Il Sud America per noi è iniziato senza moto: le abbiamo lasciate con la compagnia di spedizioni in Germania e abbiamo preso un volo per Rio de Janeiro con in mente esplorare il Brasile con solo un paio di zaini sulle spalle e nessun programma specifico prima che la nave da carico “Jack London” raggiungesse la costa del Cile e ci consegnasse le nostre motociclette. Siamo rimasti a esplorare la costa orientale brasiliana per circa quattro settimane, spostandoci lentamente verso il sud, verso le magnifiche cascate di Iguazù e poi, verso il paese del vino, l’Argentina, e più a ovest verso il Cile, fino a raggiungere la colorata città di Valparaíso, dove, il primo dicembre abbiamo ricevuto le nostre motociclette e ci siamo preparati per dirigerci verso la leggendaria Patagonia con la sua famosa “End of the World” – la città più meridionale del mondo – Ushuaia.

Il Cile ci ha accolto bene: verdi vallate erbose, decorate con pittoreschi vulcani innevati all’orizzonte, huasos simpaticissimi cowboy cileni, e magici laghi lungo la strada, dandoci tutto innumerevoli opportunità di scatti senza tempo. Più ci spostavamo verso sud, meno persone incontravamo e la scelta delle strade disponibili si è infine ridotta ad una: la strada n. 7 o la famosa “Carretera Austral” (“Southern Highway” in inglese) – una delle strade più spettacolari del mondo. Per quasi un migliaio di chilometri ci siamo diretti a sud attraverso la Patagonia cilena, guadi di fiumi, strade di ghiaia, freddo e pioggia, e nonostante tutto, sentire che era la cosa migliore in assoluto che si potesse fare nella vita!

Lo scenario cambiò radicalmente quando attraversammo il confine con l’Argentina – il verde si trasformò in marrone giallastro, la pioggia rimpiazzata da cieli azzurri che a malapena regalavano una goccia di acqua, e il paesaggio montuoso cileno lasciava il posto alla steppa argentina asciutta e infinita, cosparsa di cespugli secchi qua e là… Nel frattempo un’altra rotta per viaggiatori di fama mondiale, la strada più lunga in Argentina, Ruta Cuarenta (o Route 40 in inglese) ci stava conducendo nella città più meridionale del mondo – Ushuaia. Una giornata alla “Fine del Mondo” (è così che viene chiamata Ushuaia) è stata sufficiente per farci sentire com’è veramente – abbiamo vissuto tutte le stagioni dell’anno in poche ore: un breve periodo di caldo subito dopo una pioggia fredda, ma presto ha lasciato il posto a grandine e neve, di nuovo…

Dopo essere rientrati al nord dell’Argentina, siamo tornati in Cile e attraverso il vasto deserto di Atacama ci siamo diretti verso la Bolivia, dove abbiamo vissuto una sensazione piuttosto strana cavalcando la superficie bianca delle più grandi saline del mondo: sembrava di essere a cavallo sulla neve, solo che non era affatto scivolosa… Prima d’allora avevamo già una base della lingua spagnola e quelle abilità si sono dimostrate inestimabili per affrontare la quotidiana ricerca di carburante decente in Bolivia – i turisti pagano il triplo per un litro di benzina di scarsa qualità, ma le stazioni di benzina spesso non hanno dipendenti o, se ci sono, questi non hanno voglia di fare un lavoro extra per riprogrammare i prezzi per gli stranieri e semplicemente dicono che il carburante è finito o che il sistema è difettoso e non possono rifornire. Ciononostante, la Bolivia ha lasciato nelle nostre menti i ricordi più belli, essendo essa ancora una terra molto remota e con delle tradizioni molto autentiche, diverse da qualsiasi cosa a cui eravamo abituati.

 

Il prossimo paese da esplorare sul nostro cammino era il Perù. In termini di tradizioni locali e vita quotidiana, i peruviani non sono molto diversi dai boliviani, tranne che in Perù si incontrano molte più persone caucasiche, che vivono lì o stanno visitando il paese da turisti e viaggiatori. Il Perù ha molto da offrire: dalla costa dell’oceano, che è amata dai surfisti, al deserto caldo e secco, alle verdi e nebbiose montagne delle Ande, alla foresta pluviale tropicale amazzonica. In pochi giorni iniziamo il giro sulla costa – 25 gradi Celsius e una fresca brezza oceanica. Ci dirigiamo verso il deserto che si riscalda facilmente fino a oltre 35 gradi, quindi, in appena un paio d’ore dalla partenza eravamo già sui pendii di montagne, con fitte nubi di pioggia che soccombevano sopra di noi e le temperature in picchiata drastica, a volte anche di 5 gradi con la pioggia. Le mistiche foreste nuvolose nei cieli delle montagne, combinate alle leggende sulla gloriosa civiltà Inca che un tempo regnava qui e la vita semplice degli abitanti locali che ancora qui radunano i loro lama, danno al Perù una sensazione unica che ci è piaciuta davvero tanto.

In Ecuador, invece, nonostante la vita rurale sia ancora molto radicata, dà una sensazione di modernizzazione, molto più forte rispetto al Perù e Bolivia messi insieme. Le lussureggianti valli verdi delle Ande, con all’orizzonte fattorie, e tranquilli pascoli ben raccolti, a volte ci ricordano i panorami alpini dell’Europa.

Finalmente abbiamo raggiunto la Colombia. Un paese che, mentre stavamo ancora pianificando il viaggio in Sud America, ha dato vita a sentimenti contrastanti. La Colombia ha ancora la stessa atmosfera che fu creata molti anni fa. E i tempi pericolosi non sono ancora del tutto finiti – siamo stati avvertiti dalla gente del posto di non fermarci per i primi 200 chilometri dopo aver attraversato il confine col Perù poiché i rischi dovuti agli scontri di guerriglia sono sempre dietro l’angolo. Tuttavia, a parte i soldati dell’esercito ufficiale, che stanno pattugliando su tutti i ponti e in altre aree strategiche, non abbiamo visto altro che ordinari attimi di vita in Colombia. E nonostante tutte le paure e i dubbi che avevamo prima di partire, la Colombia è un paese che ha conquistato i nostri cuori! Le persone qui non erano solo amichevoli e disponibili, avevano sempre un’aria festosa – il cibo, la musica, la cultura e le tradizioni – tutto sembra una festa. Una celebrazione della e alla vita! E, aggiunto alle strade perfettamente sinuose lungo tutta la catena montuosa delle Ande del Nord, si ottiene un paese perfetto in cui guidare la moto sembra un sogno!

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