La prima cosa che ci colpì fu il non trovare nemmeno un singolo pezzo di immondizia a terra! Apparentemente, il Ruanda è il paese più pulito dell’Africa – il presidente è piuttosto rigido e tutti obbediscono alle sue regole – per cui le strade vengono mantenute pulite e ordinate. Un giorno al mese viene dedicato ancora più specificamente alla pulizia – I negozi hanno il divieto di aprire prima di pranzo, perché’ tutti devono essere impegnati a pulire e mettere in ordine!
Le strade dell’ovest del Ruanda soprattutto lungo le rive del maestoso lago Kivu sono da poco state ricostruite dagli investitori cinesi e sono il sogno di qualsiasi motociclista – lisce, curvate, estremamente panoramiche e quasi non trafficate! Ci siamo divertiti moltissimo a percorrerle per tre giorni di seguito– strade nuove e bellissime con pochissime sezioni rettilinea! Nel frattempo la maggior parte dei ruandesi che abitano nei villaggi e nelle piccole città non può permettersi un’automobile, quindi camminano o vanno in bicicletta. Come in ogni altro paese africano, si incontrano delle motociclette. Ma la differenza tra i motociclisti ruandesi e quelli degli altri paesi è che portano il casco (in testa, non sul manubrio o sul ginocchio, come in Uganda) e portano sempre un solo passeggero, anch’esso munito di casco!
Considerando il violentissimo passato di questo paese, quando l’intera popolazione di un piccolo e bellissimo paese si divise in due gruppi, sviluppandosi in uno dei peggiori massacri della storia africana, dove un milione di persone fu’ ucciso nell’arco di tre mesi nel 1994, è incredibile notare che paese pacifico e strutturato sia diventato. La popolazione è amichevole, calorosa ed ottimista. Ed il futuro locale è molto promettente.
Dopo le lisce strade ruandesi, la Tanzania ci offrì un veloce ritorno alla realtà. In fin dei conti siamo sempre in Africa. Le strade della Tanzania hanno molte buche, corrugamenti ed altri segni di uso ed abuso. Gli abusi sono dovuti in particolare dal peso dei numerosi grandi trattori che si incontrano sulle strade. Abbiamo bucato la seconda gomma appena dopo essere entrati in Tanzania –la prima volta ci successe molto tempo prima in Peru- ed ora, a più di 30 gradi di temperatura, abbiamo dovuto cambiare la camera d’aria della ruota anteriore sulla nostra F800GSA. Per fortuna era la ruota anteriore, non quella posteriore, e per quello avevamo una camera d’aria di scorta a disposizione.
Siamo stati a Mwaza per qualche giorno – una grande città frenetica sulla costa del lago Victoria (lo stesso lago Victoria che avevamo incontrato in Uganda). Ci accampammo in un circolo nautico locale, sebbene non ci fosse nessuna nave, ma di certo c’era della splendida erba tagliata e l’ombra degli alberi di palma.… Molto rilassante. Dopo la piacevole esperienza del prendere il sole, seguì una noiosa e piatta corsa in moto verso la parte più turistica della Tanzania dove si trovano tutti i più famosi ed iconici parchi nazionali ed il monte Kilimangiaro – la vetta più alta dell’Africa. Dopo essere stati viziati dalle fantastiche strade del Ruanda, dove gli scenari sono sempre stupendi e le distanze brevi, i lunghi tratti pianeggianti della Tanzania ci sembravano incredibilmente noiosi. E tenendo in mente come I famigerati poliziotti tanzanesi non perdono mai un’opportunità di multare I viaggiatori e I turisti per eccesso di velocità, ci promettemmo di non farci mai cogliere in eccesso e di mantenere i limiti di velocità nei villaggi, nelle città o sulle autostrade. Per questo solo verso la fine del terzo giorno raggiungemmo la destinazione, dove incontrammo il coloratissimo popolo dei Masai, che rese la guida molto più interessante.


Volevamo solo osservare brevemente i picchi innevati del Kilimangiaro. Dopo esserci svegliati prima dell’alba per dare il buongiorno alla montagna prima che venisse coperta da uno spesso strato di nuvole appena dopo che il sole sorgesse, esplorammo la piccola città di Moshi che viene visitata nella maggior parte delle spedizioni verso la montagna che proseguono in direzione Sud. Questa volta, la strada da Babati fino a Dodoma era l’esatto contrario della strada che prendemmo qualche giorno prima. Quest’ultima era nuova, liscia, curvata e panoramica! E forse, proprio perché era una strada di terra Battuta sulla montagna fino a poco tempo fa, la maggior parte dei guidatori non la scelgono come tragitto preferenziale, quindi abbiamo potuto godercela quasi completamente da soli! Che cosa stupenda!

Dopo qualche altro giorno di slalom tra autobus e guidatori matti sulle strade della Tanzania, raggiungemmo i confini del Malawi – la nazione definita il cuore caldo dell’Africa. Certamente la nazione non ha questa reputazione perché I suoi abitanti sono calorosi, ma per via delle temperature insopportabili alle basse altitudini presso il lago Malawi…
La cosa più indimenticabile della nostra avventura in Malawi sono i 12 chilometri fatti per salire… sul muro verticale. Dal villaggio Chitimba alla piccola ed incantevole città coloniale di Livingstonia, impiegammo almeno un’ora per arrampicarci sui ciottoli giganti su dei ripidissimi tornati con delle orribili cadute ai lati degli strettissimi percorsi, ad inclusione del tempo necessario per fermarsi e respira nell’aria soffocante della giornata e tirare su la moto di Asta che rea caduta ben due volte. I nostri sforzi vennero ripagati da un indimenticabile scenario visibile dall’alto, dato che montammo le tende nel leggendario campeggio visitato anche da Charley Boorman mentre girava la famosa serie “Long Way Down” nel 2007.
Dopo essere discesi da Livingstonia (percorrendo una strada diversa) ci rinfrescammo discendendo nel lago Malawi… a cavallo. No, non un “cavallo di ferro” – un cavallo vero con quattro zoccoli. Ci fermammo in una piccola e deliziosa stalla “Kande Horse” dallo stile britannico sulla costa, e non potemmo resistere alla proposta di galoppare sulle sponde del lago e nuotare in groppa al cavallo. L’esperienza fu proprio così bella come la si può immaginare!
Infine, dopo esserci fermati a visitare la capitale Lilongwe, lasciammo il Malawi e il suo fantastico popolo e ci avviamo verso lo Zambia, perché avevamo un amico che viveva lì e speravamo di trovare un modo per ottenere i nostri visti per il Namibia ed il Sud Africa. Questi erano gli unici due paesi africani sul nostro itinerario che non permettevano l’accesso senza visto ottenuto in anticipo.
Il Sud Africa fu una vera sfida, dal momento che, secondo le loro leggi, l’ambasciata o l’alto commissariato accetterebbe richieste solo da residenti locali, ma non da turisti in persona. Ci mandarono via dagli uffici dell’Uganda e del Malawi, spiegandoci che avremmo dovuto richiedere il visto per il Sud Africa nei nostri paesi d’origine e non si potevano fare eccezioni. Il problema è che non c’era nessun ufficio rappresentativo nel nostro paese d’origine (l’ufficio più vicino era in Svezia, ed avrebbe elaborato richieste di visto per posta) e non essendo stati in Europa per più di un anno non avremmo potuto far richiesta dall’ufficio svedese. … In breve, eravamo pronti a sperare di avere più fortuna a Lusaka, la capitale dello Zambia.


Ma prima di andare dal nostro amico a Lusaka, ci dirigemmo verso il parco nazionale di South Luangwa nel nord del paese. Valse davvero la pena deviare, perché il nostro campeggio veniva visitato giornalmente da una elefantessa e il suo cucciolo che passeggiava al suo fianco. Vederli nel loro ambiente natura da così vicino fu un’esperienza fantastica. Dopo questa visita, la compagnia di coccodrilli ed ippopotami non ci sembrò più così speciale, perché li incontravamo spesso. Questa, però, era la prima volta che incontravamo degli elefanti liberi!
Dopo aver girato a sud verso Lusaka, rimanemmo stupiti dalla qualità della strada! Era una bellissima strada pavimentata da poco con generosi limiti di velocità e pochissimo traffico nella maggior parte dei posti, quindi non impiegammo molto tempo a raggiungere la capitale, dove appena pochi giorni dopo l’arrivo, Linas ebbe febbre e mal di testa. I sintomi ci preoccuparono, specialmente se si pensa all’ innumerevole fonte di virus e batteri presenti in Africa. Ma la sua condizione migliorò velocemente, quindi decidemmo che forse era dovuta a una piccola concussione dopo aver battuto la testa mentre tentava di saltare su di una moto enduro sul percorso di motocross a Lusaka il giorno precedente… Ma quando la sua condizione peggiorò sensibilmente il giorno dopo, facemmo un test per la malaria e risultò positivo. Per tal motive passammo la settimana successive in un ospedale locale e nella nostra casa ‘temporanea’ in Zambia curando questo serio caso di malaria che probabilmente era stato contratto in Malawi.
Nel frattempo, per fortuna, l’alto commissariato Namibiano e Sud Africano avevano finalmente accettato la nostra richiesta di visto e nel momento in cui Linas si sentì finalmente meglio, evitando con successo di avere complicazioni, i nostri visti arrivarono e noi eravamo pronti a partire!
Dopo aver passato tre settimane a Lusaka avevamo un ultimo posto da visitare in Zambia – le famose Cascate del Victoria! Quindi ci avviammo verso una città chiamata Livingstone e da lì cominciammo la nostra visita alle cascate, dove ci inzuppammo fino al collo. Sembra che immediatamente dopo la stagione delle piogge, si possa godere dell’esperienza delle cascate bagnandosi, piuttosto che osservandole. Ma di certo ci divertimmo molto!

 

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