Alla ricerca di nuove avventure, dopo aver concluso la nostra campagna estiva in Russia, io, Monica e la mia inseparabile Suzuki Vstrom abbiamo deciso di andare in Andalusia a Capodanno conviti, anche, dalla prospettiva di trovare un po’ di caldo.
Purtroppo, però, il meteo non è stato proprio nostro amico, ma a scaldarci il cuore ci hanno pensato i costumi e le tradizioni di quella parte della Spagna che rispecchia di più gli stereotipi che hanno dato origine alle fiestas, alla siesta, al flamenco e alla corrida.
Ultima parte della penisola iberica ad essere abbandonata dai mori a seguito della reconquista, l’Andalusia è un mix tra fede cristiana e cultura islamica, che trova la sua massima espressione nello stile mudéjar dell’Alhambra di Granada.
Ma andiamo per ordine….

 

 

Partiamo dal porto di Savona, il viaggio in traghetto passa tra la lettura di guide turistiche e partite a carte, con Corrado (questa volta avevamo compagnia) che, non si sa come, è riuscito a dormire tutto il tempo!
Sbarcati a Barcellona, puntiamo diritti verso sud, ma presto le tute antipioggia diventano la miglior difesa da un freddo che entra nelle ossa. Arriviamo a Valencia mezzi congelati e stanchi come se fossimo in viaggio già da giorni. Non abbiamo le forze per visitare la città e con un po’ di malinconia andiamo a dormire… l’indomani ci aspettava la Mancia di Don Chisciotte!

La scelta di attraversare le terre del romanzo di Miguel de Cervantes ci ha portato tra paesaggi da sogno, ma anche cupe e fredde nebbie invernali, che facevano precipitare la temperatura a pochi gradi sopra lo zero. Vedendo dallo specchietto retrovisore Corrado maledirmi, decido che è ora di fermarsi per pranzo.
Ad Almagro, tra un Jamón ibérico e un bicchiere di vino tinto, riusciamo a riscaldarci.
Dopo aver intravisto qualche mulino a vento, puntiamo verso sud, entrando nel parco della Sierra de Andújar e, finalmente, in Andalusia.
Il sole inizia a scendere, regalandoci un tramonto mozzafiato tra le curve della Sierra, che ci accompagna fino a Cordoba.
I 547 km della giornata sono stati più faticosi del previsto, ma la città chiama. La sera visitiamo la parte nuova di quella che è stata la prima capitale della Spagna romana e poi del regno dei Mori.

Larghe vie, ancora addobbate con centinai di luci di Natale, brulicano di ristoranti, bar e negozi. Soddisfatti, andiamo a dormire.
Avevamo deciso di alzarci di buonora, ma la sveglia ha programmi diversi (mai impostarne una sola).
È già mattino inoltrato quando, di soprassalto, ci rendiamo conto dell’ora. In un attimo siamo pronti, percorriamo gli stetti vicoli della Juderia fino alla Mezquita, vero gioiello di Cordoba.

Originariamente una moschea, fu trasformata in cattedrale nel 1523 distruggendone, solo in parte, l’armonia del complesso, caratterizzato da una serie di archi a ferro di cavallo bianchi e rossi, che richiama il senso dell’infinito.
Un prodigio prospettico.

 

Poco prima di pranzo risaliamo in moto e seguendo le dolci pieghe del Guadalquivir, un fiume un tempo navigabile, riprendiamo la marcia verso Siviglia, quando, improvvisamente, un castello in cima a una collina attrae l’attenzione di Monica: un palazzo magnifico che domina la pianura sottostante.
Puntiamo le nostre moto verso la cittadina, Almodóvar del Rio, e più ci avviciniamo più sono sicuro di averlo già visto: era Alto Giardino, Casa Tyrell! Dopo essermi immedesimato per un po’ nei personaggi di Game of Thrones, richiamo all’ordine Corrado e Monica.
Siviglia ci attendeva, ma prima dovevamo ancora visitare Carmona e le sue mura medioevali!

Siviglia è una città magnifica, ricolma di storia e con ritmi decisamente più frenetici e festaioli di Cordoba.
La cattedrale è la chiesa gotica più grande al mondo, costruita sulle ceneri della moschea di cui conserva ancora l’antico minareto, convertito in torre campanaria, la Giralda.

Per un viaggiatore, però, Santa Maria della Sede di Siviglia conserva qualcosa di ancora più affasciante: portato in trionfo da quattro araldi, che rappresentano le quattro corone di Spagna, riposa Cristoforo Colombo.
A pochi metri di distanza sorge l’Alcázar. Vera perla della città, il palazzo è uno dei migliori esempi di architettura mudéjar, quello stile sviluppatosi durante il regno cristiano della Spagna e che utilizzò influenze islamiche. Un posto stupendo, utilizzato anche quale set per il regno di Dorne di Game of Thrones.

Ma le sorprese cinematografiche non erano finite. Prima di rientrare in albergo per prepararci al cenone di Capodanno, in sella a poderosi monopattini siamo andati a vedere Plaza de Espana, dove è stata registrata una scena di Star Wars – L’attacco dei cloni.
Il primo dell’anno, dopo esserci goduti ancora una bella passeggiata tra le vie di Siviglia e l’ennesimo pranzo a base di tapas, siamo pronti a ripartire verso il punto più a sud d’Europa: Punta de Tarifa.
Attraversati i vigneti di Jerez de la Frontera e dolci colline, giungiamo sullo Stretto di Gibilterra giusto in tempo per vedere l’ennesimo tramonto da incorniciare e le luci accendersi nelle case dall’altra parte del mare, a Tunisi.


La mattina seguente ci rechiamo a vedere il mitologico confine fra il mondo conosciuto e l’ignoto.
Il punto in cui il Mar Mediterraneo si incontra con l’Oceano Atlantico è qualcosa di particolare. Ti rende piccolo, proprio come il nostro mare rispetto all’immensità dell’oceano.
L’itinerario di giornata ci riporta poi verso il centro dell’Andalusia, attraverso strade panoramiche che ci permettono di visitare la zona delle Sierre con i suoi pueblos blancos, paesini dalle classiche casette bianche arrampicate sulle colline.

Dopo aver visitato Arcos de la Frontera, incantevole città che domina la vallata sottostante, attraverso il Parco Naturale della Sierra de Grazalema arriviamo a Ronda.
Il Ponte Nuevo, che unisce le due parti della città divise dalla profonda gola creata dal torrente Guadalevín, è a dir poco spettacolare.
Percorriamo ancora strade ricche di dolci curve, fin quando il buio ed il freddo ci consigliano di accelerare l’arrivo a Granada attraverso la superstrada. La sera ci concediamo una ricca paella, accompagnata da un ottimo vino, poi via veloci a dormire.
L’indomani ci attendeva uno dei palazzi più belli ed unici al mondo: Alhambra!

Granada fu dominata dai mori sin dal 731, ma, dopo la caduta del Califfato di Cordoba nel 1031, divenne indipendente e capitale di un regno in cui arte e scienza fiorirono in un clima di fermento intellettuale e tolleranza religiosa.
L’Alhambra ci accoglie, in cima alla collina da cui domina la città, con le sue torri merlate e giardini paradisiaci. Se il castello rosso da l’idea della forza militare che consentì di essere l’ultima città dei mori a cadere durante la reconquista, il palazzo del Nazrid e quello del Generalife sono il trionfo dello stile moresco con i suoi mosaici geometrici, le decorazioni colorate in stucco, i fregi, i capitelli, gli archi, i giardini e le fontane. Ma non è tutto…

Ridiscesi nel centro città, il nostro giro turistico aveva ancora tanto da offrire. Granada infatti, continuò a prosperare anche dopo la conquista della città nel 1492, quando i Re Cattolicissimi vi entrarono vittoriosi dopo 6 mesi di assedio.
L’ultima roccaforte dei mori doveva diventare, secondo i Monarchi spagnoli, la capitale del nuovo regno. A soli 3 anni dalla riconquista, per loro ordine, iniziarono i lavori di costruzione dell’immensa cattedrale rinascimentale e della Capilla Real, ove, nello sfarzo, riposano.
Con gli occhi ancora colmi da tutto questo splendore, nel tardo pomeriggio ci siamo arrampicati tra le ripide e pittoresche stradine dell’Albaicìn per vedere il sole tramontare sull’Alhambra e la Sierra Nevada: qualcosa di unico.
Il giorno seguente un bel percorso sotto le vette innevate ci porta sulla costa, ad Alicante, ultima tappa prima del ritorno al porto di Barcellona.

 

L’ultimo giorno in terra iberica, al mattino ci siamo ancora concessi una visita al Castello di Santa Barbara, una delle fortezze militari più grandi di Spagna, da cui si gode anche di una vista incredibile su tutta la baia di Alicante.
Sono le 11, è tempo per noi di metterci in marcia per il porto di Barcellona, il traghetto per l’Italia ci aspettava.
Avevamo due alternative per affrontare i 500 km giornalieri: l’autostrada o una deviazione, fino a Valencia, allontanandoci dalla costa e risalendo sulle vicine montagne alla ricerca di un po’ di curve. Sotto un sole primaverile, la scelta è stata facile!

In un panorama mozzafiato, con tanto di canyon e campi stracolmi di aranci e melograni, vola via la prima parte della giornata. Giunti nei pressi di Valencia, rientriamo in autostrada per arrivare in porto a Barcellona in tempo per la cena.
Il nostro Capodanno in Andalusia finisce con una traversata del Mediterraneo più che tranquilla e il pensiero, che si fa vivo tra i freschi ricordi della Spagna, alle prossime avventure.

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