GIVI Explorer - Il giro del mondo in moto

FILOSOFIE E STILI DIFFERENTI… MA POCHE REGOLE

IL GIRO DEL MONDO IN MOTO SI AFFRONTA QUANDO SI E’ PRONTI. ECCO LE AVVENTURE CHE MERITANO DI ESSERE RICORDATE.

Nel 2014 Mario Ciaccia e Paola Verani, giornalisti della testata Motociclismo, hanno scritto un articolo davvero molto interessante che presenta alcune delle sfaccettature che hanno portato alcune persone a prendere la decisione di fare il giro del mondo in moto. Con l’approvazione del direttore vi riproponiamo alcuni dei passaggi, consigliandovi di cercare e leggere il dossier originale, 16 preziose pagine da tenere in evidenza.

QUANDO PARTIRE

Se il fattore tempo non entra in gioco, il giro del mondo può essere pianificato anche se si è avanti con gli anni e con qualsiasi moto, scooter e anche ciclomotore (con quest’ultimo c’è chi ci ha attraversato l’Africa). Il primo a farlo, secondo gli esperti, è stato Robert Edison Fulton Jr. Parliamo del 1931. Il nostro uomo ha vissuto tra gli Stati Uniti e l’Europa a contatto con persone piuttosto speciali. Il padre era amico di Thomas Edison, lo zio fondò la compagnia di bus più famosa al mondo, la Greyound e lui stesso si distinse come inventore, con ben 70 brevetti. L’idea di fare il giro del mondo in moto venne “buttata lì”, nel corso di una cena, per far colpo su una bella signora. Peccato che a quel tavolo sedeva anche il boss della Douglas Motor Works, che rispose “la moto la mettamo noi”!.

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A quel punto, fare marcia indietro significava perdere la faccia. La sua spedizione durò un paio d’anni, 40 mila le miglia percorse e 22 i Paesi attraversati. A seguito di quella straordinaria impresa, Robert scrisse ONE MAN CARAVAN, quello che fu definito da Ted Simon “il miglior libro di viaggi in moto di sempre”. Mr Simon è il globe-trotter a cui tutti fanno riferimento. Il suo giro del mondo l’ha affrontato nel 1973 a 42 anni suonati in sella ad una Triumph Tiger 100. Non contento, dopo aver compiuto 70 anni, nel 2001, Ted decise di ripercorrer lo stesso percorso. Questa esperienza è raccontata nel noto libro I VIAGGI DI JUPITER uscito nel 2007. A questo volume si è ispirato l’attore inglese Ewan McGregor per il progetto Long Way Round.

Ancora prima, parliamo del 1957, a fare notizia fu il giro del mondo realizzato da due nostri connazionali: Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti. Lo fanno in sella a due DUCATI 175 portandosi pochissimo bagaglio tra cui una fotocamera e una cinepresa 16 mm per documentarlo. I due attraversano in un anno i cinque continenti, toccano 35 Paesi e percorrono circa 100 mila chilometri. A quel tempo Tartarini, pilota di successo, aveva abbandonato le corse a seguito di un incidente, e Monetti era uno studente giramondo. Il loro viaggio fu sponsorizzato dalla DUCATI, che ne approfittò per promuovere il suo marchio nel mondo. L’impresa è raccontata in un libro e anche in film documentario realizzato dalla casa di produzione Popcult.

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COME AFFRONTARLO

Il giro del mondo viene affrontato diversamente. Non ci sono regole.
C’è chi si prende il classico anno sabbatico e chi molla tutto e parte senza sapere quando farà ritorno, come l’inglese Sam Manicom, il tedesco Daniel Rintz e il “nostro” Gionata Nancini”. Lui è partito ventenne ed è stato in giro per 8 anni. Non ha pianificato nulla, ha continuato fintanto non è affiorata la voglia di tornare a casa. Il suo è il classico viaggio “senza scadenza”, per il quale il budget va autoalimentato con lavoretti saltuari. In pratica la situazione ideale, se aggiungiamo il vantaggio della giovane età.

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Poi c’è chi ha come scopo quello di chiudere il cerchio “facendo meno strada possibile”, e chi invece punta a toccare il maggior numero di Paesi trasformando il percorso in un continuo zig zag. Alla prima categoria appartiene Lorenzo Piolini: all’impresa ha dedicato meno di tre mesi, ispirandosi a Phileas Fogg, il protagonista del romanzo “il giro del mondo in 80 giorni” di Julies Verne. Lorenzo si è sparato questa maratona intorno al globo in sella a una Honda Transalp. avrà visto qualcosa? Probabilmente quasi nulla… ma meglio fare il giro del mondo in 80 giorni che non farlo per niente. Del resto ci sono scrittori che hanno celebrato luoghi della terra senza mai essersi spostati da casa. Lorenzo ha deciso di fare un breve assaggio di tutto. Una sorta di bigino del viaggio. La filosofia del “vedere tutto nel minor tempo possibile” l’ha sposata Marcello Anglana che, avendo poco tempo a disposizione per impegni vari, ha studiato meticolosamente tempi e costi. Mettendo a confronto i viaggi di Lorenzo e Marcello scopriamo che i due viaggi, pur “veloci” sono lontani tra loro: Marcello l’ha affrontato in sella a una comoda Honda Goldwing e con un budget di 30 mila euro contro i 9.000 di Lorenzo.
Quanto vale una approfondita conoscenza del mezzo meccanico in questi contesti? Ovviamente ha il suo peso… ma influisce meno di quanto ci si possa immaginare sulla scelta di partire per un lungo viaggio. Ad esempio Giorgio Bettinelli (parleremo di lui tra poco) diventa motociclista, anzi vespista, per puro caso, senza sapere nulla di tecnica o essere interessato alle prestazioni.
Anche Simone Cannizzo ha fatto straordinarie traversate. E anche per lui il “veicolo da utilizzare” conta poco. SI è fatto l’Africa con lo scooter, ha attraversa le due Americhe con un cinquantino.

IL GIRO DEL MONDO A TAPPE

Ecco un altro modo di affrontare il giro del mondo, magari nel corso di una vita e non necessariamente pianificato sin dall’inizio. Vi convergono i motoviaggiatori che puntano sostanzialmente alle traversate da A a B e successivamente, magari a distanza di anni, da B a C, ecc.
Giampiero Pagliochini è uno dei più famosi. Ha macinato finora decine di migliaia di chilometri un po’ ovunque. Mettendo insieme i suoi viaggi… probabilmente un giro del mondo ci scappa.
Prima di lui, giusto per ricordare altri motociclisti che hanno lasciato un segno, ci sono stati Giovanni Carlo Nuzzo, (fece il giro del mondo con una Gilera 125 2T) e il grandissimo Giorgio Bettinelli, giornalista, scrittore, cantautore, attore e naturalmente viaggiatore, che nei suoi libri ha raccontato i viaggi in Vespa. Ecco in breve la sua storia.

Giorgio inizia a viaggiare a 14 anni, in autostop. A 17 parte da Trieste, destinazione L’India, con un Magic Bus. Si laurea in lettere e nel 1992 intraprende – questa volta in Vespa -. Il viaggio che l’ha reso famoso: da Mentana a Saigon. Il libro che lo racconta ha superato le 10 ristampe. Poi arrivano la traversata da Anchorage alla Terra del Fuoco, con il supporto della Piaggio, e di seguito quella che unisce Melbourne a Città del Capo, per poi costeggiare tutta l’Asia Meridionale, dallo Yemen all’Indonesia w ancora toccare l’Australia con destinazione finale la Tasmania. Nel corso di questo lunghissimo viaggio Giorgio viene addirittura rapito da un gruppo di guerriglieri (in Congo), che lo derubato di tutto prima di rilasciarlo. L’ultimo suo viaggio si svolge in Cina, dove nel frattempo si è trasferito e sposato. Il viaggio lo impegna nel 2006 e viene raccontato nel suo ultimo libro “La Cina in Vespa”. Nel 2008, muore a Jinghong, sulle sponde del Mekong, all’età di 53 anni.

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