Era una splendida giornata di sole quella in cui Loshi camminava curioso sulle banchine del porto di Valona. Il porto era tutto un formicolio di gente, macchine e barche, chi saliva, chi scendeva, chi caricava. ”Ehi Loshi, ci sei anche tu? Dai salta su che stiamo per partire”. “Ma dai Tani, partire per dove? devo tornare a casa, ci sono mia moglie, i miei figli…” “Ma dai, vieni, magari poi più tardi rientri.” E fu così che anche Ilmi Mustafa, detto Loshi, è saltato sulla barca di Tani alla volta dell’Italia, ma invece della sera seguente riuscì a tornare dopo quasi vent’anni. Era il 7 marzo del 1991 e in quel solo giorno, a bordo di navi e imbarcazioni di ogni tipo, arrivarono nel porto di Brindisi 27mila migranti. Una marea umana che dopo quarant’anni d’isolamento si affacciava al mondo. Quasi come leoni in gabbia non esitarono di fronte a quelle porte che si aprirono col dissolvimento del regime di Hoxa, affrontando il mare per scoprire se quel mondo dei sogni e dei lustrini, così come le televisioni italiane giorno per giorno lo raccontavano, fosse veramente reale.

Quarant’anni d’isolamento dal mondo. Un isolamento economico, culturale, umano che solo oggi, alla vigilia del suo ingresso in Europa, l’Albania si appresta a superare. Ed è per questo, per cercare di conoscere un paese così particolare per la sua storia e per le sue genti prima che tutto si omologhi, ci è sembrato fosse giunto il giusto momento per un viaggio alla scoperta della Shqipëria, la Terra delle Aquile. Sì, perché è così, “aquile” (shqiponjë), che gli albanesi si chiamano tra loro. Un nome che richiama a leggende lontane e ai vessilli di Skandebeg, quella stessa aquila bicefala su sfondo rosso che ancora oggi costituisce la bandiera albanese, forse tra quelle dei moderni stati europei la bandiera con la storia più antica.

La via delle Aquile

Partiti da Ancona, sbarchiamo a Durazzo nelle prime ore del mattino dopo una notte trascorsa cullati nelle cabine del traghetto dell’Adria Ferries, la compagnia di navigazione che da Ancona, Bari, Trieste porta direttamente in Albania.

E’ una strada a quattro corsie quella che proietta all’interno del paese, verso Tirana distante non più di 34 Km ma, all’altezza di Vlorë, deviamo verso Kruje sulla SH1. Per il forte significato simbolico Kruje ci sembra possa rappresentare il miglior inizio del nostro viaggio alla scoperta di questa terra aspra e selvaggia che da subito coi suoi odori, colori, sapori t’ attanaglia lo stomaco. Lasciando il piano per iniziare la salita, già da lontano si vede il profilo dell’antica fortezza di Skanderbeg, il condottiero che, a metà del ‘400, fu l’emblema stesso della rivolta e dell’orgoglio albanese contro l’avanzata turca. Per questo ruolo Giorgio Castriota detto Skanderberg è ancor oggi il simbolo dell’identità nazionale, così come Kruje il luogo capace di rappresentare meglio d’ogni altro la volontà di riscatto di un popolo che non si è mai rassegnato ai rovesci della storia.

Lasciamo la città, i resti dell’antico castello, il mausoleo che racconta di quelle gesta e l’antico bazar oggi trasformato in una carinissima passeggiata tra negozietti carichi di souvenir, per puntare dritti verso Tirana, dove ci aspetta Durim, l’amico albanese da cui avremo tutte le indicazioni e suggerimenti che hanno trasformato in un’esperienza che si rivelerà magica un viaggio in cui eravamo partiti titubanti.

I viali di Tirana ci inghiottono fin dalla periferia nel traffico di mezzogiorno ed è con sollievo che, al termine della visita, imbocchiamo la nuova tangenziale per uscire dalla città verso la libertà dei monti.

Berat e la luce riflessa delle “mille finestre”

Tirana per Elbasan, e poi verso Lushnjë per raggiungere, dopo una quarantina di Km, Berat sulla SH74. Berat, una favola capace di prenderti l’anima, per aver saputo mantenere il proprio cuore storico come intatto nel tempo. Proprio per questo, per essere una testimonianza eccezionale della tradizione dell’Islam ottomano, è stata annoverata dall’Unesco assieme a Argirocastro tra i patrimoni dell’umanità. E’ una delle città albanesi più antiche i cui primi insediamenti risalgono all’età del bronzo e le sue case, discendenti il declivio addossate l’una all’altra, le danno il nome di “Città dalle mille finestre” con cui è conosciuta al mondo.

Sta ormai calando la luce quando decidiamo di proseguire seguendo il corso dell’Osum fino a Çorovodë, da cui l’indomani partiremo alla scoperta dei canyon che il fiume ha scavato nella roccia restituendoci paesaggi meravigliosi..

Apollonia, uno sguardo dentro la storia antica

Lasciata la valle dell’Osum dopo la visita ai canyon, dal cuore della montagna in un centinaio di km torniamo verso il mare, verso uno dei siti archeologici più celebri dell’Albania. Apollonia è la città dedicata al dio Apollo fondata dai Greci e così fedele a Roma da guadagnarsi il titolo di “civitas foederata”. Non è facile arrivarci, sebbene si trovi a non più di una decina di km di distanza da Fier, la strada non è nelle condizioni migliori ma ne vale sicuramente la pena; per i suoi tesori, certo, ma anche per la poesia che il paesaggio ancestrale che la circonda sa evocare. La vicina Fier, invece, ci pare l’emblema delle città albanesi: perfette all’apparenza se si transita sui viali del centro, da terzo mondo se si ha l’avventura di svoltare in una delle prime strade laterali.

A noi va bene,così, non ci spaventano strade disastrate, anzi sono un incentivo ad andare avanti e scoprire così cosa ci aspetta proseguendo verso Valona, secondo porto storico del paese, sull’antica e disastrata SH8 anziché sulla E453 che in breve, con le sue quattro corsie perfette, ci porterebbe velocemente a Vlorë. Ci piacciono e stupiscono i paesaggi, ma soprattutto sono gli incontri con la gente, sempre disponibile e gentilissima, a riempire di sentimenti il nostro viaggio.

Avvolti dalla spiritualità di Zvernec

Non pernotteremo a Valona, che attraverseremo il giorno seguente rimanendo stupiti dell’impegno con cui la città adriatica è occupata nel ricostruire gran parte delle proprie strutture come il lungomare, ma sul promontorio di Zvërnec, un luogo magnifico e poetico proteso tra mare e laguna. Potremo così visitare l’isola su cui, circondato da cipressi, dal XIII sec. si nasconde il piccolo monastero ortodosso di Santa Maria che raggiungiamo su un lungo e traballante ponticello di travi di legno prima e poi a bordo di un piccolo traghetto. Una scoperta quella del monastero che rimane lontano dalle rotte turistiche e quindi solitario nella sua minuscola bellezza.

Si scende verso Valona scartando buche e cantieri. Racchiusa dal promontorio di Karaburun la sua baia è sempre stato il luogo d’eccellenza per gli scambi marittimi, sia per la sicurezza dell’approdo che per essere il porto più vicino alla costa italiana. Guidiamo così lungo la costa che, uno dopo l’altro, inizia ad essere puntellata dagli stabilimenti balneari fino a Orikum, l’antico porto fondato dai Greci nel 700 a.C..

E’ ormai giunta l’ora di lasciare, almeno per un poco, il mare per il fascino della strada più “motociclistica” del nostro viaggio albanese dove, arrampicandosi sulle pendici del monte Çika, possiamo ritrovare il gusto della piega.

Sale l’adrenalina lungo il passo di Llogara

Una strada che fu costruita dagli italiani negli anni ‘30 durante il periodo del Protettorato e che ancora oggi forse costituisce l’itinerario più suggestivo del Paese. Attraversiamo il Parco nazionale di Llogara, caratterizzato da una natura incontaminata e selvaggia in cui spiccano le cime delle montagne Malet e Vetetimes spesso avvolte dalle nuvole, correndo lungo una serpentina di curve a gomito che ci catapulta, anche troppo presto, sul mare.

La “costa”

Dhermì, con le sue calette, Jala e Livadhi dalle spiagge sabbiose e baie nascoste, Himara coi suoi servizi turistici di qualità, una dopo l’altra ecco le perle della Riviera Albanese più semplicemente chiamata “La Costa”. Luoghi di grande bellezza, immersi in una natura straripante e incontaminata come quella che incontriamo all’altezza di Porto Palermo, una penisola così chiamata dai militari italiani, che ospita una straordinaria fortezza circondata dalle acque cristalline dello Ionio fatta costruire da Alì Pasha nel 1818. La leggenda vorrebbe che la fortezza fosse destinata a custodire l’enorme tesoro di Alì Pasha, di cui narra Dumas ne Il Conte di Montecristo. E che questi siano luoghi strategici lo testimonia la galleria, lunga 650 metri e alta 12, che incuneandosi nel cuore della montagna porta ad una base di sommergibili nascosta ed ancor oggi presidiata da militari armati. Poco meno di 50 km e siamo a Saranda. Di origini illiriche Saranda è la capitale del Sud dell’Albania l’armonia e la bellezza di questa costa prosegue con Ksamil, magica e imperdibile con i suoi piccoli isolotti che si specchiano su un mare caraibico, e Butrinto, che visiteremo il giorno seguente. Abbiamo pensato di prolungare il più possibile questo viaggio nella Terra delle Aquile.

Butrinto e il fascino della scoperta

A Buthrotum (Butrint), che Virgilio racconta fondata da Enea in fuga da Troia, lasciamo un pezzo del nostro cuore. Non solo – patrimonio dell’Unesco – è il più importante sito archeologico dell’Albania ma è situato in un contesto naturalistico di rara bellezza, una zona umida modellata da una laguna circondata da monti boscosi, acqua dolce e paludi salmastre, collegata allo stretto di Corfù dal Canale di Vivari su cui ancor oggi sorveglia una delle fortezze volute da Alì Pasha.

Da qui il confine con la Grecia sarebbe veramente a un soffio, ma non esitiamo nel fare inversione a U per prenderla più lunga. Puntiamo così nuovamente verso nord, verso quella città di Argirocastro (Gjirokaster) che con Berat è annoverata per le sue straordinarie bellezze tra i beni tutelati dall’Unesco. Dominata da un imperioso castello, ad Argirocastro, la “Fortezza argentata”, si può passeggiare per l’antico bazar del XVII secolo.

Bye bye Albania

E’ giunta l’ora di tornare, ma nell’ultimo giorno di viaggio preferiamo prenderla “larga” e risalire, lungo la SH75 che lo costeggia, il fiume che nasce col nome di Aóos tra le cime del Pindo in Grecia e diventa Vjosë nell’Albania. Non ce ne pentiremo. Lo spettacolo è magnifico, in un alternarsi di scenari da favola dove lo stato problematico delle strade non inficia il piacere di perdersi nella natura straordinaria della valle. Scenari che continueranno a stupirci anche al di là delle frontiere tracciate dagli uomini, che tutto possono tranne dividere l’unicità di un paesaggio come quello dell’Epiro che ci accompagnerà fino a Ioannina prima e a Igoumenitsa poi, dove il traghetto ci attende già per il ritorno.

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