Inizialmente avevamo programmato di spedire le motociclette dal Nord America a Singapore e di continuare da lì attraverso la Malaysia e la Tailandia verso l’India, ma, alla fine del 2016 e nel 2017 la Tailandia ha cambiato i regolamenti per trasportare veicoli nel paese (è richiesto ora un permesso speciale e l’assunzione di una guida locale, molto esoso, e tanti altri cavilli non molto chiari). Il Myanmar, già sapevamo, è un paese complicato per i viaggiatori provenienti da terra e il Vietnam, anch’esso ha diverse restrizioni per i veicoli stranieri che entrano nel territorio. Ci siamo così resi conto che entrare per l’Asia sudorientale era una bella gatta da pelare, mentre noi volevamo goderci il panorama ed esplorare le culture locali piuttosto che passare giorni tra le scartoffie di frontiera. Pertanto, dopo aver considerato le varie opzioni abbiamo deciso di fare i visti russi e spedire le nostre motociclette a Vladivostok. Da lì abbiamo potuto esplorare la Russia dell’Estremo Oriente e la Siberia per poi dirigerci verso l’Asia centrale e verso il Medio Oriente.

Era già metà agosto quando finalmente arrivarono le nostre motociclette e i documenti smistati. L’inverno arriva presto in Russia, quindi non c’era tempo da perdere: abbiamo volato da Vancouver a Seoul, in Corea del Sud, dove un giorno dopo il nostro arrivo ci siamo imbarcati su un traghetto per Vladivostok, insieme alle nostre motociclette (che erano ancora imballate nelle loro casse poiché apparentemente i veicoli registrati in Lituania non erano ammessi nel traffico coreano a causa di alcuni accordi storici non firmati in tempo).

Essendo entrambi nati nei tempi in cui la Lituania faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, abbiamo una buona conoscenza del folklore russo e parliamo correntemente il russo, anche se Asta non è mai stata in Russia e Linas ha visitato solo una volta Mosca per un fine settimana. C’erano i presupposti giusti per sentirci pienamente soddisfatti! E così è stato!

 

 

Siamo stati calorosamente accolti dalla comunità locale di motociclisti, la quale ci ha letteralmente mandato da un club di motociclisti all’altro e ovunque ci hanno offerto un posto dove stare, un parcheggio custodito per le nostre moto e in alcune occasioni anche feste come si deve, con cibo e bevande secondo le tradizioni locali. Senza barriere linguistiche tra di noi, abbiamo trascorso un periodo indimenticabile, conosciuto gente simpatica proveniente da tutta la metà orientale del più grande paese del mondo – la Russia.

Dopo aver percorso oltre 7000 chilometri su una strada relativamente nuova e moderna che si estende lungo la leggendaria ferrovia Transiberiana in Russia, siamo andati a sud, in Kazakistan – un enorme, pianeggiante paese dell’Asia centrale, le cui tradizioni autentiche locali sono fortemente mescolate con quelle russe, attraverso i lunghi anni della dominazione russa. La maggior parte del territorio del Kazakistan è una vasta steppa senza fine – un semi-deserto, dove la quantità limitata di acqua è sufficiente per far crescere a malapena un po’ d’erba e se non fosse per le terribili condizioni delle strade in molti luoghi del paese, la traversata sarebbe stata di una noia mortale su lunghe strade rettilinee con i noiosi panorami. Ma sia le strade sinuose di ghiaia che le strade principali erano chiuse per manutenzione o ricostruzione mentre eravamo lì, e le strade asfaltate sono incredibilmente sconnesse con numerose buche, per schivarle abbiamo dovuto fare molta attenzione e guidare con prudenza – di tempo per pensare ai panorami noiosi della steppa non ne avevamo molto.
La situazione cambiò quando arrivammo al Lago Balkhash, l’unico lago che è metà acqua salata e metà dolce, e infine l’ex capitale – Almaty, dietro la quale si estendeva la magnifica catena montuosa Tian Shan.

Dopo la manutenzione di routine della moto ad Almaty, siamo stati più che felici di tornare in sella e andare direttamente in montagna, anche se è stato un po’ una sfida, in questi luoghi è difficile trovare pompe di benzina e il carburante giusto per le nostre moto, inoltre il clima autunnale in alta quota diventava ogni giorno più freddo … Presto attraversammo il confine con il Kirghizistan – un paese molto più piccolo del Kazakistan, ma culturalmente molto simile, con una natura molto più diversificata, in gran parte montuosa, decorata con laghi dai colori turchesi e torrenti cristallini.
Il Kirghizistan è il nostro paese dell’Asia centrale preferito e sicuramente lo merita perché ci ha viziati con fantastici panorami montani, strade principali di buona qualità che si snodano lungo i pendii e i laghi, con innumerevoli sentieri di ghiaia in tutto il paese e un’atmosfera calda e accogliente, la cucina tradizionale semplice ma ricca di sapori.
Dal Kirghizistan ci siamo diretti in Uzbekistan dove fare benzina a 91 ottani è una vera e propria sfida quotidiana dato che la maggior parte degli autoctoni guida a 80 ottani di carburante o gas naturale ed è difficile da reperire persino nella capitale Tashkent. Fortunatamente, i nostri motori, anche se a volte rombavano male, sono sopravvissuti alla disavventura durata una settimana e siamo stati in grado di attraversare l’intero paese da est a ovest e vedere le spettacolari città storiche di Samarcanda, Bukhara e Khiva, dove l’affascinante architettura della Strada della Seta è perfettamente conservata ma non ancora scoperta dalle folle di turisti internazionali.

Dall’Uzbekistan, siamo tornati in una remota parte del Kazakistan, per prendere un traghetto sul Mar Caspio, da Aktau a Baku in Azerbaijan. E anche se il traghetto si dimenava a fatica sulle grandi onde, così forti che gli occhiali da sole scivolavano giù dal tavolo del ristorante, sul pavimento c’era di tutto mentre la maggior parte dei passeggeri si teneva aggrappati ai muri cercando a fatica di tenersi stretto quello che avevano in mano, oltre che nello stomaco, i volti erano ormai quasi verdi quando finalmente giungemmo sulla costa dell’Azerbaigian, come programmato. Dopo un po’ di trambusto coi procedimenti doganali per importare le moto nel paese, siamo riusciti a entrare e subito ci siamo messi in moto cavalcando le strade illuminate della lussuosa città di Baku by night.

A Baku dovevamo ottenere i visti per l’Iran che per fortuna era un compito facile. Pochi giorni dopo eravamo già sulla strada verso sud, verso il confine con lo Stato islamico dell’Iran. Quest’ultimo ci ha accolto molto bene – la gente del posto molto amichevole sin dal confine e poi durante tutta la nostra permanenza, quasi un mese. Siamo stati invitati da varie persone del posto, con cui abbiamo fatto amicizia all’improvviso, in strada. Abbiamo avuto modo di assaggiare diversi piatti tradizionali locali. Ci hanno portati in affascinanti luoghi storici e siamo rimasti sbalorditi dalla generosità e cordialità del popolo iraniano. Anche se il traffico è stata una vera e propria sfida, con i locali che guidavano rispettando regole random, dove le regole della strada così come le interpretiamo noi sono un optional, nonostante ciò questo paese è stato indimenticabile, abbiamo fatto amicizia con persone con le quali siamo ancora in contatto.

Alla fine, mentre raggiungevamo la costa del Golfo Persico nel sud dell’Iran, abbiamo preso accordi per far spedire le nostre motociclette dal porto di Bandar Abbas, a Mombasa in Kenya. Caricare le moto e tutti i nostri oggetti nel container non è stata una passeggiata, e ci sentivamo persino a disagio perché nessuno parlava un inglese appropriato o era in grado di darci dei tempi certi di quando la nave che trasportava il nostro container avrebbe raggiunto la costa africana … Tuttavia, sapevamo che la fortuna era dalla nostra parte, così ci siamo presi un po’ di tempo per visitare la bellissima isola di Qeshm per poi prendere un autobus per Shiraz da dove siamo partiti in aereo diretti a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove intendevamo visitare i nostri amici per alcuni giorni prima di prendere il volo per l’Africa.

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