimonio reale del re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck e Jetsun Pema è stato celebrato in questo dzong.
Uno dei tanti bellissimi dipinti murali racconta la storia dei quattro animali armoniosi. Un elefante, una scimmia, un coniglio e un uccello sono in piedi uno sopra l’altro. Questo tema comune riguarda il rispetto reciproco indipendentemente dalle dimensioni e dall’età.
La sera siamo tornati a Thimphu, dove siamo rimasti accanto ad uno Stupa dorato splendidamente illuminato.

3° giorno: Monastero del nido della tigre

Taktshang, meglio conosciuto come il nido di Tigre, è uno dei luoghi più noti del Bhutan. Situato sul fianco della montagna a 3.120 metri – è accessibile solo a piedi dopo poche ore di cammino. I cavalli possono arrivare solo a metà strada. La leggenda dice che il guru Rinpoche stava cavalcando una tigre dal Tibet al Bhutan. Taktshand è ancora un monastero al giorno d’oggi.
Camminare su una strada molto ripida per molte ore è stato molto più difficile di quanto avevamo immaginato. Dopo aver preso il raffreddore in Nepal, eravamo rimasti a corto di fiato, quindi abbiamo dovuto fermarci un paio di volte. La cosa buona era che durante quelle pause potevamo goderci la vista mozzafiato.
All’interno del monastero non ci è stato permesso fare foto o video. Prima di entrare dovevamo toglierci le scarpe come in qualsiasi altro tempio buddista. Prima del 1998 l’interno era illuminato da lampade a burro. A seguito di un disastroso incendio che ha distrutto molte parti del monastero, le lampade furono messe via e sono ora conservate in una stanza separata.
La discesa è stata molto più facile. Dopo un po’ siamo tornati in moto. Abbiamo trascorso la nostra ultima notte in Bhutan in un bell’albergo a Paro.

4 ° giorno: addio Bhutan

Dopo tre intensi giorni in Bhutan abbiamo dovuto lasciare di nuovo questo paese unico – un paese dove i primi turisti sono arrivati solo nel 1974, dove il tabacco è vietato e i primi programmi televisivi sono stati introdotti nel 1999 come ultimo paese al mondo. Ci siamo goduti il viaggio di ritorno a Phuentsholing lungo strade panoramiche e abbiamo fatto molte pause per goderci il panorama.

 

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