Fare un breve giro nel nord del Botswana fu una grande decisione che ci premiò con l’incontro degli elefanti in transito su entrambi I lati della strada, che per l’appunto viene chiamata” l’autostrada degli elefanti’’, e che connette le città di Kasane e Nata nella parte più a nord del Botswana. Alcuni elefanti erano da soli, altri accompagnati dalle loro famiglie e cuccioli… alcuni erano calmi o impegnati a pascolare, alcuni molto disturbati dal passaggio dei camion (sebbene il traffico fosse minimo sulla strada) e per questo scuotevano le orecchie e sollevavano le loro giganti proboscidi nell’aria. In quel specifico momento di visibile agitazione eravamo felici di sapere che i nostri motori di cilindrata 800 potevano farci allontanare dalla furia di questi animali in un batter d’occhio. Eppure ancora non capisco come i ciclisti possano percorrere questa strada, che è di sicuro un percorso ambito sulle loro rotte…
Un altro episodio indimenticabile dello Botswana doveva essere il Campeggio sul delta del fiume Okavango. Scegliemmo il posto con molta attenzione, e telefonammo per accertarci che fossero aperti e che la strada fosse accessibile, perché a volte è allagata. Qualcuno ci disse che la strada era libera ed il campeggio era aperto, quindi ci avviammo verso Okavango! I primi chilometri di terra battuta sembravano fattibili. Successivamente la strada si trasformò in un sentiero che attraversa dei villaggi, per poi diventare un sentiero su sabbia fine che sembrava ancora percorribile, fino a quando l’intera zona si fece una distesa di sabbia! Speravamo di poterla percorrere anche se con un po’ di fatica, dal momento che l’area era larga e pianeggiante, e potevamo trovare delle zone dove la sabbia era più solida. Alla fine, quando il percorso attraversava cespugli e boschi e non sembravano esserci alternative, le nostre pesantissime motociclette cominciarono a sprofondare nella sabbia bianca profonda più di mezzo metro e vennero danneggiate. Dovemmo quindi tornare indietro, spingendole e tirando le nostre pesanti e testarde moto attraverso la sabbia profondissima a temperature che andavano oltre i trenta gradi, cosa affatto piacevole… finalmente raggiungemmo la strada principale e trovammo una bella pensione sul confine con la Namibia.
La Namibia non era inizialmente nei nostri itinerari, ma poiché andò tutto bene in Kenya and Botswana, ci stavamo davvero divertendo in Africa e le nostre moto sembravano anch’esse divertirsi, per cui decidemmo di chiedere i visti per la Namibia a Lusaka ed esplorare il deserto. Non appena ricevemmo i visti, passammo il confine presso la striscia Caprivi e ci fermammo quella notte sulle rive del fiume in una città chiamata Kundu. Si trattava del fiume che divide il territorio tra l’Angola e la Namibia.
Fu a quel punto che ci rendemmo conto che c’era qualcosa che non andava con il generatore del motociclo F650GS. La batteria non si caricava a sufficienza.

 

Dovevamo organizzare una visita al parco nazionale Etosha, ma dovemmo cambiare I nostri piani ed andare direttamente a Windhoek per riparare la batteria che minacciava di non funzionare più, abbandonaci in zone remote e sconvenienti… A Windhoek, una città stupenda costruita in stile tedesco per ragioni storiche, trovammo un rivenditore BMW. L’entusiasta meccanico del rivenditore, Dieter, controllò la moto e ci confermò che il generatore non funzionava correttamente. Era necessario cambiare i fili dell’accensione, ma non aveva in mente nessuno che potesse farlo a Windhoek. Decidemmo quindi di continuare verso sud, lasciando la moto com’era. Non volevamo perderci altre opportunità di visitare la Namibia, quindi decidemmo di rischiare e lanciarci nel deserto su di una moto che su di una moto che stava diventando un ibrido elettrico e benzina a quel punto – aveva bisogno di benzina e carica elettrica per la batteria per durare tutto il giorno. Fortunatamente trovammo una maniera di caricare la batteria in numerosi luoghi– in eleganti vinerie, grandi fattorie e campeggi– tutte le persone che incontravamo o i proprietari di questi posti avevano esattamente quello di cui avevamo bisogno e così potemmo vedere gli angoli remoti e un po’ mistici del deserto del Namib al nostro meglio! Visitammo la città sulla costa di Swakopmund, sulla baia di Walvis, per poi avviarci verso Solitaire (che in qualche modo ci ricordava delle sperdute città dell’Arizona in America) e successivamente visitammo anche Aus. Le strade infinite di terra Battuta e sabbia che attraversano il deserto, il cielo limpido e azzurro durante la giornata e le incredibili notti stellate resero il nostro periodo in Namibia assolutamente indimenticabile! Aggiungi anche i cavalli selvatici a Garub, e tutti i bellissimi animali, tra cui gli orici e le zebre, nonché il vastissimo Fish River Canyon, questo paese è il sogno di tutti i viaggiatori!
Ma era giunto ormai il tempo di avviarci verso la nostra ultima destinazione africana – la repubblica del Sudafrica – il paese più sviluppato dell’Africa nella parte più meridionale del continente. Dato che la condizione del generatore della F650GS stava velocemente deteriorando, permettendoci di caricare la batteria solo due volte dopo averla lasciata in carica tutta la notte, ci avviammo d’urgenza verso Cape Town. Attraverso la comunità globale dei viaggiatori in motocicletta, riuscimmo a metterci in contatto con Rob, un sudafricano appena tornato da un viaggio in moto in Sud America e ci invitò a stare da lui mentre riparavamo la moto. Accettammo il suo invito con gioia e dopo appena pochi giorni, uno statore con dei nuovi cavi era installato sulla moto. Trovammo un meccanico in zona che aveva tutte le parti necessarie: fu facile per Linas completare la riparazione.


Nel frattempo Rob e la sua famiglia ci fece conoscere la cultura brai sudafricana. Con loro abbiamo instaurato una bella amicizia che rimarrà con noi molto a lungo. Dopo aver speso una settimana per visitare la splendida città di Cape Town, arrivò il tempo di andare. Prendemmo la rotta della costa sull’oceano Atlantico e poi su quello Indiano. Attraversammo degli idilliaci villaggi di pescatori, eleganti città di villeggiatura, deserti, fattorie e forese per poi ‘’rotolare’’ giù dalle colline piene di villaggi tradizionali costruiti in paglia e fango, in questa regione inizialmente chiamata Taskei, affidata alle popolazioni di colore dal governo sudafricano dei bianchi durante l’apartheid.
A Durban cambiammo le gomme e ricostruimmo la ruota frontale per rimpiazzare l’originale del F800GSA che avevamo danneggiato in Sud America. Un uomo di nome Geoff, ex pilota di voli commerciali, ci ospitò e ci lasciò usare il suo laboratorio, mettendoci anche in contatto con una comunità di viaggiatori in moto della parte orientale del paese. Da quel momento in poi fummo ospiti di persone del posto: visitammo il fiume Bianco e pernottammo da Mark, che ci aiutò a preparare una visita al parco nazionale Kruger. Successivamente visitammo Joe and Ruth, una coppia incredibile che, con più di sessant’anni, stava costruendo una fattoria in una zona bellissima ma sperduta. Joe continuava a gareggiare in moto e li suo motto era: “Lo scopo è quello di morire giovani, il più tardi possibile!”.
Alla fine raggiungemmo Johannesburg e fummo invitati a stare da Colin e la sua famiglia mentre organizzavamo la spedizione delle moto in Europa. Durante la settimana che passammo a Johannesburg, ci sembrò come se la famiglia di Colin fosse la nostra. Ci sentimmo incredibilmente tristi di lasciarli non appena salimmo sull’aereo che ci avrebbe presto portato dall’altra parte del pianeta, via da queste fantastiche persone in Sudafrica.
In generale, l’esperienza africana è stata per noi davvero indimenticabile. Il contrasto tra le culture, il calore delle semplici persone africane, la sconvolgente scoperta di come la vita può essere diversa nello stesso continente e a volte anche nella stessa nazione! L’esperienza che abbiamo avuto in Africa rimarrà con noi per il resto delle nostre vite. Ritorneremo di certo, in un modo o nell’altro.

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