Sono ormai da qualche ora sull’aereo per Melbourne e la mia mente si affolla di pensieri, di ricordi e di progetti. Ho appena lasciato l’Asia, continente misterioso e affascinante, dove ho scoperto e assaporato emozioni uniche e indescrivibili, ora mi aspetta l’Australia con la barriera corallina più estesa del mondo e la famosa Hyams Beach che vanta la sabbia più bianca del pianeta. Non vedo l’ora di arrivare, prendere la moto e scorazzare in lungo e in largo per la famosa “ Terra dei canguri”. Finalmente atterro e dopo una dormita ristoratrice in albergo torno in aeroporto come mi è stato indicato dallo spedizioniere, per ritirare la moto, la mia inseparabile e fedele compagna di viaggio. Ovviamente devo rimontarla e cerco di sistemare ogni singolo pezzo come se stessi svolgendo un rituale al quale mi sono ormai abituato.
Quanti chilometri macinati insieme, quante avventure ed ora… via, alla prossima! Ma non è così. Accendo e non sento il rombo del motore, solo un breve gracchiare che poi subito si spegne, riprovo e ancora nulla. Quante volte la paura inconscia di ciò che ora stava accadendo si era fatta viva, prospettandomi scenari apocalittici di un uomo solo in mezzo al nulla senza più la possibilità di spostarsi. Ma dai! Per fortuna sono a Melburne e non in mezzo al deserto o a quota 4000, sono nel maggior centro economico del nuovissimo continente, perciò un colpo di telefono e il problema sarà subito risolto. Chiamo la casa madre ed un operatore mi dice di contattare un carro attrezzi, così, non senza tempi d’attesa piuttosto lunghi, mi ritrovo in concessionaria. Inizialmente sembra che la batteria non dia segni di vita ma successivamente il meccanico si accorge che un cavo non era stato collegato. Riparata la moto, posso sentire il familiare rombo del suo motore che mi dà il segnale della partenza. Vorrei esplorare questa città, famosa per essere la capitale della cultura oltre che centro propulsore dell’industria e del commercio dello stato di Victoria e dell’intero continente.

Melburne, seconda città per numero di abitanti dopo Sidney, si presenta in modo piuttosto anonimo, come tutte le grandi città industriali, anche se per cinque anni consecutivi è stata classificata come la metropoli più vivibile al mondo. Decido di proseguire il giorno successivo per Sidney, poiché non mi sento attratto da questa sia pur vitale e operosa città. Arrivo verso sera nella famosa baia dove si affaccia l’Opera Hause, più spettacolare di quanto non sembri nelle varie immagini che la ritraggono. Quest’opera, costituita da vari gusci, è stata appositamente concepita senza una facciata principale in modo da poterla ammirare da ogni angolazione. Al suo interno vi sono mille stanze da concerto e ogni anno vengono organizzati più di 2000 eventi. Proprio niente male vero? Lo stupore per me, ma credo un po’ per tutti, sono le proporzioni, sembra quasi impossibile che ci siano nel mondo tante cose smisurate, enormi, quasi inconcepibili per la creatività e l’ingegno umano. Decido di ritornarvi il giorno dopo con la luce del sole per scattare qualche foto e per rivedere la città. Mi alzo quindi di buon mattino e ritorno all’Opera Hause, chiedo alla sicurezza se posso posizionare la moto in modo da immortalarla con lo sfondo di questo simbolico monumento. Senza problemi riesco a fare più di qualche scatto, dopodiché mi addentro per strade e stradine in modo da inebriarmi dei profumi e dei colori di questa stupenda città, prima di ripartire verso nord.

Rientro in albergo e riguardo l’itinerario: domani sarò alla Fraser Island, l’isola di sabbia più grande del mondo. La cosa mi incuriosisce, sarà sicuramente un’altra grande sfida: questi terreni sono sempre micidiali per una moto pesante come la mia e la cosa non mi è nuova, considerate le mie precedenti esperienze di viaggio in ambienti ostili, ma si sa che noi “Cacciatori di avventure”, se facciamo un passo indietro è per prendere la rincorsa e non per indietreggiare… Perciò, il giorno dopo, procedo verso nord.

Fatto un breve tratto comincio a sprofondare e non ci vuole molto tempo per capire che devo tornare indietro! Cerco di girare la moto e ci riesco solo con grande difficoltà, mi rendo subito conto che ho preso la decisione giusta e, con la brezza che mi accompagna, attraverso i paesini del lungomare fino a giungere a Cairns, dove incontro Thomas, un mio connazionale che lavora in una pizzeria. Trascorro con lui una piacevole serata parlando del mio viaggio e sorseggiando una birra fresca, poi, decido di farmi una bella dormita dopo una superdoccia ristoratrice. Il mattino seguente, in un piccolo bar, vedo la targa italiana di un’auto. Appartiene al proprietario che si mette a chiacchierare in modo affabile per alcune ore. La cosa mi fa molto piacere: è sempre bello trovare dei connazionali all’estero, ci si sente un po’ come a casa. Poter parlare in italiano, strizzare un occhio in segno d’intesa o darsi una pacca sulla spalla prima di ripartire sono piccoli segni di un’identità che ci accomuna.

Riparto verso Darwin e, dopo 2000 chilometri, potrò ammirare l’Ayers Rock, il monolite più grande del mondo, ma il viaggio si presenta difficoltoso. Devo muovermi di giornon in quanto molti animali attraversano la strada e spostarsi dopo l’imbrunire diventa pericoloso. Credo che sia stato il percorso più sofferto rispetto a tutti quelli precedenti: sulla carreggiata innumerevoli carcasse di canguri morti, strade silenziose, monotone, dove la solitudine prende il sopravvento su tutto il resto e non vedi che un obiettivo: giungere a destinazione il più presto possibile. Mentre percorro un tratto rettilineo vedo attraversare la strada un coccodrillo. Chi se lo sarebbe immaginato che avrei fatto anche questo incontro ravvicinato! L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Mi metto a distanza di sicurezza a una cinquantina di metri, prendo la macchina fotografica e cerco di centrarlo con l’obiettivo, ma ormai l’alligatore è scomparso tra gli anfratti.

Arrivo all’Ayers Rock verso sera, sta piovendo e questo gigante, la cui parte preponderante si trova sotto terra (ben 7 chilometri contro i 380 metri che si possono vedere in superficie!) lascia allo spettatore l’immaginazione di come potrebbe essere se fosse completamente visibile. Scatto qualche foto sperando di poterne fare altre il giorno dopo, magari con il sole, ma la pioggia continua a cadere quindi decido di ripartire verso Adelaide, da lì poi ritornerò a Melbourne per spedire la moto a San Francisco…

 

GUARDA LA GALLERY

LEGGI ANCHE

IT – AreYouAnEXP

FOLLOW US

Newsletter subscription

NEWSLETTER SUBSCRIPTION

Terms and conditions


GIVI EXPLORER IS A GIVI PROJECT


Social

FOLLOW GIVI